Nelle ore notturne tra sabato 25 e domenica 26 ottobre, gli italiani si preparano a modificare nuovamente il proprio ritmo quotidiano, dato che prende il via l’ora solare. Alle tre del mattino, sarà necessario riportare le lancette indietro di sessanta minuti.
Un gesto che, da decenni, accompagna il passaggio dall’ora legale a quella solare e che consente un risveglio con più luce, a discapito però della sera, che calerà prima. Un rituale che si rinnova puntualmente ogni anno, pronto a influenzare le giornate fino alla primavera successiva.
Quando scatta il cambio
Con l’arrivo dell’ultima domenica di ottobre, nel 2025 il passaggio all’ora solare coinvolge l’intero territorio nazionale. Alle ore 03:00, il nuovo orario entrerà in vigore e le lancette andranno spostate indietro, facendo tornare di conseguenza le 02:00.
Questo adeguamento sarà adottato simultaneamente in tutti i Paesi dell’Unione Europea, seguendo il riferimento di 1:00 UTC. I dispositivi digitali, ormai protagonisti delle nostre vite, aggiornano l’orario automaticamente, sollevando le persone dal compito di modificare manualmente smartphone, pc e tablet. Diverso, invece, per gli orologi analogici, che richiedono ancora un intervento diretto.
330 milioni di kWh
Nel nostro Paese, l’alternanza di orario rappresenta una realtà introdotta nel 1966 e ancora oggi motivo di discussione. Secondo i dati forniti da Terna, durante l’anno, lo spostamento delle lancette garantisce una riduzione dei consumi energetici quantificata in circa 330 milioni di kWh, pari alle esigenze annue di oltre 125.000 famiglie, e un risparmio stimato vicino ai 100 milioni di euro.
Inoltre, si osserva una consistente diminuzione delle emissioni di anidride carbonica, che nel 2025 si assesta intorno alle 160 mila tonnellate. Se si sommano i benefici derivanti dall’ora legale introdotta tra il 2004 e il 2024, il risparmio complessivo raggiunge cifre rilevanti per la collettività.
Dibattiti e discussioni
Nonostante i risultati positivi in ambito energetico, la pratica del cambio d’ora continua ad alimentare confronti e decisioni ancora in sospeso. Diversi studi hanno messo in luce alcuni effetti poco favorevoli legati ai cambi di orario, in particolare quelli che coinvolgono la qualità del sonno e il benessere psicofisico.
Ecco perché alcune nazioni scelgono di non aderire a questa tradizione, mentre solo circa il 40% dei Paesi nel globo mantiene tale sistema. In sede europea, il Parlamento ha manifestato l’intenzione di superare la divisione stagionale ma, complici anche le difficoltà organizzative successive alla pandemia, non si è giunti ancora a un’intesa definitiva.
Recentemente, la richiesta del primo ministro spagnolo di accelerare la procedura per uniformare l’orario tutto l’anno riporta il tema al centro dell’agenda dell’Unione.
