Da agosto 2026 il documento d’identità cambia volto. La versione cartacea, simbolo di generazioni e ancora presente nei portafogli di molti italiani, viene ritirata definitivamente. Al suo posto rimane la Carta d’Identità Elettronica, ormai diventata uno standard scelto per identificarsi nei contesti amministrativi, di viaggio e per l’accesso ai servizi pubblici.
La decisione si inserisce nel percorso europeo verso sistemi più sicuri e difficili da falsificare, un passaggio che richiede ai cittadini un adeguamento non sempre immediato, soprattutto per chi deve rinnovare il documento in prossimità dell’entrata in vigore delle nuove regole.
Non si tratta soltanto di una sostituzione formale: il cambio coinvolge procedure, tempi, modalità di rilascio e modalità di utilizzo digitale. Chi ha già una CIE emessa negli ultimi anni non deve preoccuparsi di nulla. Chi conserva ancora la carta cartacea, invece, dovrà fare i conti con una fase di transizione che coinvolgerà Comuni, uffici anagrafici e milioni di richieste concentrate in un periodo ristretto.
La fine del documento cartaceo e il nodo delle richieste
Il 3 agosto rappresenta la data scelta per terminare la validità del documento tradizionale. Da quel momento la versione stampata non potrà più essere utilizzata per spostarsi nei Paesi dell’area Schengen né per le procedure amministrative che richiedono un documento aggiornato.
Il passaggio alla CIE non è un’imposizione improvvisa: negli ultimi anni molti Comuni si erano già adeguati all’emissione elettronica, con un’accelerazione significativa dopo il 2018, quando il formato digitale è diventato la soluzione operativa più diffusa nelle città medio-grandi.
La cornice normativa deriva dal regolamento europeo EU 1157/2019, che richiede documenti più robusti sotto il profilo tecnico e più difficili da falsificare. L’Italia ha recepito le indicazioni attraverso una circolare ministeriale, introducendo una scadenza chiara per la carta cartacea.
Il problema principale riguarda l’organizzazione pratica: l’estate è notoriamente uno dei periodi in cui più persone scoprono di avere il documento in scadenza, magari per un viaggio programmato all’ultimo momento. Il risultato potrebbe essere un sovraccarico degli sportelli anagrafici, con lunghe attese e necessità di riorganizzare le prenotazioni.
CIE e SPID: ruoli distinti e una transizione graduale
Il tema dell’identità digitale rimane centrale. La convivenza tra sistemi differenti ha generato negli anni interpretazioni e dubbi, soprattutto a causa di continui aggiornamenti normativi. La CIE, nella sua versione più recente, contiene un chip crittografico e utilizza un sistema di certificati digitali che garantisce una protezione elevata, ma richiede dispositivi compatibili con la tecnologia NFC.
Lo SPID, invece, si basa su credenziali utilizzabili da qualsiasi dispositivo connesso a internet. Username, password e eventuali codici temporanei completano il processo di accesso. I due strumenti rispondono a logiche diverse e non sono sovrapponibili. Ed è proprio questa differenza a spiegare perché la loro convivenza continuerà.
Il governo ha infatti esteso gli accordi con i gestori SPID almeno fino al 2030. Molti portali pubblici e servizi universitari continuano ad accettare esclusivamente l’autenticazione tramite SPID, una situazione che non cambierà nel breve periodo. Di fatto, per un numero consistente di cittadini la CIE rimane un’opzione utile, ma non sostitutiva per ogni procedura online.
A generare ulteriori domande è stato il fatto che numerosi gestori SPID hanno introdotto abbonamenti annuali dopo il primo anno gratuito. Questa scelta rende l’identità digitale meno convincente per chi non usa spesso i servizi pubblici o preferirebbe evitare costi ricorrenti. La CIE, invece, richiede un pagamento una tantum, solitamente poco superiore ai 20 euro. Una volta rilasciata, non prevede costi aggiuntivi.
Esistono comunque eccezioni: alcuni operatori SPID offrono piani gratuiti in modo permanente, riservati a categorie come gli over 75. Inoltre, chi preferisce evitare verifiche tramite video può completare l’attivazione SPID utilizzando direttamente la CIE, rendendo le due soluzioni ancora più interconnesse sul piano pratico.
La CIE come documento di identità e credenziale digitale
Una delle convinzioni più diffuse è che, con la scomparsa della carta cartacea, la CIE diventi l’unico documento valido. Non è così. Patente e passaporto rimarranno documenti pienamente riconosciuti, senza alcun cambiamento operativo. La vera differenza riguarda chi desidera utilizzare la carta d’identità come documento di viaggio all’interno dell’Unione Europea. In quel caso, dopo agosto 2026, la versione elettronica sarà l’unica accettata.
Per chi intende sfruttare la CIE anche come credenziale digitale, la procedura di attivazione richiede qualche accortezza. Servono:
- il numero di serie del documento appena rilasciato
- il codice PUK, fornito in due parti (una in Comune e una tramite posta)
- un numero di cellulare
- un’email attiva
Il sistema non è particolarmente intuitivo e può creare difficoltà a chi perde il foglio con il PUK. Una volta completata l’attivazione, la carta può essere utilizzata attraverso l’app CieID, che permette tre livelli progressivi di autenticazione.
I primi due si basano su funzioni software, come QR code o notifiche sullo smartphone. Il terzo richiede la lettura della carta tramite NFC e l’inserimento del PIN completo, un passaggio pensato per operazioni più sensibili.
Questa articolazione consente di utilizzare la CIE sia per le attività quotidiane sia per le operazioni che richiedono una protezione più elevata. L’impressione generale è che la transizione alla digitalizzazione proceda, ma con ritmi differenti a seconda dei servizi e della disponibilità tecnologica dei cittadini.

