Gli Stati Uniti affidano al sottosuolo un messaggio destinato a persone che nasceranno tra diverse generazioni. A Philadelphia sarà sepolta una capsula del tempo da circa 400 chilogrammi, progettata per restare chiusa per 250 anni. L’apertura è fissata al 4 luglio 2276, quando gli Stati Uniti celebreranno il cinquecentesimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza.
Il contenitore sarà collocato a tre metri di profondità e custodirà lettere, reperti naturali, oggetti tecnologici e simboli della cultura americana contemporanea. Una fotografia dell’America del 2026, dunque, costruita con materiali molto diversi tra loro e affidata a un sistema studiato per resistere nel terreno fino alla data stabilita.
La data del 2276 lega due anniversari della storia americana
La scelta del giorno in cui aprire la capsula segue una precisa linea temporale. Nel 2026 ricorrono infatti 250 anni dalla firma della Dichiarazione d’Indipendenza, documento adottato il 4 luglio 1776 e legato alla nascita degli Stati Uniti come nazione autonoma dalla Gran Bretagna.
Quando la capsula tornerà in superficie, nel 2276, saranno trascorsi esattamente cinque secoli da quella data. Il progetto unisce così il passato, il presente e un futuro oggi impossibile da immaginare con precisione. Nessuna delle persone coinvolte nella preparazione potrà assistere all’apertura, mentre gran parte delle tecnologie, delle abitudini e dei riferimenti culturali inseriti nel contenitore potrebbe apparire irriconoscibile ai cittadini del XXIII secolo.
La capsula avrà quindi una funzione diversa da quella di un semplice archivio. Gli oggetti scelti dovranno raccontare un’epoca attraverso dettagli quotidiani, simboli istituzionali e prodotti che nel 2026 risultano familiari. Tra 250 anni, quegli stessi elementi potrebbero diventare preziose testimonianze storiche.
Il contenitore dovrà resistere per due secoli e mezzo
La conservazione dei materiali rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’intero progetto. La struttura, dal peso di circa 400 chilogrammi, sarà sigillata per impedire infiltrazioni e protetta grazie alla temperatura relativamente stabile del sottosuolo.
All’interno dovrà restare un livello di umidità vicino al 35%. Una percentuale troppo elevata potrebbe favorire danni provocati dall’acqua, dalla corrosione o dal deterioramento dei materiali. Un ambiente eccessivamente secco, al contrario, rischierebbe di compromettere gli elementi più fragili. Il sistema deve quindi mantenere condizioni equilibrate per un periodo molto più lungo della durata media di numerosi edifici moderni.
Michael Berilla, responsabile del gruppo che ha seguito la realizzazione, ha spiegato che Philadelphia dovrebbe trovarsi sotto quasi due metri d’acqua prima che il contenitore corra un serio rischio di allagamento. La profondità di tre metri e le protezioni applicate alla struttura dovrebbero ridurre gli effetti delle variazioni climatiche e delle condizioni esterne.
Resta una sfida difficile da misurare. Nell’arco di 250 anni la città potrebbe cambiare aspetto, le infrastrutture potrebbero essere sostituite e l’area scelta per la sepoltura potrebbe attraversare trasformazioni profonde. Per questo motivo, oltre alla robustezza fisica, sarà essenziale conservare nel tempo le informazioni relative alla posizione e alla data di apertura.
Ogni Stato racconta l’America attraverso oggetti diversi
Quasi trenta Stati hanno contribuito al contenuto attraverso lettere firmate dai rispettivi governatori. Accanto ai documenti ufficiali compaiono elementi scientifici, naturali e culturali, scelti per rappresentare territori con identità molto differenti.
La California ha inviato un superconduttore destinato alla fusione, un’immagine topologica della NASA e una previsione sul futuro dello Stato prodotta dal chatbot Claude. La scelta accosta ricerca scientifica, attività spaziali e intelligenza artificiale, tre settori che caratterizzano il dibattito tecnologico del 2026.
Il Michigan ha preferito materiali legati alla propria storia geologica. Nella capsula entreranno le pietre Petoskey, coralli fossili risalenti a circa 350 milioni di anni fa, oltre a un blocco di rame. Quest’ultimo richiama un’attività estrattiva praticata dalle popolazioni indigene locali da oltre 8.000 anni.
Il Nevada ha seguito una direzione più legata alla propria immagine pubblica, con fiches e gettoni da gioco. Oggetti apparentemente comuni che, dopo due secoli e mezzo, potrebbero aiutare gli studiosi a ricostruire forme di intrattenimento, attività economiche e caratteristiche sociali del territorio.
Il DNA sintetico conserverà migliaia di informazioni digitali
Tra i materiali più avanzati spicca una minuscola fiala preparata dalla Library of Congress. Al suo interno sarà conservato DNA sintetico capace di contenere copie digitali di documenti storici. La tecnica usa le sequenze molecolari come supporto per l’archiviazione dei dati, con dimensioni estremamente ridotte rispetto ai dispositivi tradizionali.
Non è possibile sapere quali strumenti saranno disponibili nel 2276 per leggere queste informazioni. La presenza del campione rappresenta comunque una testimonianza delle tecnologie di conservazione studiate nel XXI secolo e del tentativo di superare i limiti dei supporti elettronici, soggetti a obsolescenza e deterioramento.
Accanto alle soluzioni più sofisticate troveranno spazio oggetti ordinari. Il contenitore ospiterà una bottiglia vuota di Coca-Cola, testi pubblicitari, strumenti da golf, fotografie e componimenti poetici. Proprio questo contrasto potrebbe risultare utile ai futuri osservatori. Un reperto tecnologico racconta il livello raggiunto dalla ricerca, mentre una confezione commerciale o una pubblicità descrivono consumi, gusti, linguaggio e modelli sociali.
La capsula di Philadelphia diventerà così un mosaico dell’America contemporanea. Quando sarà aperta, ogni elemento verrà osservato da persone lontane nel tempo, forse incapaci di comprendere subito il valore attribuito oggi a quegli oggetti. Il progetto affida al futuro una domanda semplice: come verrà interpretato il presente nel 2276?

