Sorpresa sul Sole: un enorme cuore e una macchia ‘pronta a esplodere’

macchia solare
Credit: NASA SDO

Una macchia solare dalla conformazione decisamente singolare si è recentemente palesata sulla nostra stella, catturando l’attenzione degli osservatori. Questa regione, classificata come AR 4220, si discosta notevolmente dall’aspetto consueto di tali fenomeni.

La sua struttura anulare, con una parte centrale luminosa attorniata da piccoli punti scuri, è stata immortalata venerdì 19 settembre dall’astrofotografo di New York Frank J. Melillo, che ne ha evidenziato la somiglianza con un kiwi sezionato.

Nella giornata di oggi, sabato 20 settembre, AR 4220 si trova posizionata sul bordo orientale del disco solare, nella porzione inferiore rispetto all’equatore della stella. A rendere il quadro ancora più interessante, al di sopra di essa si osserva un vasto buco coronale a forma di cuore, responsabile dell’emissione di un flusso di vento solare lento diretto verso il nostro pianeta.

La particolarità di una struttura invertita

La caratteristica più rilevante di questa strana area solare è legata a una probabilità più elevata di generare eventi esplosivi, come brillamenti o eruzioni. Questi fenomeni, a loro volta, possono scatenare espulsioni di massa coronale (CME), i principali agenti delle tempeste geomagnetiche che interessano la Terra.

L’astrofisico Tony Phillips, curatore di un portale specializzato in meteorologia spaziale, ha posto l’accento su questo aspetto, affermando che le macchie solari con geometrie irregolari e campi magnetici alterati sono quelle che presentano una maggiore inclinazione a esplodere.

Secondo quanto indicato dalla NASA, le macchie solari sono aree della fotosfera, la superficie visibile del Sole, che si presentano a una temperatura inferiore rispetto alle zone circostanti.

La loro formazione avviene dove intensi campi magnetici bloccano il calore proveniente dagli strati più interni della stella. Questo meccanismo le rende più fredde, con temperature di circa 4.000 °C, in contrasto con i 5.500 °C della normale fotosfera.

Un nucleo caldo e luminoso

Normalmente, le parti più fredde e scure si concentrano al centro delle macchie solari. Nel caso di AR 4220, invece, la situazione è capovolta: il centro è più caldo e luminoso, mentre i nuclei freddi e scuri ne delineano il perimetro. Il dottor Phillips ha offerto una spiegazione per questa anomalia.

Mentre nelle macchie convenzionali i potenti campi magnetici creano un nucleo freddo e scuro bloccando il flusso di calore, nel caso di AR 4220 il centro non è affatto freddo. L’esperto ipotizza che un pennacchio di plasma possa risalire con una forza tale da respingere il campo magnetico, originando così un nucleo caldo all’interno di un anello più freddo.

Una simile configurazione magnetica potrebbe facilitare la riconnessione delle linee di campo, un processo rapido in cui queste si spezzano per poi ricongiungersi.

Conseguenze per il meteo spaziale

È proprio in questo scenario energetico che si liberano i brillamenti solari, potentissime esplosioni che possono causare l’espulsione di materiale dalla corona. Le particelle ionizzate e i campi magnetici proiettati nello spazio dalle CME costituiscono il vento solare.

Quando questo flusso impatta contro la magnetosfera terrestre, può dare origine a tempeste solari e magnifiche aurore polari. Gli scienziati prevedono che una tempesta geomagnetica potrebbe verificarsi lunedì 22 settembre, come conseguenza del debole flusso di particelle generato dal gigantesco buco coronale a forma di cuore apparso sul Sole.

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