Gli astronomi potrebbero aver individuato un possibile pianeta gigante in orbita attorno ad Alpha Centauri A, una delle stelle più vicine al nostro Sistema solare. L’osservazione è stata realizzata dal telescopio spaziale James Webb, che, grazie allo strumento MIRI (Mid-Infrared Instrument), è riuscito a captare un segnale che per anni era sfuggito a qualsiasi indagine precedente.
Un sistema stellare complesso da studiare
Alpha Centauri si trova a circa 4 anni luce dalla Terra ed è formato da tre stelle: Alpha Centauri A e B, entrambe simili al Sole, e Proxima Centauri, più piccola e fredda, già nota per ospitare tre pianeti confermati. Individuare mondi attorno alle due stelle principali si è rivelato difficile per la loro luminosità e la vicinanza reciproca.
Nel 2024, il James Webb ha utilizzato una maschera coronografica per schermare la luce intensa di Alpha Centauri A. Questa operazione, frutto di una pianificazione dettagliata, ha previsto una sequenza di osservazione personalizzata per ridurre l’interferenza luminosa e compensare il rapido spostamento del sistema nel cielo.
Il segnale misterioso
Dopo aver eliminato la luce residua di entrambe le stelle, è comparso un oggetto oltre 10.000 volte più debole della stella principale, situato a circa il doppio della distanza tra la Terra e il Sole. I modelli indicano che potrebbe trattarsi di un gigante gassoso, troppo massiccio per avere una superficie solida, ma collocato nella zona che sarebbe abitabile per una stella di tipo solare.
Secondo Charles Beichman, del NASA Exoplanet Science Institute, questo risultato è frutto di una collaborazione intensa tra ingegneri e scienziati, che hanno spinto Webb oltre i suoi obiettivi originali, progettati per studiare galassie remote.
La “sparizione” dell’oggetto
Il quadro si è complicato nei mesi successivi. Quando Webb ha ripetuto le osservazioni a febbraio e aprile 2025, l’oggetto non è stato più rilevato. Per capire la natura di questa scomparsa, il team ha simulato milioni di possibili orbite, combinando i dati positivi e quelli in cui il segnale mancava.
La mancata rilevazione potrebbe essere legata a un’orbita molto allungata o a un movimento tale da renderlo invisibile nelle finestre osservative più recenti.
Un’occasione unica per l’astronomia
Se confermato, questo sarebbe il pianeta più vicino mai scoperto attorno a una stella simile al Sole, un bersaglio ideale per studi approfonditi. In caso contrario, l’esperimento resterà comunque una dimostrazione di come strumenti pensati per osservare il cosmo primordiale possano offrire scoperte sorprendenti anche nel vicinato della nostra galassia.

