La possibilità che l’intero cosmo risieda nel ventre di un gigantesco buco nero — ipotesi avanzata qualche mese fa sulle pagine di Monthly Notices of the Royal Astronomical Society — torna a far discutere dopo un’analisi condotta alla Kansas State University.
Grazie alle osservazioni fornite dal telescopio spaziale James Webb, il gruppo di ricerca ha individuato un particolare schema di rotazione in 263 galassie dell’Universo primordiale, uno schema che fa sorgere domande decisive sulla simmetria cosmica e, di riflesso, sulla natura stessa dello Spazio-tempo.
Il campione osservato dal James Webb
Potenza risolutiva inedita, galassie distanti miliardi di anni luce e dati mai così dettagliati: sono questi gli ingredienti che hanno permesso di catalogare la direzione di rotazione di ognuna delle 263 galassie selezionate. Il conteggio finale parla chiaro: 105 sistemi ruotano in senso antiorario, mentre 158 girano in senso orario.
Lior Shamir, docente di informatica al Carl R. Ice College of Engineering, ha spiegato che l’asimmetria appare evidente persino a un osservatore privo di formazione specialistica, complice la definizione delle immagini JWST. Secondo il ricercatore, la sola ispezione visiva basta a cogliere la disparità numerica.
Simmetria cosmica in discussione
Finora i modelli standard descrivevano un Universo isotropo su grande scala: nessuna direzione privilegiata, materia distribuita in modo omogeneo e statistiche identiche ovunque si guardi. Le percentuali riportate dal nuovo studio, però, sembrano incrinare questa visione.
Gli autori sostengono che il cosmo delle origini presentasse rotazioni maggiormente bilanciate, per poi diventare via via più disordinato, mantenendo comunque un asse macroscopico in prossimità del polo galattico.
Se il dato verrà confermato, le teorie correnti dovranno essere riviste, poiché una lieve torsione impressa al tessuto dell’Universo fin dal Big Bang potrebbe aver lasciato un’impronta rilevabile ancora oggi.
L’azzardo del “cosmo-buco nero”
Una tra le interpretazioni più radicali, proposta dagli stessi ricercatori, suggerisce che il nostro Universo abbia avuto origine all’interno dell’orizzonte degli eventi di un buco nero appartenente a una realtà più vasta.
Shamir osserva che un moto rotatorio iniziale è compatibile con la cosiddetta “cosmologia dei buchi neri”, teoria in cui lo Spazio-tempo di cui facciamo parte costituisce la regione interna di un oggetto collassato appartenente a un metaverso esterno.
Conferme sperimentali aggiuntive, osservazioni di galassie ancora più remote e analisi statistiche più estese saranno indispensabili prima di trarre conclusioni definitive. Nel frattempo, la scoperta invita a ripensare la geometria del cosmo e a interrogarsi sulle condizioni che hanno portato alla sua nascita.
