Sta finendo la RAM: perché i prezzi stanno salendo così in fretta

Negli ultimi mesi il mercato delle memorie per computer è entrato in una fase complicata: alcune tipologie di RAM sono diventate difficili da trovare e, di conseguenza, i prezzi sono iniziati a salire con una velocità che nel settore tecnologico non si vedeva da un po’.

La spinta arriva soprattutto dall’industria dell’intelligenza artificiale, che sta comprando componenti in quantità enormi, ma lo scenario è reso più instabile da come è costruita l’intera filiera delle memorie: pochi produttori, cicli di domanda che cambiano in fretta e una capacità produttiva che non si aumenta dall’oggi al domani.

A seconda dei modelli e dei tagli, gli aumenti hanno già raggiunto livelli notevoli e gli analisti si aspettano ripercussioni che possono arrivare fino ai prodotti di uso quotidiano, come smartphone, PC preassemblati e console. Nel frattempo, chi assembla computer da solo – come molti appassionati di videogiochi – è stato tra i primi ad accorgersi che qualcosa stava cambiando, perché i prezzi dei kit più ricercati hanno iniziato a muoversi quasi “in tempo reale”.

Perché i prezzi stanno correndo

Il rincaro delle RAM non dipende da un singolo fattore. Da una parte c’è una domanda molto forte legata ai sistemi di intelligenza artificiale; dall’altra pesa la fine di un periodo di sovrapproduzione che aveva tenuto bassi i prezzi.

A complicare il quadro c’è poi la struttura del mercato: per molte categorie di memorie, si parla di un vero e proprio oligopolio, dominato da alcune aziende che, in diversi segmenti, arrivano a controllare percentuali molto alte della produzione.

Allo stesso tempo, un mercato così concentrato ha finito per garantire una certa regolarità: quando la domanda oscillava, i grandi produttori riuscivano spesso a evitare sbalzi troppo ampi. Ora, però, la situazione è diversa: la domanda di memorie legate all’AI sta risucchiando risorse e capacità, mentre l’offerta non si è adeguata con la stessa velocità.

I rincari sono visibili soprattutto nei segmenti più “sensibili” alla disponibilità immediata. Nel giro di pochi mesi, per alcune tipologie di RAM i prezzi sono arrivati a moltiplicarsi. Nel settore dei componenti per PC da gioco, che si muove con grande rapidità perché gli acquisti sono molto reattivi, ci sono kit passati da 80 a 300 dollari in circa tre mesi, e casi di sistemi più avanzati saliti da 190 a 700 dollari. In certe catene di vendita, i prezzi hanno iniziato a cambiare così spesso da ricordare quelli dei prodotti aggiornati di continuo in base alle forniture.

Che cosa fa la RAM e perché l’AI la consuma

Per capire perché questa carenza pesi così tanto, conviene ricordare che cosa sia la RAM. Il termine significa Random Access Memory e indica la memoria di lavoro di un dispositivo: se lo spazio di archiviazione è il luogo dove i dati restano conservati, la RAM somiglia a una scrivania su cui i dati vengono portati, consultati e trasformati. È molto più veloce rispetto ai sistemi di archiviazione e serve al processore per avere subito a disposizione ciò che gli serve mentre elabora.

Nel linguaggio comune, quando si parla di RAM ci si riferisce spesso alla DRAM, cioè Dynamic Random Access Memory, che è la tipologia più diffusa nei computer. Negli ultimi anni, però, la crescita dei data center per l’intelligenza artificiale ha cambiato le priorità della filiera: per sviluppare e far funzionare i modelli servono quantità enormi di memoria veloce, e questo rende i data center clienti di primissimo piano per chi produce DRAM.

A questo si aggiunge un altro elemento: le schede grafiche (GPU) più potenti usate per l’AI integrano un tipo di memoria più sofisticata, la HBM, prodotta con tecniche complesse che richiedono più wafer di silicio rispetto alle DRAM tipiche dei PC. In pratica, più wafer assorbiti dalla produzione di HBM significa meno capacità disponibile per le memorie destinate ad altri dispositivi. E quando l’offerta si stringe, i prezzi tendono a salire ancora.

Da qualche tempo, alcune aziende hanno orientato una parte rilevante della produzione verso le richieste dell’AI, anche perché quel settore, almeno per ora, riesce a garantire contratti più remunerativi e più lunghi, cioè più rassicuranti per chi investe.

Alcune grandi aziende hanno avviato progetti di data center su scala enorme: cantieri che richiederanno tantissime macchine con processori e memorie molto veloci. È una domanda che resta alta anche quando i prezzi aumentano, perché la corsa a costruire infrastrutture per l’AI è diventata un obiettivo industriale e strategico.

Cosa può succedere a PC e smartphone nei prossimi mesi

I dispositivi che si comprano già assemblati e gli smartphone usano memorie in genere meno elaborate rispetto ai kit da gaming, e per questo possono sembrare più protetti. Gli analisti, però, ritengono che gli aumenti possano arrivare anche lì, perché la richiesta complessiva di memorie sta crescendo mentre la capacità produttiva non è cambiata.

Un segnale in questa direzione è arrivato dai produttori stessi, che in alcuni casi hanno aumentato i prezzi di alcuni chip di memoria per server.

Per ora molti marchi non hanno ancora ritoccato in modo diffuso i listini al dettaglio, anche perché chi produce smartphone e PC compra componenti in anticipo e in grandi quantità, accumulando scorte che aiutano a rallentare gli aumenti nel breve periodo. Questo “cuscinetto” può però consumarsi in fretta se i prezzi all’ingrosso continuano a salire, e alcuni produttori hanno già segnalato che potrebbero arrivare modifiche.

Le strategie, a quel punto, diventano diverse. Alcune aziende stanno cercando di accumulare memorie e componenti per limitare i rincari e non scaricare tutto sui clienti. Altre, secondo le analisi citate, potrebbero scegliere strade più indirette: ridurre la quantità di RAM nei dispositivi, oppure risparmiare su altri elementi, come batterie meno durature o schermi più economici.

In questo scenario Apple, sempre secondo quanto riportato, dovrebbe essere meno esposta: da una parte per i rapporti storici e i contratti solidi con i fornitori, dall’altra perché può permettersi di assorbire una parte degli aumenti senza cambiare troppo i prezzi.

Guardando alle cause di fondo, c’è un motivo per cui non si vedono, al momento, grandi piani di ampliamento della produzione: il settore ha ancora in mente il periodo opposto, quello del surplus. Durante la pandemia la domanda di PC, smartphone e altri dispositivi era aumentata parecchio, spingendo i produttori a fabbricare di più. Quando la fase più intensa è finita, la richiesta è scesa rapidamente, creando un eccesso di DRAM e NAND (le memorie usate per l’archiviazione veloce). I ricavi sono crollati e il mercato si è ritrovato con prezzi bassi, spesso sotto i costi di produzione.

Il taglio alla produzione e lo spostamento di investimenti verso le memorie per server legate all’AI hanno preparato il terreno per la situazione attuale: meno offerta disponibile per l’elettronica di consumo e più capacità indirizzata dove i margini sono maggiori.

I risultati economici lo mostrano: Micron, per esempio, ha visto il proprio utile netto passare da 778 milioni di dollari nel 2024 a oltre 8,6 miliardi nell’anno successivo; per Samsung, invece, il settore delle memorie vale circa un terzo dei ricavi complessivi delle sue attività. Finché la domanda dell’AI resta alta e la produzione non si espande in modo significativo, la pressione sui prezzi rischia di continuare e di riflettersi, gradualmente, su ciò che finisce sugli scaffali.

CONDIVIDI L'ARTICOLO