Il 30 aprile 1986, da una sala del CNUCE-CNR di Pisa, partì un comando destinato a entrare nella storia tecnologica italiana. Era un semplice ping, inviato verso gli Stati Uniti attraverso un collegamento sperimentale. La risposta arrivò dalla Pennsylvania e certificò l’ingresso dell’Italia in Internet, come quarta nazione europea connessa alla rete dopo Norvegia, Regno Unito e Germania.
Quel passaggio, oggi normale nella memoria digitale del Paese, avvenne quasi nel silenzio generale. La connessione viaggiava a 64 Kbps, una velocità minima rispetto agli standard attuali, ma sufficiente per aprire una fase nuova nella ricerca, nelle comunicazioni e nello sviluppo dell’informatica nazionale. A distanza di quarant’anni, Pisa torna così al centro del racconto, tra memoria scientifica e riflessione sul futuro della rete.
Da Pisa agli Stati Uniti nacque il primo collegamento italiano

Il primo nodo italiano di Internet fu attivato dal CNUCE-CNR, il Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico, con sede in via Santa Maria, a breve distanza dalla Torre Pendente. Il segnale non raggiunse direttamente gli Stati Uniti tramite un cavo oceanico. Prima percorse una linea terrestre fino alla Piana del Fucino, in Abruzzo, dove una grande antenna di Telespazio lo inviò al satellite Intelsat IV. Da lì arrivò a Roaring Creek, in Pennsylvania.
La struttura tecnica ruotava attorno al Butterfly Gateway, un router sperimentale formato da 256 processori, finanziato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Il protocollo utilizzato era il TCP/IP, destinato a diventare lo standard su cui ancora oggi si basa il funzionamento della rete globale.
A lanciare materialmente il comando fu il ricercatore Antonio Blasco Bonito. Dietro il progetto, però, c’era il lavoro avviato da Luciano Lenzini, che già dagli anni Settanta aveva seguito l’evoluzione delle reti scientifiche e aveva intuito le potenzialità di Arpanet dopo essere stato nel centro IBM di Cambridge, nel Massachusetts. In quella giornata era presente anche Stefano Trumpy, allora direttore del CNUCE.
La rete arrivò dopo anni di ostacoli burocratici
Il collegamento non fu il risultato di un percorso rapido. Lenzini aveva avviato i contatti con Robert Kahn, tra i padri del TCP/IP insieme a Vint Cerf, già nel 1980. Servirono però sei anni per superare procedure, accordi tecnici e passaggi amministrativi con SIP, Telespazio e Italcable.
A complicare il progetto arrivò anche la richiesta della DARPA di usare il nuovo Butterfly Gateway per tutti i nodi europei. Il costo dell’apparato superava le possibilità del CNUCE e il progetto rischiò di fermarsi. Durante una riunione a Washington, Lenzini comunicò la difficoltà di andare avanti. Fu Kahn a trovare la soluzione, dopo un confronto con i membri del board: il Dipartimento della Difesa statunitense avrebbe sostenuto la spesa per il dispositivo.
Il gateway arrivò poi a Pisa dopo altri passaggi doganali. Solo allora fu possibile completare l’infrastruttura e sostituire il precedente apparato con cui il gruppo italiano aveva lavorato fino a quel momento. La riuscita del collegamento del 30 aprile 1986 fu quindi il risultato di una combinazione di competenze scientifiche, relazioni internazionali e pazienza istituzionale.
Un evento rimasto nascosto e riscoperto anni dopo
L’importanza del primo ping non ebbe subito risonanza pubblica. La stampa italiana non diede spazio alla notizia, anche perché il disastro di Chernobyl, avvenuto pochi giorni prima, occupava l’attenzione del Paese. Per molto tempo quell’episodio rimase confinato alla memoria degli addetti ai lavori.
Solo molti anni dopo il ruolo di Pisa nella nascita di Internet in Italia venne celebrato in modo ufficiale. Nel 2016, una targa in via Santa Maria ricordò il primo nodo della rete nel Paese. Sempre a Pisa si conserva il Mac del 1984 da cui partì quel segnale, oggi esposto al Museo degli Strumenti per il Calcolo dell’Università.
Un anno dopo il primo collegamento, al CNR di Pisa nacque anche il Registro.it, l’anagrafe dei domini italiani, ancora oggi gestita dal CNR-IIT. Nel quarantennale, l’evento organizzato all’Auditorium dell’Area della Ricerca CNR di via Moruzzi ha guardato anche al futuro, con temi come intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e sovranità digitale. Il primo ping resta così un punto di partenza: piccolo nei numeri, enorme nelle conseguenze.
