Quanto pesa internet? La teoria delle due fragole e le nuove ipotesi

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La rete, pur essendo un luogo sconfinato di scambio di informazioni, potrebbe avere un peso effettivo? Alcuni studiosi hanno ipotizzato che l’energia necessaria a memorizzare e trasferire dati possa tradursi in una massa concreta. Non si parla, quindi, delle infrastrutture fisiche come server e cavi, bensì di ciò che circola nelle connessioni digitali. Se l’energia possiede un valore ponderale, come stabilito dal fisico Albert Einstein, il web potrebbe avere un proprio carico reale.

Le proposte di calcolo del peso digitale

Già nel 2006, quando la rete era ancora in crescita, un fisico di Harvard di nome Russell Seitz tentò di quantificare l’insieme del mondo virtuale basandosi sul fabbisogno energetico dei server. Secondo le sue riflessioni, l’intero sistema pesava circa cinquanta grammi, all’incirca come qualche piccola fragola. Questa idea è rimasta un esempio conosciuto, poiché mostra che un’entità apparentemente immateriale può essere valutata in termini di massa.

Le variazioni stimate e i nuovi paragoni

Negli anni successivi, con l’avvento di social network e smartphone, l’attività online è cresciuta a ritmi vertiginosi. Seitz, riprendendo i suoi calcoli, ipotizzò che il volume odierno di dati corrispondesse a un tubero di dimensioni medie.

Nel frattempo, la rivista Discover avanzò un criterio diverso, focalizzato sul numero di elettroni necessari per codificare tutte le informazioni che attraversano la rete. Questa interpretazione portò a un valore molto inferiore, pari a una minima frazione di grammo. Nel calcolo, che faceva riferimento a circa 40 petabyte di traffico internet, si arrivava ad appena pochi milionesimi di grammo.

Contrasti tra ricercatori e nuove ipotesi

In campo scientifico ci sono pareri discordanti su questi metodi. Christopher White, dirigente presso Nec Laboratories America, ha ritenuto errata la stima di cinquanta grammi, considerandola un modo semplificato di ricavare un dato simile.

Daniel Whiteson, fisico delle particelle all’Università della California-Irvine, ha sottolineato che basarsi sull’energia dei server non fornisce un quadro accurato, proprio come dividere il numero complessivo di ciambelle nel pianeta per il prodotto interno lordo mondiale nel tentativo di stabilire il costo medio di una singola ciambella.

Progetti futuri e misurazioni basate sul DNA

Allo stesso modo, il criterio usato dalla rivista Discover si concentra sulla trasmissione dei dati, senza esaminare l’intera massa di informazioni memorizzate. White ha suggerito di riunire idealmente tutto il contenuto della rete in un solo luogo e di calcolare quanta energia serva per azzerare i bit, usando la relazione termodinamica kBT ln2.

Fatto ciò, sarebbe possibile convertire quel valore in massa con E = mc². Sulla base di una previsione di 175 zettabyte (ovvero 1,65 x 10^24 bit) prevista entro il 2025, si arriverebbe a circa 5,32 x 10^-14 grammi a temperatura ambiente.

Alcuni ricercatori, poi, stanno ipotizzando l’impiego del dna come supporto per archiviare i dati: ogni grammo di questo materiale, secondo studi recenti, ospiterebbe 215 petabyte di informazioni. Se fosse necessario racchiudere l’intero patrimonio digitale in sequenze genetiche, servirebbe poco meno di un migliaio di grammi di DNA, paragonabili al peso di diversi esseri umani oppure a un grande mucchio di fragole.

Pur risultando trascurabile, la massa della rete esiste almeno in termini teorici. Anche se le cifre avanzate spaziano da decine di grammi a un valore quasi impercettibile, l’elemento più significativo è la continua espansione di questa entità virtuale.

Ogni giorno, miliardi di persone utilizzano servizi online che richiedono nuove risorse hardware e aggiuntive quantità di energia. La rete, dunque, resta un fenomeno complesso, difficile da definire in modo assoluto, e comunque dotato di conseguenze tangibili sulla società e sulle vite di ciascuno di noi.

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