Rainbow Six Siege è finito al centro di un intervento d’emergenza che ha costretto Ubisoft a spegnere i server e poi a riavvolgere una parte consistente dei dati. L’azienda ha confermato una serie di anomalie legate agli account, con conseguenze immediate per molti giocatori: c’è chi si è ritrovato con crediti in quantità fuori scala, chi ha visto comparire skin rare nell’inventario e chi, al contrario, ha dovuto fare i conti con blocchi e variazioni inattese del profilo.
Per limitare i danni e riportare la situazione a uno stato coerente, Ubisoft ha scelto la strada del rollback, cioè il ripristino dei progressi e delle transazioni a un momento precedente.
Ubisoft spegne i server e avvia il ripristino
L’episodio ha preso forma nella mattinata di sabato, quando Ubisoft ha segnalato un incidente che stava colpendo Rainbow Six Siege e ha comunicato di essere al lavoro per una soluzione.
Nel giro di poche ore, la situazione è degenerata: le testimonianze dei giocatori hanno iniziato a mostrare conti con zero crediti oppure con cifre enormi, inventari popolati da oggetti che normalmente richiedono tempo o fortuna per essere ottenuti, e oscillazioni legate allo stato degli account, compresi casi di ban e di successivi sblocchi. A quel punto l’azienda ha proceduto con lo stop dei server, interrompendo l’accesso su PC, PlayStation e Xbox.
Il quadro, nelle ore successive, è rimasto instabile. Anche nella giornata di domenica, lo stato dei servizi risultava ancora segnato da un’interruzione dei server generalizzata. In una fase di questo tipo, la priorità per un publisher è doppia: da una parte mettere in sicurezza l’infrastruttura per evitare ulteriori alterazioni, dall’altra impedire che i dati corrotti o incoerenti diventino la nuova normalità e si propaghino in modo permanente su tutti i profili.
Crediti fuori scala e skin rare sugli account
La parte più evidente del problema è stata la comparsa di valori impossibili: alcuni giocatori hanno mostrato account con miliardi di crediti di gioco, mentre altri hanno visto “sparire” il saldo o cambiare in modo improvviso.
Inoltre, sono emersi casi di inventari arricchiti da skin molto rare, con un impatto diretto sull’economia interna del gioco e sull’equilibrio competitivo. In un titolo come Siege, dove la progressione, gli acquisti e la personalizzazione sono elementi consolidati, un’anomalia di questo livello rischia di creare un danno a catena: vantaggi ingiustificati, perdita di fiducia, e un mercato interno che non riflette più le regole stabilite.
Ubisoft ha poi chiarito un punto che molti si stavano chiedendo nel momento più confuso: l’azienda ha indicato che i giocatori non sarebbero stati penalizzati per aver speso quei crediti ottenuti in modo anomalo. Questa precisazione, però, non significava che gli acquisti sarebbero rimasti validi. Al contrario, la direzione scelta è stata quella di annullare le operazioni, tornando indietro con un rollback delle transazioni a partire da un orario preciso di sabato, fissato alle 6:00 del mattino (ET).
Rollback e controlli sugli account senza tempi certi
Nel pomeriggio di domenica, Ubisoft ha aggiornato la community spiegando che il rollback era in corso e che, prima di riaprire l’accesso ai server, sarebbero stati eseguiti test di qualità e verifiche estese. Il messaggio è chiaro: l’obiettivo è ripristinare la coerenza dei profili e assicurarsi che le modifiche applicate abbiano davvero rimosso gli effetti dell’incidente. L’azienda ha anche sottolineato che la gestione del caso richiede cautela, motivo per cui non è stata fornita una finestra temporale affidabile per il ritorno alla piena operatività.
In termini pratici, un rollback di questo tipo implica che gli eventi successivi al punto di ripristino possano essere cancellati o riscritti: acquisti, variazioni di inventario, saldo crediti e altri cambiamenti registrati durante la finestra interessata. Per i giocatori significa potenzialmente ritrovare l’account com’era prima del problema, con la necessità di attendere la riapertura dei server e l’esito dei controlli su larga scala.
L’episodio conferma quanto sia delicato il legame tra infrastruttura online, progressione e integrità degli account nei live service. Quando un incidente altera in modo massivo risorse e inventari, la soluzione più drastica diventa anche la più lineare: fermare tutto, isolare l’anomalia e riportare i dati a un punto ritenuto affidabile, anche a costo di sacrificare una parte delle attività recenti.
