AGCOM ha reso operativa la delibera 96/25/CONS, che ridefinisce l’accesso ai contenuti per adulti online attraverso un sistema di verifica dell’età. L’obiettivo è ridurre l’esposizione dei minori ai siti per adulti, introducendo un’architettura tecnica basata sul principio del “doppio anonimato”.
La misura è in vigore da ieri, ma molti utenti hanno notato subito un elemento apparentemente contraddittorio: quasi nessuno dei portali indicati ha ancora adottato le nuove procedure di controllo. La situazione, però, è legata alle scadenze fissate dalla stessa Autorità e ai tempi tecnici concessi ai gestori.
Cosa prevede la delibera AGCOM e perché i siti non sono ancora cambiati
Nel comunicato ufficiale, AGCOM precisa che per gli operatori stabiliti in Italia il limite massimo per adeguarsi è fissato in sei mesi dall’entrata in vigore della delibera. Per i siti con sede all’estero, invece, la finestra temporale è di tre mesi a partire dalla pubblicazione dell’elenco dei portali interessati, avvenuta il 1° febbraio 2026.
In pratica, i siti in questione maggiormente visitati in Italia, che nella grande maggioranza dei casi hanno base fuori dal Paese, dispongono ancora di un margine temporale prima di dover introdurre realmente i controlli.
Solo allo scadere di questi termini si potrà capire se la stretta normativa produrrà un cambiamento concreto nelle abitudini di accesso ai contenuti per adulti.
La delibera prevede sanzioni per chi non rispetta le scadenze: si va da multe fino a 250.000 euro alla possibile interdizione temporanea del sito o della piattaforma, con blocco dell’accesso per gli utenti italiani fino all’avvenuta regolarizzazione. In questo quadro, l’Autorità invita cittadini e associazioni a segnalare eventuali violazioni tramite il portale digitale o via posta elettronica certificata, con l’obiettivo dichiarato di monitorare l’adozione delle nuove regole e incrementare la sicurezza online.
Come funziona il sistema di verifica a “doppio anonimato”
Il modello scelto da AGCOM si fonda su un soggetto certificatore terzo. Non è il sito a verificare direttamente l’identità o l’età dell’utente: la procedura viene gestita da un operatore esterno, che controlla i dati e rilascia una prova anonima della maggiore età sotto forma di codice. A quel punto, il portale che ospita i contenuti per adulti riceve un semplice “sì” o “no” sull’età dell’utente, senza accedere a documenti, fotografie o informazioni personali.
In teoria, questa struttura tutela la riservatezza, perché il gestore del sito vede unicamente l’esito del controllo e non entra in possesso né di carta d’identità né di selfie o dati biometrici. La conferma dell’età diventa un’informazione sganciata dall’identità reale, almeno dal punto di vista del rapporto diretto tra utente e piattaforma.
Le analisi di testate specializzate segnalano però che la traduzione pratica di questo schema resta complessa. I passaggi previsti per ottenere il codice possono risultare macchinosi per molti utenti, che devono affidarsi ad app o servizi dedicati. Tra i nomi più citati compaiono Yoti e VerifyMy, operatori già presenti in alcuni Paesi europei e indicati da AGCOM come possibili soluzioni per le piattaforme italiane che scelgono di adottare tali sistemi.
Privacy, VPN e assenza di un sistema pubblico unico
Proprio i servizi di age verification sollevano diversi dubbi. Il modello a doppio anonimato, pur pensato per proteggere l’identità, richiede spesso procedure articolate, che possono scoraggiare chi non ha dimestichezza con app e certificazioni digitali. I controlli si basano su dati come documenti d’identità e immagini del volto, e molti si chiedono come queste informazioni vengano conservate e gestite nel tempo.
Sul piano tecnico, poi, i controlli possono essere messi in difficoltà da strumenti che modificano la localizzazione apparente dell’utente. Viene spesso ricordato che i servizi VPN permettono di apparire connessi da un altro Paese, rendendo meno efficaci i blocchi legati alla geolocalizzazione italiana. Alcune offerte commerciali sfruttano proprio questa caratteristica, presentandosi come soluzione per aggirare restrizioni o filtri nazionali, anche in relazione alle misure richieste da AGCOM per la verifica dell’età.
A tutto questo si aggiunge l’assenza di una piattaforma pubblica nazionale unificata per la verifica dell’età online. In mancanza di un sistema centralizzato, ogni sito o gruppo di siti è costretto a rivolgersi a provider privati, con risultati disomogenei sia sul piano della sicurezza sia su quello della tutela dei dati personali.
Di fatto, nonostante le nuove regole siano formalmente in vigore, l’age verification resta facilmente aggirabile, poco uniforme e ancora distante da un’adozione stabile.
La distanza tra l’impianto teorico della delibera e la sua applicazione concreta dimostra come la regolazione dell’accesso ai contenuti per adulti online sia ancora in una fase di assestamento, in cui il bilanciamento tra protezione, libertà individuali e privacy digitale continua a essere oggetto di confronto.
