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Vita Digitale

Pacchi extra UE: via libera alla tassa europea da 3 euro

Redazione Tech
Pubblicato il 15/02/2026
tassa pacchi

L’Europa accelera sui controlli doganali e introduce una novità destinata a incidere sugli acquisti online provenienti da Paesi fuori dall’area comunitaria. Il via libera definitivo riguarda un contributo fisso di 3 euro per i pacchi di basso valore diretti ai consumatori dell’Unione, una scelta che modifica un equilibrio in vigore da oltre quindici anni.

La decisione interviene su un segmento che, negli ultimi tempi, ha registrato numeri impressionanti. Milioni di spedizioni attraversano ogni giorno le frontiere europee, molte delle quali con un valore dichiarato inferiore a 150 euro. Proprio su questa soglia si concentrava l’esenzione doganale che ora viene superata.

Addio franchigia sotto i 150 euro

Con l’approvazione della riforma, l’esenzione per le spedizioni di piccolo importo viene eliminata. Dal 1 luglio 2026 ogni pacco extra-UE diretto a un cliente europeo sarà soggetto a un prelievo fisso. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni europee riguarda la semplificazione dei meccanismi di riscossione e una maggiore uniformità tra operatori interni ed esterni al mercato comunitario.

Il contributo sarà formalmente a carico dell’importatore. Nella pratica, come spesso accade in ambito fiscale, la somma potrà riflettersi sul prezzo finale sostenuto dall’acquirente. Resta operativo il sistema IOSS, introdotto nel 2021 per centralizzare il pagamento dell’IVA sulle vendite a distanza, mentre gli operatori postali continueranno a svolgere il ruolo di intermediari nei passaggi doganali.

Un elemento di rilievo riguarda la modalità di calcolo. Il dazio non sarà applicato indistintamente al pacco nel suo complesso, ma dipenderà dalla classificazione merceologica dei prodotti contenuti. Se all’interno della stessa spedizione figurano articoli appartenenti a categorie diverse, il calcolo potrà generare importi distinti. In un caso esemplificativo citato dalle autorità europee, un invio con capi di materiali differenti determinerebbe due contributi separati, per un totale di 6 euro.

Una misura temporanea in attesa del centro digitale

Il nuovo schema doganale ha carattere transitorio. Rimarrà in vigore fino alla piena operatività del futuro centro doganale digitale europeo, atteso per il 2028. Con l’entrata in funzione della piattaforma, l’Unione prevede l’applicazione della tariffa comune completa anche ai pacchi sotto i 150 euro, con criteri legati a valore, provenienza e categoria del bene.

La franchigia oggi cancellata era stata introdotta nel 2009, in un periodo in cui il commercio elettronico aveva volumi decisamente inferiori. All’epoca, i costi amministrativi legati all’incasso dei diritti risultavano spesso superiori agli importi riscossi. Il contesto attuale è radicalmente diverso: nel solo 2024 sono entrati nell’Unione oltre 4,6 miliardi di pacchi a basso valore, e il 91% proveniva dalla Cina. Numeri di questa portata hanno spinto Bruxelles a rivedere il sistema.

La riforma intende così riallineare le condizioni tra marketplace europei e piattaforme extra-UE, che fino a oggi hanno beneficiato di un regime più favorevole per le spedizioni economiche.

L’Italia valuta l’allineamento alla scelta europea

Sul piano nazionale, l’Italia aveva già introdotto una tassa da 2 euro per le spedizioni provenienti da Paesi esterni all’Unione. La norma, entrata formalmente in vigore il 1° gennaio, non ha ancora trovato applicazione concreta. Le ultime indicazioni avevano fissato l’effettività al 15 marzo 2026.

La misura italiana ha sollevato perplessità per i possibili effetti sulla logistica e per il rischio di spostamento dei flussi verso hub europei non soggetti al medesimo prelievo. Con l’approvazione del nuovo dazio comunitario, il governo sta valutando un rinvio dell’imposta nazionale e un allineamento alla disciplina UE, così da evitare sovrapposizioni e doppie imposizioni.

L’ipotesi al vaglio prevede l’inserimento della sospensione nel prossimo decreto Milleproroghe. In questo scenario, la tassa italiana verrebbe assorbita dal sistema europeo a partire dal 1 luglio 2026, con una gestione più uniforme delle procedure di importazione e un quadro regolatorio più chiaro per operatori e consumatori.

Il commercio elettronico transfrontaliero entra quindi in una nuova fase. Per chi acquista online da Paesi extraeuropei, la novità si tradurrà in un costo aggiuntivo certo, destinato a incidere soprattutto sugli ordini di importo contenuto. Per le istituzioni europee, invece, si tratta di un passaggio necessario per adeguare le regole a un mercato che, in pochi anni, ha cambiato dimensioni e volumi.

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