Vortici rosa tra acqua e luce

IMMAGINI DAL MONDO

fenicotteri
Foto Yuliia Lakeienko - 123rf.com

Un elegante piumaggio rosa non deve trarre in inganno. Dietro l’aspetto da cartolina, il fenicottero cela strategie di caccia che sfruttano sofisticati flussi d’acqua per portare il pranzo direttamente al becco.

Victor Ortega Jiménez, biologo della University of California, Berkeley, ha indossato gli stivali da campo e ha osservato gli uccelli con la testa immersa nelle lagune salmastre, scoprendo che la filtrazione passiva non basta a spiegare il loro appetito.

Fenicottero, il predatore che non ti aspetti

Sulle spiagge i bambini abbracciano gonfiabili a forma di fenicottero, convinti di trovarsi davanti a un buffo animale da compagnia. In realtà l’uccello usa testa, collo e zampe come leve idrodinamiche in grado di generare veri turbini sottomarini.

L’idea di Ortega Jiménez nasce da un sospetto: «Se il becco filtrasse soltanto l’acqua – racconta – non spiegherebbe l’efficienza con cui l’animale cattura micro-prede». È iniziata così un’indagine sui fenicotteri cileni, parenti stretti di quelli europei, osservati in una vasca trasparente attrezzata con sensori per la misura dei movimenti del fluido.

Le immagini ad alta velocità e le ricostruzioni tridimensionali del becco a “L” hanno mostrato che l’uccello possiede strumenti naturali degni di un ingegnere dei fluidi.

Come nasce il vortice rosa

Lo spettacolo comincia a livello dei piedi palmati. Ad ogni rapido colpo verso il fondale, si origina un vortice orizzontale che innalza particelle organiche e minuscoli crostacei. Subito dopo il lungo collo orienta la testa in posizione strategica, mentre il becco viene proiettato verso la nube di cibo sospesa.

Un sollevamento verticale improvviso crea una depressione che aspira l’acqua, addensando ulteriori prede in un cono simile a un piccolo tornado. Questi mulini liquidi risultano sufficientemente potenti da concentrare larve, alghe e crostacei del genere Artemia, quelli che, grazie ai carotenoidi, colorano di rosa le piume dell’animale.

Gli esperimenti hanno confermato che il meccanismo funziona anche in condizioni ambientali reali; le particelle traccianti inserite in vasca mostrano traiettorie ordinate verso il becco, segno di una strategia altamente efficace.

Una “danza” che spinge il cibo al becco

L’atto finale coinvolge la mandibola. Con aperture e chiusure rapidissime, il fenicottero dirige il flusso risucchiato verso i setacci lamellari interni, separando l’acqua dal nutrimento. In meno di un secondo il boccone è stato filtrato e ingerito, mentre i detriti tornano al lago.

Ortega Jiménez evidenzia come questa sequenza – battito dei piedi, sollevamento della testa, azione del becco – si ripeta a ritmo costante e possa durare ore. L’energia spesa è minima rispetto al guadagno alimentare, un vantaggio evolutivo che spiega la prosperità della specie in habitat caratterizzati da scarsa competizione.

Il ricercatore prevede che lo studio dei vortici creati da uccelli e pesci potrà ispirare nuove pompe biomicrorobotiche, capaci di trasportare fluidi con un consumo ridotto di energia.

CONDIVIDI L'ARTICOLO