Xiaomi 17 Ultra ufficiale: zoom ottico, Snapdragon 8 Elite Gen 5 e batteria da 6.800mAh

Xiaomi 17 Ultra

Xiaomi 17 non è ancora arrivato nei piani ufficiali per l’Europa e l’appuntamento più credibile resta il MWC. In Cina, invece, la linea è già partita e accanto al modello standard è stato presentato lo Xiaomi 17 Ultra, la variante che tradizionalmente spinge al massimo il concetto di “camera phone”.

Nel finale del 2025, il produttore porta sul tavolo due indicazioni che potrebbero pesare sui cameraphone del 2026: da una parte l’adozione di LOFIC nei sensori, letta come un passo avanti rispetto alle logiche di dual gain ISO; dall’altra il ritorno dello zoom ottico vero in un corpo che resta sottile.

Si parla di “ritorno” perché in passato alcuni smartphone avevano già provato la strada di lenti variabili, pagando però un prezzo evidente in termini di spessore. Qui, almeno sulla carta, Xiaomi sostiene di aver evitato quel compromesso.

Negli ultimi tempi l’unica spinta in una direzione simile era arrivata da Sony con la famiglia Xperia: la soluzione, però, lavorava su due posizioni predefinite e non su un’escursione continua. Lo Xiaomi 17 Ultra dichiara invece un gruppo ottico con componente mobile, capace di muoversi in modo progressivo lungo un intervallo di focali ridotto ma “reale”.

Schermo e scocca puntano su resistenza e qualità visiva

Prima ancora della fotografia, lo Xiaomi 17 Ultra si presenta con un’impostazione che vuole unire finitura premium e robustezza. La scocca ottiene certificazioni IP66, IP68 e IP69, con una protezione dichiarata contro polvere, immersioni e getti ad alta pressione.

Sul fronte, trova spazio un pannello M10 AMOLED LTPO da 6,9 pollici, piatto, con cornici sottili e simmetriche. Il display è indicato come prodotto da CSOT e si posiziona in fascia alta per specifiche: risoluzione 2K (2.608 × 1.200 pixel), refresh adattivo 1–120 Hz e picco di luminosità che arriva a 3.500 nit. Xiaomi parla di profondità colore a 12-bit ottenuta tramite dithering a 2 bit su un pannello a 10 bit effettivi, con supporto a Dolby Vision.

Per la protezione viene citato il Dragon Crystal Glass 3.0, un vetro rinforzato sviluppato su specifiche interne. Sul lato fedeltà cromatica, l’azienda usa l’etichetta “Professional Primary Color” e attribuisce allo schermo un’accuratezza adatta a valutare rapidamente foto e video: resta un’affermazione da verificare sul campo, come spesso accade quando si entra nel terreno della resa “professionale”.

LOFIC e sensore da 1 pollice cambiano la priorità

Il progetto dello Xiaomi 17 Ultra ruota attorno al comparto Leica, che passa a una tripla fotocamera posteriore. Chi segue la serie noterà subito l’assenza di un elemento rispetto allo scorso anno: dal set a quattro camere sparisce il medio tele, una scelta legata all’introduzione dello zoom ottico.

L’idea dichiarata è chiara: rinunciare a un doppio sensore tele per sfruttare un sensore molto grande su due focali, grazie a un sistema ottico variabile. È una strada che in passato non sempre ha convinto: le soluzioni “multi-focale” con un solo gruppo ottico, già viste sugli Xperia, spesso non hanno retto il confronto con due ottiche dedicate. Qui la scommessa è che meccanica e calibrazione facciano la differenza.

La camera principale utilizza un sensore da 50 MP da 1 pollice, chiamato Light Fusion 1050L, con tecnologia LOFIC (Lateral Overflow Integration Capacitor). Viene ricordato che diversi produttori di sensori lavorano da anni su questa architettura e che Omnivision, fornitore del componente citato, è arrivata per prima a una soluzione commerciale.

In termini pratici, LOFIC mira ad allargare la gamma dinamica agendo sul limite fisico del pixel. In un sensore convenzionale ogni pixel accumula fotoni fino a una soglia: quando la luce è troppo intensa, si raggiunge la saturazione e l’informazione in eccesso si perde, con le tipiche aree bruciate.

Con LOFIC entra in gioco un condensatore laterale a fianco di ciascun pixel, pensato come “serbatoio” aggiuntivo: quando la carica tende a eccedere, parte degli elettroni viene deviata verso questa riserva invece di andare persa. In fase di elaborazione, il processore legge sia la carica del pixel sia quella raccolta dal condensatore e le combina in modo controllato.

L’effetto atteso è un’estensione molto ampia della gamma dinamica: più margine tra ombre e alte luci nella stessa inquadratura, maggiore tenuta con soggetti controluce (ad esempio un volto davanti a una finestra luminosa), tramonti più equilibrati tra cielo e paesaggio, texture preservate su pelle e capelli, fino a video HDR più naturali e con meno difetti tipici di certe elaborazioni computazionali.

Xiaomi lega questa promessa alla combinazione tra sensore da 1 pollice e LOFIC, collocando il 17 Ultra tra i dispositivi più ambiziosi sul fronte della gamma dinamica in ambito mobile.

Zoom ottico continuo e Leica Edition

La seconda novità rilevante è il tele periscopico da 200 MP, basato su un sensore Samsung HPE da 1/1,4 pollici. Qui entra la definizione chiave: zoom ottico continuo a focale variabile. La costruzione viene descritta con una struttura 3G+5P, quindi tre elementi in vetro e cinque in plastica, organizzati in gruppi mobili.

Pur restando un periscopio, il modulo risulta motorizzato: alcuni gruppi di lenti si spostano fisicamente lungo l’asse ottico, cambiando in modo progressivo la lunghezza focale tra 3,2× (75 mm) e 4,3× (100 mm).

La differenza con lo zoom digitale è netta: invece di ingrandire tramite crop, l’ottica si riconfigura meccanicamente per ogni livello di zoom dentro quel range. L’obiettivo dichiarato è mantenere una qualità più omogenea, ridurre distorsioni e garantire uno sfocato coerente, perché il bokeh resta legato a un comportamento ottico e non solo a un taglio del sensore.

Oltre l’intervallo ottico, i 200 MP permettono ulteriori crop digitali fino a 4×, con una gestione ibrida in cui parte della “sensazione” di zoom viene ricostruita sfruttando la risoluzione elevata.

Resta un punto tecnico da tenere a mente: l’escursione ottica è corta se paragonata alle compatte, e anche in ambito smartphone non copre distanze molto diverse. Per questo l’esito reale dipenderà dalla resa pratica: può rivelarsi una scelta centrata se la qualità resta alta su tutta la corsa 3,2×–4,3×; altrimenti tornerà la domanda se fosse stato più sensato dividere la copertura in due ottiche distinte, ad esempio un 70 mm e un 120 mm.

A completare il reparto fotografico ci sono una ultra-grandangolare da 50 MP con autofocus, adatta anche a macro e paesaggi, e una frontale da 50 MP.

Sul piano delle prestazioni, lo smartphone integra lo Snapdragon 8 Elite di quinta generazione: core Oryon, processo a 3 nm, CPU indicata come più rapida del 37% rispetto alla generazione precedente e GPU più veloce del 20%. La dotazione memoria sale fino a 16 GB LPDDR5X e 1 TB UFS 4.1, scelta che pesa anche sul posizionamento: in Cina si superano i 1.000 euro.

Per il controllo termico viene citata una soluzione a “doppio anello” con camera di vapore. L’autonomia è affidata a una batteria silicio-carbonio da 6.800 mAh, con una capacità residua dichiarata dell’80% dopo 1.600 cicli, quindi circa 4–5 anni in uso intenso. In scenario moderato, Xiaomi parla di 2–3 giorni. La ricarica arriva a 90 W via cavo e 50 W in wireless; presente anche la ricarica inversa cablata a 22,5 W, indicata come più sensata rispetto a quella inversa wireless per via delle perdite energetiche.

Il lancio avviene con HyperOS 3.0 e, almeno sul mercato cinese, viene indicata una forte interoperabilità con dispositivi Apple tramite api private: scambio file senza passaggi, clipboard condivisa, mirroring del telefono su Mac e iPad e funzioni che ricordano la “continuità” tra ecosistemi. È già messo in conto che questa integrazione difficilmente verrà replicata in Europa.

C’è poi “Xiaomi Starry Sky” per comunicazioni satellitari d’emergenza, con copertura citata in oltre 200 Paesi e regioni: resta da capire se la funzione valga solo per clienti cinesi in viaggio o se arriverà anche su varianti internazionali. Completano la scheda altoparlanti stereo, quattro microfoni, Wi-Fi 7, Bluetooth 6.0, NFC, Dual SIM e infrarossi per il controllo remoto.

Accanto al modello standard arriva infine lo Xiaomi 17 Ultra Leica Edition. Le specifiche restano identiche, ma cambiano estetica e controlli: finitura dual-tone ispirata alle Leica Serie M, cornice zigrinata in stile Leica e il classico bollino rosso sul retro.

L’elemento più riconoscibile è la ghiera meccanica, usata per regolare zoom, esposizione e bilanciamento del bianco; non c’è invece controllo dell’apertura, perché il sensore principale non adotta un diaframma variabile, come già accaduto sulla generazione precedente.

La confezione dell’edizione Leica aggiunge accessori a tema: copriobiettivo magnetico, cinghia da polso, custodia magnetica e panno per pulire il gruppo ottico. In Cina la vendita parte dal 27 dicembre sullo store Xiaomi, con prezzi da circa 995 euro fino a 1.280 euro.

Considerato il posizionamento domestico già elevato, è plausibile che in Europa si salga verso 1.699 o 1.799 euro. Colpisce anche la distanza tra la versione base 16 GB/1 TB e la Leica Edition: circa 70 euro, 1.210 euro contro 1.280 euro.

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