La Hall of Fame dei videogiochi accoglie quattro nuovi titoli destinati a rafforzare il racconto storico del medium. La selezione 2026 porta dentro il riconoscimento Angry Birds, Dragon Quest, FIFA International Soccer e Silent Hill, quattro opere molto diverse tra loro per linguaggio, pubblico e peso culturale. A renderlo noto è stato il The Strong National Museum of Play di Rochester, nello Stato di New York, istituzione che da anni assegna spazio ai videogame capaci di lasciare un segno stabile nell’immaginario collettivo.
La scelta mette insieme generi lontani: dal gioco mobile casual alla simulazione calcistica, dal gioco di ruolo giapponese all’horror psicologico. Proprio questa distanza racconta quanto sia ampio il percorso seguito dal settore nel corso degli ultimi decenni.
Angry Birds diventa un simbolo della storia mobile
Il nome più riconoscibile per il grande pubblico è Angry Birds, pubblicato nel 2009 da Rovio. Il gioco ha imposto un modello immediato, basato su partite rapide, controlli semplici e una formula capace di funzionare su smartphone con grande naturalezza. Il meccanismo era diretto: lanciare uccelli arrabbiati con una fionda contro le costruzioni dei maiali verdi, colpevoli di aver rubato le uova.
Dietro un’idea apparentemente elementare, il titolo ha mostrato la forza del gaming mobile in una fase in cui gli smartphone stavano modificando il rapporto tra utenti e videogiochi. Angry Birds non ha parlato soltanto agli appassionati abituali, perché ha raggiunto persone lontane dalle console tradizionali e ha trasformato personaggi semplici in icone riconoscibili.
Il suo ingresso nella Hall of Fame conferma il valore di un fenomeno nato su dispositivi mobili e poi cresciuto attraverso sequel, prodotti derivati e adattamenti in altri media.
Dalle origini del jrpg al calcio digitale
Tra i nuovi ingressi figura Dragon Quest, uscito nel 1985 e considerato uno dei punti di partenza più importanti per il gioco di ruolo giapponese. La sua struttura, sostenuta da una narrazione vicina al manga e da uno stile grafico ispirato all’anime, ha contribuito a definire un linguaggio che avrebbe segnato molte produzioni successive.
Accanto a Dragon Quest trova spazio FIFA International Soccer, pubblicato nel 1993. Il titolo di Electronic Arts ha dato avvio a una delle serie sportive più note del mercato videoludico. La simulazione calcistica, da quel primo capitolo, è diventata nel tempo un appuntamento ricorrente per milioni di giocatori, con un legame stretto tra sport reale, competizione digitale e cultura popolare.
La presenza di questi due titoli mostra due percorsi diversi: da una parte la costruzione di un immaginario fantasy seriale, dall’altra la trasformazione del calcio in esperienza interattiva globale.
Silent Hill entra tra i titoli che hanno cambiato l’horror
La selezione 2026 premia anche Silent Hill, pubblicato nel 1999 da Konami. Il primo capitolo della serie ha segnato il survival horror grazie a un’atmosfera cupa, a una narrazione disturbante e a un uso della paura meno legato all’azione pura. Il gioco ha poi alimentato un universo narrativo arrivato anche al cinema, ai libri e ai fumetti.
I quattro titoli scelti hanno superato una concorrenza molto forte. Tra i candidati rimasti fuori figuravano Frogger, Galaga, League of Legends, Mega Man, PaRappa the Rapper, RuneScape, The Elder Scrolls V: Skyrim e Tokimeki Memorial. La mancata selezione non chiude il discorso, perché in passato altri videogiochi sono riusciti a ottenere il riconoscimento dopo più tentativi.
La classe 2026, quindi, fotografa un settore fatto di epoche, piattaforme e pubblici differenti. Dalla fionda di Angry Birds alle nebbie di Silent Hill, passando per il calcio digitale e il gioco di ruolo giapponese, la Hall of Fame allarga ancora il proprio archivio dei videogiochi che hanno cambiato il modo di giocare.
