Conclave 2025, droni, jammer e vetri opachi: dentro la fortezza digitale del Vaticano

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Vent’anni fa, durante l’elezione di Benedetto XVI, la Santa Sede vietò ai cardinali di portare con sé i cellulari. Oggi, con la scomparsa di Papa Francesco, la macchina organizzativa per scegliere il nuovo pontefice riparte in uno scenario molto più complesso.

Intelligenza artificiale, droni e satelliti militari moltiplicano i rischi di intercettazioni; per questo il Vaticano prepara contromisure tanto sofisticate quanto rigorose. La Cappella Sistina verrà trasformata in una vera “zona franca” digitale, dove nessun bit potrà uscire o entrare.

Sistemi di isolamento elettronico: dai jammer alle ricerche di microspie

Nonostante la Città del Vaticano disponga di connettività internet, le aree dedicate al voto saranno schermate da disturbatori di segnale che impediscono ai dispositivi di comunicare. I jammer, saturando le radiofrequenze, rendono lo spazio circostante simile a un bunker elettronico: eventuali microfoni, smartphone o computer nascosti diventano inutili perché incapaci di trasmettere verso l’esterno.

Nei giorni precedenti all’inizio del conclave, squadre specializzate passano al setaccio soffitti, pareti e arredi, alla ricerca di microcamere o altri strumenti di ascolto. Il personale religioso viene controllato più volte, mentre i cardinali consegnano ogni oggetto elettronico prima di varcare la soglia della Domus Sanctae Marthae, dove alloggeranno sotto stretta vigilanza.

La stessa cautela si estende alle comunicazioni via cavo: linee telefoniche temporanee vengono scollegate, i router rimossi e i condotti ispezionati uno a uno. Anche i sistemi di condizionamento sono verificati, perché un sensore nascosto nel punto giusto potrebbe captare vibrazioni vocali. Perfino i badge di accesso sfruttano tecnologia a crittografia variabile che cambia chiave ogni poche ore, così da prevenire cloni.

Barriere fisiche e occhi sempre aperti: la difesa dello spazio aereo e terrestre

Per ostacolare occhi indiscreti provenienti dall’alto, ogni finestra della Cappella Sistina e delle stanze riservate agli elettori sarà coperta da pellicole opacizzanti montate dall’interno. Durante le votazioni, le imposte resteranno serrate e nessun cardinale potrà affacciarsi: un accorgimento semplice ma efficace, visto che le fotocamere orbitali di nuova generazione distinguono i lineamenti di un volto dallo spazio.

Il divieto di aprire porte e finestre annulla anche la possibilità di leggere il labiale con software di AI applicati a filmati girati da droni ad alta quota.

In un centro di comando protetto, gli addetti alla sicurezza monitorano in tempo reale quasi settecento telecamere che coprono l’intero territorio vaticano, appena 0,44 km². Il Corpo della gendarmeria coordina i controlli ai varchi, mentre la Guardia Svizzera pontificia presidia punti sensibili con personale addestrato a scenari di alto rischio.

L’afflusso previsto di duecentomila fedeli e turisti sarà gestito tramite percorsi separati, barriere mobili e sensori biometrici, così che la folla resti a debita distanza dai luoghi decisionali.

Nessun dettaglio ufficiale trapela sui reparti d’élite pronti a intercettare droni ostili o sul protocollo anti-satellite, ma l’esperienza maturata nel conclave del 2013 fa intuire una rete di contromisure stratificate.

Dal controllo dello spazio radio alla protezione fisica degli edifici, l’intero dispositivo mira a garantire un solo messaggio al mondo esterno: il colore della fumata. Finché quel segnale non salirà dal comignolo della Sistina, ogni altra informazione resterà sigillata dietro mura e silenzio.

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