Una febbrile attività anima osservatori da ogni continente: antenne radio, telescopi ottici e strumenti a infrarossi convergono sulla stessa coordinata celeste per seguire 3I/ATLAS, ospite interstellare che attraversa il Sistema solare a velocità vertiginosa.
Con soli due predecessori noti, ogni fotone riflesso da questa cometa – proveniente da un luogo che resta ancora un mistero – rappresenta una preziosa chiave per interrogare i margini più remoti della Via Lattea. Le agenzie spaziali, fianco a fianco con gruppi amatoriali, scrutano il cielo con l’obiettivo di raccogliere quanti più dati possibili prima che il viaggiatore riprenda la strada verso l’oscurità galattica.
Un visitatore interstellare in catalogo
Il Minor Planet Center ha inserito 3I/ATLAS nell’elenco degli oggetti interstellari, terzo caso documentato dopo l’asteroide 1I/ʻOumuamua (2017) e la cometa 2I/Borisov (2019). La nuova entrata, notata inizialmente come A11pl3Z dall’Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System (ATLAS) della NASA, è stata poi confermata grazie a osservazioni indipendenti del Deep Random Survey in Cile e di altri osservatori sparsi sul globo.
Una successiva analisi a ritroso ha mostrato che l’oggetto compariva già in immagini risalenti al 14 giugno, senza essere stato riconosciuto nell’immediato. Questo ritrovamento retrospettivo conferma quanto possa essere sfuggente il passaggio di corpi provenienti da altre stelle e, al contempo, testimonia la crescente efficacia delle reti di sorveglianza celeste.
Una finestra breve, dati preziosi
I primi calcoli indicano un nucleo di circa 20 chilometri e una velocità attuale di 60 km/s, destinata ad aumentare mentre la gravità solare accelera la cometa. Mark Norris, dell’Università del Central Lancashire, ha ricordato che una traiettoria tanto rapida concede poche settimane utili per campagne osservative complete: secondo il ricercatore, in contesti del genere è necessario «mettere insieme tutto ciò che si riesce finché l’oggetto rimane alla portata della strumentazione».
Il punto di massimo avvicinamento al Sole è atteso per ottobre, a circa due unità astronomiche – il doppio della distanza Terra–Sole – prima che 3I/ATLAS guadagni di nuovo l’orbita galattica.
In questa stretta finestra temporale astronomi professionisti e citizen scientist coordinano spettrografi e camere CCD con l’intento di misurare composizione chimica, attività della chioma e variazioni di luminosità, parametri decisivi per confrontare il nuovo arrivato con i due “parenti” già catalogati.
Verso nuove missioni dedicate
Le tecnologie attuali non consentono una sonda-lampo che raggiunga 3I/ATLAS in pochi mesi: come ha sottolineato Norris, l’oggetto «sarebbe già oltre l’orbita di Marte» prima del lancio. L’orizzonte, però, sta cambiando.
L’Agenzia Spaziale Europea sta mettendo a punto Comet Interceptor, missione programmata per il 2029 che attenderà in uno stabile punto di Lagrange un bersaglio fresco di scoperta – una cometa di lungo periodo o, con un pizzico di fortuna, un altro corpo interstellare.
Richard Moissl, responsabile dell’Office for Planetary Defence dell’ESA, ha evidenziato che 3I/ATLAS rimarrà visibile almeno fino a fine anno, periodo sufficiente per rifinire l’orbita e puntare gli spettrometri con la massima precisione. Ogni misurazione, a suo dire, arricchirà i modelli sulla formazione dei sistemi planetari, mostrando che visitatori simili potrebbero essere più comuni di quanto si ritenesse in passato.
Il transito di 3I/ATLAS, dunque, non è soltanto uno spettacolo celeste: è la conferma che il Sistema solare s’incrocia regolarmente con frammenti di altri mondi, offrendo agli scienziati rari campioni naturali di materia formatasi in ambienti lontanissimi.
