La cometa 3I/Atlas è diventata più brillante quando si è avvicinata al Sole: ecco perché

cometa

L’interesse degli astronomi per la cometa interstellare 3I/Atlas sta crescendo notevolmente, complice la sua recente apparizione nel nostro sistema solare e l’improvviso aumento di brillantezza. Questo corpo celeste, proveniente da un altro sistema stellare, ha attraversato la regione solare culminando nel perielio il 29 ottobre, quando si è avvicinato il più possibile alla nostra stella.

I dati raccolti da diverse sonde mostrano che, proprio in questa fase, si è verificato un importante rilascio di gas e polveri, spiegando così la variazione di luminosità osservata.

Le tappe dell’osservazione e le tecnologie coinvolte

L’individuazione della cometa nelle immagini ottenute dal satellite meteorologico GOES-19 della NOAA ha fornito nuovi dettagli sul fenomeno. Worachate Boonplod, astronomo dilettante, ha sottolineato come a metà ottobre la luminosità di Atlas sia risultata paragonabile a quella di stelle di magnitudine 11, dunque rilevabile dai telescopi spaziali ma invisibile all’occhio umano.

Oltre alle rilevazioni di GOES-19, anche la missione SOHO, portata avanti da NASA ed ESA, ha monitorato la cometa grazie al coronografo LASCO C3, senza dimenticare il contributo della missione PUNCH che ha garantito ulteriori conferme sull’incremento di luce appena prima del passaggio vicino al Sole.

Analisi scientifiche e spiegazioni del fenomeno

Lo studio pubblicato su arXiv il 28 ottobre chiarisce alcuni aspetti chiave. Secondo gli autori, 3I/Atlas ha raggiunto una magnitudine 9, valore compatibile con il comportamento tipico delle comete quando si avvicinano a una stella: il calore innesca la sublimazione dei ghiacci superficiali, liberando gas che si rendono visibili grazie alla radiazione solare.

Inoltre, la chioma della cometa si distingue per il suo colore bluastro, un segno che attesta la presenza di gas ionizzati in grande quantità.

Origine, dimensioni e futuro della cometa

3I/Atlas, scoperta nel luglio scorso, rappresenta il terzo oggetto interstellare identificato durante il passaggio nel nostro sistema dopo ‘Oumuamua e 2I/Borisov. Le analisi ne hanno calcolato la velocità a oltre 210.000 chilometri orari e un percorso quasi rettilineo, dettaglio che conferma l’assenza di legame gravitazionale con il Sole.

Anche le discussioni sull’eventuale natura artificiale sono state fugate dalla comunità scientifica, che ha confermato l’origine naturale dell’oggetto. Le rilevazioni del telescopio spaziale Hubble suggeriscono che la cometa possa raggiungere un diametro massimo di circa 5,6 chilometri, rendendola uno degli oggetti interstellari più imponenti mai osservati.

Le stime sull’età indicano che 3I/Atlas avrebbe superato di diversi miliardi di anni la nascita del nostro sistema solare. Secondo la NASA, il prossimo periodo in cui sarà osservabile dai telescopi terrestri cadrà nei primi giorni di dicembre, mentre le sonde attorno a Giove potrebbero intercettarne il passaggio nel marzo 2026.

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