3I/Atlas non è tecnologia aliena: i dati NASA confermano che è una cometa

cometa 3I Atlas
Credit: NASA

La NASA ha diffuso una nuova serie di immagini di 3I/Atlas, l’oggetto interstellare identificato lo scorso luglio dal telescopio ATLAS in Cile, confermando che si tratta a tutti gli effetti di una cometa proveniente da un altro sistema stellare. Un ampio set di osservazioni, raccolte da sonde spaziali, telescopi in orbita e strumenti puntati sul Sole e su Marte, ha permesso di delineare meglio natura e comportamento di questo corpo celeste in transito attraverso il Sistema Solare.

Durante un briefing trasmesso in diretta, Amit Kshatriya, amministratore associato dell’agenzia spaziale statunitense, ha spiegato che 3I/Atlas si comporta in modo del tutto analogo alle comete già conosciute e che tutte le analisi convergono su questa interpretazione. Le perplessità iniziali legate alla sua orbita molto inclinata e alla mancanza di un’origine chiara vengono così archiviate: per gli scienziati si tratta di una cometa, anche se la sua storia ha avuto origine lontano dal nostro Sole.

3I/Atlas, cometa interstellare e oggetto “misterioso” chiarito dalla NASA

Fin dalla scoperta, 3I/Atlas aveva incuriosito gli astronomi per una combinazione di fattori: una traiettoria particolarmente inclinata rispetto al piano orbitale dei pianeti e l’impossibilità di collegarla a una famiglia nota di corpi del Sistema Solare. Questo quadro aveva spinto qualcuno a ipotizzare scenari fantasiosi, arrivando a evocare l’idea di una possibile tecnologia di origine non naturale.

Gli esperti della NASA hanno preso posizione in modo netto, respingendo ogni lettura priva di fondamento scientifico. Sulla base dei dati raccolti, l’oggetto mostra tutte le caratteristiche tipiche di una cometa: presenta attività in prossimità del Sole, rilascia gas e polveri, sviluppa una coda e risponde alle forze che agiscono sui nuclei cometari ghiacciati.

Inoltre, l’agenzia spaziale ha chiarito un punto che interessa direttamente il pubblico: 3I/Atlas non rappresenta un pericolo. Nicky Fox, responsabile della Direzione delle Missioni Scientifiche, ha spiegato che l’orbita calcolata non prevede passaggi ravvicinati né alla Terra né agli altri pianeti del Sistema Solare. Il transito rimarrà quindi “a distanza di sicurezza”, limitandosi a offrire agli strumenti scientifici una rara occasione di studio.

Traiettoria, getti di gas e “motore naturale” della cometa

Nei mesi successivi alla scoperta, i centri di calcolo e i team che seguono 3I/Atlas hanno registrato piccole variazioni nella traiettoria. Un dato che, in assenza di contesto, poteva apparire insolito, ma che rientra pienamente nel comportamento previsto per una cometa attiva.

La NASA ha spiegato che queste lievi modifiche dell’orbita derivano dai getti di gas e polveri che si sprigionano dalla superficie quando il nucleo si riscalda avvicinandosi al Sole. Il materiale che sublima dai ghiacci agisce come una sorta di propulsore naturale, imprimendo minuscole spinte che, sommate nel tempo, modificano in parte il percorso dell’oggetto.

È lo stesso meccanismo che caratterizza molte comete studiate in passato, solo che in questo caso riguarda un corpo che arriva da fuori dal nostro sistema planetario. Il fatto che 3I/Atlas presenti questo tipo di attività conferma ulteriormente la classificazione come cometa interstellare, allineandola al comportamento di nuclei ghiacciati già analizzati in altri contesti.

Una campagna di osservazioni senza precedenti e un’occasione scientifica rara

Per seguire 3I/Atlas è stata messa in campo una campagna osservativa definita eccezionale per ampiezza e coordinamento. Secondo quanto comunicato dalla NASA, dodici strumenti diversi sono riusciti a registrare immagini del corpo celeste, costruendo un mosaico di dati che copre punti di vista e lunghezze d’onda differenti.

Le sonde MRO e Maven, in orbita attorno a Marte, hanno realizzato le riprese più ravvicinate; dal suolo marziano, il rover Perseverance ha catturato la cometa nel cielo del pianeta rosso. Le missioni Stereo, SOHO e PUNCH hanno seguito il passaggio dietro al Sole, rendendo visibile la coda mentre l’oggetto attraversava la regione interna del Sistema Solare. A questo sforzo si sono aggiunti i telescopi spaziali Hubble, James Webb e Spherex, insieme alle sonde Psyche e Lucy, impegnate nel loro viaggio verso diversi asteroidi.

Gli scienziati sottolineano che un quadro osservativo di questo tipo è raro: solo tre oggetti interstellari sono stati identificati nel Sistema Solare e 3I/Atlas rientra in questa ristrettissima categoria. Le nuove immagini e i dati raccolti serviranno per studiare composizione, dimensioni e comportamento della cometa, mentre prosegue il suo percorso destinato a riportarla nello spazio profondo, oltre i confini dell’influenza solare.

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