Con una mossa inattesa, Perplexity ha presentato un’offerta da 34,5 miliardi di dollari per acquistare Google Chrome. La notizia, diffusa dal Wall Street Journal e da Bloomberg, ha destato clamore soprattutto perché la cifra è quasi il doppio dell’attuale valutazione della startup, stimata intorno ai 18 miliardi di dollari.
L’iniziativa segue di pochi mesi le dichiarazioni con cui l’azienda aveva espresso interesse a rilevare Chrome, qualora le indagini antitrust costringessero Google alla cessione. In quel contesto, anche OpenAI aveva fatto trapelare il proprio interesse, delineando uno scenario di potenziale competizione diretta tra due protagonisti dell’intelligenza artificiale.
Un precedente fatto di tentativi ambiziosi
Non è la prima volta che Perplexity tenta mosse considerate ambiziose: a inizio 2024 aveva provato a rilevare TikTok. In questo caso, però, la situazione appare ancora più complessa. Google, infatti, non ha mai dato segnali di apertura a una vendita di Chrome e, ad oggi, nessuna decisione impone la dismissione del browser.
Il sostegno finanziario e i piani di investimento
Il Chief Business Officer Dmitry Shevelenko ha spiegato a Bloomberg che l’operazione sarebbe interamente coperta da fondi d’investimento di alto profilo. In caso di acquisizione, Perplexity prevede di destinare oltre 3 miliardi di dollari allo sviluppo di Chrome e Chromium nel giro di due anni. Un segnale di forte volontà, volto a rassicurare investitori e potenziali partner sulla solidità del progetto.
Un’operazione più simbolica che concreta
Molti analisti ritengono che la proposta sia soprattutto un atto simbolico. Chrome detiene circa il 65% del mercato globale dei browser ed è strettamente integrato con i servizi di Google, fattore che rende improbabile una cessione volontaria.
Nonostante ciò, Perplexity — già nota per il suo motore di ricerca AI e per il browser Comet — mostra così di voler consolidare la propria posizione, mirando a conquistare un tassello strategico della navigazione online, in linea con la sua visione di un web sempre più orientato all’intelligenza artificiale.

