Slitta il ritorno sulla Luna: la NASA conferma la nuova tabella con obiettivo nel 2028

NASA Artemis II
Credit: NASA/Brandon Hancock

Il ritorno dell’uomo sulla Luna fa un passo indietro sul calendario. I ritardi accumulati dalla missione Artemis II hanno imposto alla NASA una revisione completa della roadmap, con effetti a catena su tutte le tappe successive del programma. L’agenzia statunitense ha scelto di prendersi più tempo, ricalibrando obiettivi, ruoli delle singole missioni e tempistiche di allunaggio, per evitare di spingere troppo su un sistema che, nei test degli ultimi mesi, ha evidenziato diverse criticità.

Il risultato è un nuovo scenario: l’allunaggio con equipaggio non sarà più associato ad Artemis III, come comunicato in passato, ma verrà spostato in avanti e affidato alla missione Artemis IV, con finestra operativa fissata al 2028. Una scelta che ridisegna le priorità del programma ma che, nelle intenzioni della NASA, mette al centro sicurezza, sostenibilità operativa e continuità delle future attività sul suolo lunare.

Effetto domino dei ritardi di Artemis II

I problemi tecnici che hanno costretto a fermare Artemis II e a riportare il razzo all’interno del VAB hanno generato un vero effetto domino. I responsabili del programma hanno preso atto che la timeline originaria, con missioni ravvicinate e cariche di operazioni delicate, non era più compatibile con il quadro emerso dai test. Per questo la prima decisione è stata rivedere l’intero calendario, a partire proprio dalla missione in preparazione.

Artemis II resta il passaggio chiave per riportare un equipaggio in orbita lunare dopo oltre mezzo secolo. Il volo, inizialmente pianificato nei prossimi mesi, è stato rinviato ad aprile per consentire gli interventi necessari sui sistemi che hanno dato problemi durante le verifiche. Solo dopo il completamento delle attività di analisi e correzione, la NASA potrà fissare una nuova data di lancio considerata realmente praticabile.

Nel frattempo, Artemis III cambia natura: non sarà più la missione dell’allunaggio, bensì un volo di prova. In questa fase l’obiettivo sarà validare hardware, procedure e gestione operativa, preparando il terreno al passo successivo senza caricare un’unica missione di troppi traguardi contemporaneamente.

L’allunaggio si sposta su Artemis IV

Con il nuovo assetto, il primo touchdown lunare del programma viene formalmente agganciato ad Artemis IV. La NASA punta a far decollare questa missione nel 2028, anno in cui si prevede il ritorno effettivo dell’uomo sulla superficie del nostro satellite, dopo le storiche imprese del programma Apollo.

La scelta non nasce solo dai ritardi di Artemis II, ma anche dalle indicazioni arrivate dall’Aerospace Safety Advisory Panel, l’organo indipendente che monitora i profili di sicurezza delle attività dell’agenzia. Il panel ha evidenziato come la versione originaria di Artemis III concentrasse in un unico lancio numerose operazioni mai sperimentate prima, con un livello di rischio considerato troppo elevato. Per ridurre la complessità, il pacchetto di attività è stato distribuito su più missioni, alleggerendo la pressione su ogni singolo volo.

In questo quadro, Artemis IV diventa la missione simbolo della nuova fase del programma: meno “one shot”, più percorso graduale, in cui ogni step serve a consolidare quello successivo. L’obiettivo è arrivare all’allunaggio con un set di tecnologie, procedure e sistemi già rodati in contesti operativi reali.

Verso una presenza stabile sulla superficie lunare

Nel corso della conferenza in cui è stato illustrato il nuovo calendario, la NASA ha sottolineato che il rinvio dell’allunaggio non significa ridimensionare l’ambizione a lungo termine. Al contrario, il programma viene presentato come la base per una presenza umana più continuativa sulla Luna, con un ritmo di missioni che, dopo il debutto di Artemis IV, dovrebbe stabilizzarsi su almeno un allunaggio all’anno.

Nei piani dell’agenzia, questa cadenza servirà a costruire passo dopo passo l’infrastruttura necessaria. Si parla della stazione orbitale Gateway, destinata a diventare un avamposto permanente in orbita lunare, e delle prime forme di insediamento sul suolo, con habitat, moduli logistici e sistemi energetici dedicati. Il nuovo calendario sposta in avanti le date, ma offre più margine per sviluppare questi elementi in modo coerente.

Resta, comunque, un punto fermo: senza il successo di Artemis II, ogni passo successivo rimane teorico. Per questo, nel breve periodo, tutte le energie saranno concentrate sulla risoluzione delle anomalie emerse nei test e sulla preparazione del volo in orbita lunare con equipaggio. Solo dopo aver chiuso con esito positivo questa fase, la NASA potrà considerare realmente avviata la corsa verso l’allunaggio del 2028 e verso una presenza umana stabile sulla superficie del nostro satellite naturale.

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