L’introduzione del contributo fisso di 2 euro sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra Ue rappresenta un cambiamento operativo significativo per chi importa beni dall’estero. La misura, prevista dalla manovra 2026 ed entrata in vigore il 1° gennaio, ridefinisce le procedure con cui vengono gestite le piccole spedizioni destinate sia ai consumatori finali sia agli operatori commerciali.
Con le prime circolari applicative, l’Agenzia delle Dogane ha delineato il quadro tecnico, offrendo alle categorie interessate un riferimento chiaro su obblighi, tempistiche e modalità di riscossione.
Ambito delle spedizioni soggette al contributo
Il contributo riguarda tutte le importazioni di merci con valore dichiarato non superiore a 150 euro, quando la provenienza è un Paese esterno all’Unione europea. L’applicazione non si limita agli acquisti online effettuati dai privati: rientrano anche le spedizioni dirette a esercizi commerciali, gli acquisti su piattaforme digitali e i pacchi inviati da un privato a un altro, indipendentemente dal contenuto o dalla finalità del bene.
La soglia economica identifica dunque una platea molto ampia, che comprende gran parte del commercio elettronico internazionale a basso costo, settore cresciuto rapidamente negli ultimi anni.
L’imposta viene riscossa nel momento in cui la merce viene immessa in libera pratica. Gli uffici doganali applicano il contributo come voce aggiuntiva rispetto ai dazi e all’Iva, che rimangono regolati dalle normative precedenti. La natura fissa dell’importo semplifica la riscossione ma impone a chi importa frequenza di controlli più puntuale sui documenti di accompagnamento.
Soggetti tenuti al pagamento e regime transitorio
Il soggetto obbligato al versamento è il dichiarante, cioè chi presenta la dichiarazione doganale e gestisce le formalità necessarie all’ingresso della merce. Può trattarsi del proprietario dei beni oppure di un rappresentante che svolge la procedura per suo conto. Questa impostazione recepisce quanto stabilito dal Codice Doganale dell’Unione e uniforma l’obbligo a quello già previsto per altre operazioni di importazione.
Per facilitare il passaggio al nuovo sistema, l’Agenzia delle Dogane ha previsto un periodo transitorio fino al 28 febbraio 2026. Le imprese del settore possono adeguare software gestionali, processi amministrativi e flussi informativi senza incorrere in irregolarità formali. Dal 1° marzo inizierà il regime ordinario, nel quale ogni dichiarazione doganale dovrà rispettare pienamente le modalità indicate dalle istruzioni tecniche pubblicate dall’Agenzia.
Impatto sugli acquisti online e sulle piattaforme estere
Le spedizioni provenienti da marketplace e store di Paesi non Ue rientrano automaticamente nel perimetro del contributo. I pacchi ordinati da piattaforme come Temu, Shein o altri operatori asiatici, quando il valore dichiarato è inferiore a 150 euro, diventano quindi soggetti a un costo aggiuntivo che si somma a Iva e spese di spedizione. Le stesse piattaforme dovranno garantire la corretta trasmissione dei dati alle dogane e coordinarsi con i corrieri per assicurare una gestione conforme.
Per i consumatori il cambiamento si traduce in un incremento del costo finale, mentre per gli operatori logistici emerge la necessità di automatizzare i controlli sul valore della merce e sulla classificazione delle spedizioni. L’obiettivo del legislatore è rafforzare la tracciabilità delle importazioni a basso valore e uniformare il trattamento fiscale delle merci acquistate al di fuori dell’Unione.

