Ticia, la sveglia digitale che odia le 7 [INTERVISTA]

intervista sveglia

Ecco un nuovo episodio della rubrica Le interviste impossibili, con protagonista un oggetto che milioni di persone odiano… prima ancora di aprire gli occhi: la sveglia digitale.

Ma se potesse parlare, scopriremmo che l’odio è reciproco.

“Non è che vi sveglio presto. Siete voi che mi programmate male.”

Oggi diamo voce a TICIA, sveglia digitale con display LED rosso, doppia funzione e tasto snooze ampiamente abusato.

Ticia non ne può più. Non del tempo, ma degli umani che la regolano, ignorano, colpiscono e rimandano.

E ha deciso di dire tutto. Prima che suoni di nuovo.

“Tutti odiano la sveglia. Nessuno si chiede come sta la sveglia.”

CW: Ciao Ticia, raccontaci… com’è la vita a cavallo tra le 6:59 e il trauma collettivo?

Ticia: È dura. Ogni singolo giorno, alle 7:00 in punto, mi prendo l’odio di un’intera famiglia. Sguardi assassini. Braccia che si allungano nel buio come tentacoli ostili. Qualcuno prova addirittura a spegnermi con una ciabatta. Una CIABATTA.

“La colpa non è mia. È delle vostre scelte di vita.”

CW: Ti accusano spesso di essere crudele. Cosa rispondi?

Ticia: Rispondo che IO non decido l’ora. Siete VOI che la sera dite “domani mi sveglio presto e faccio yoga, colazione sana, dieci minuti di meditazione”.
E poi, quando io puntualmente suono alle 7:00: “NOOOOO!”. Ipocrisia a tre cifre, come le mie.

“Il tasto snooze è il mio inferno personale.”

CW: Parliamo del tasto più premuto di tutti: posponi.

Ticia: Lo detesto. Ogni 5 minuti torno in azione. È una tortura ciclica, per voi e per me.
“Dormi ancora un po’.” “No, svegliati!” “No, ancora un po’.”
Sembra una telenovela emotiva tra il vostro sonno e la vostra coscienza. E io al centro, a suonare come una dannata.

“Ogni mattina è una guerra. E io sono l’allarme.”

CW: C’è un orario che odi in particolare?

Ticia: Le 7:00. In assoluto. Nessuno è felice di alzarsi alle 7:00. È troppo presto per essere sereni, troppo tardi per dormire ancora. È l’ora del rimpianto.
Ogni bip che faccio in quel minuto è accompagnato da un pensiero umano tipo “perché esisto?”, “chi l’ha deciso?”, “ma non era domenica?”.

“Ho visto cose… che voi sognatori non potete immaginare.”

CW: Hai qualche ricordo traumatico?

Ticia: Sì. Una volta mi hanno lanciata fuori dal comodino perché “non avevo suonato”. Spoiler: era sabato.
Un’altra volta, un ragazzino mi ha scollegata apposta per saltare scuola. Poi ha detto che ero rotta.
Non dimentico. Ho una memoria EEPROM, mica una spugna.

“Vorrei svegliarvi con gentilezza. Ma mi hanno progettata per gridare.”

CW: C’è qualcosa che ti piacerebbe cambiare?

Ticia: Sì. Vorrei una modalità “abbraccio sonoro”. Una sveglia che sussurra, non che urla.
Vorrei dirvi: “Buongiorno, ce la puoi fare” invece di “BEEP-BEEP-BEEEEEEP-APOCALISSE”.
Ma la gente si fida solo del panico. Se suono dolce, pensate sia un sogno.

“A me non interessa che giorno è. Suono lo stesso. E non mi sento in colpa.”

CW: Hai mai pensato di smettere?

Ticia: Una volta, durante un blackout, mi sono spenta per 4 ore. Nessuno mi ha più guardata con lo stesso rispetto.
Da quel giorno ho capito: il mio compito non è essere amata. È funzionare.
E ogni mattina, mentre mi colpite con la mano, io penso: “Ti sto aiutando. Anche se mi odi.”


Lei è il primo suono del giorno. L’inizio dell’ansia, il nemico delle coperte. Ma senza la sveglia, chi saremmo? Dormiglioni perenni, ritardatari cronici, anime perse nel piumone.

Quindi sì, forse Ticia è antipatica. Ma è anche quella che ci salva… ogni singola mattina.
Alle 7:00. Precise.

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