Sony e Microsoft potrebbero rivedere in modo significativo la tabella di marcia delle loro prossime console. L’ipotesi di un’uscita nel periodo 2027–2028, che per mesi è sembrata plausibile, appare oggi meno solida. Il motivo principale sarebbe legato a dinamiche industriali sui componenti, con un’attenzione particolare al costo e alla disponibilità della memoria.
Prezzi della memoria in aumento e disponibilità ancora limitata
Negli ultimi tempi si è osservato un aumento sensibile dei prezzi della DRAM e, più in generale, dei componenti legati allo storage e alla memoria. Questo trend viene associato alla domanda crescente proveniente da infrastrutture di intelligenza artificiale e data center, che competono sulla stessa capacità produttiva dei chip. In un contesto del genere, l’approvvigionamento di RAM diventa più complesso: non si tratta solo di spendere di più, ma anche di accettare una maggiore incertezza nelle forniture.
Per un prodotto come una console, che richiede volumi elevati e una pianificazione industriale di lungo periodo, la variabile memoria pesa in modo diretto. Se i componenti chiave diventano più cari o meno reperibili, i costi di produzione possono salire e il margine di manovra si riduce. In questa prospettiva, la strategia più prudente consisterebbe nel rimandare il lancio della nuova generazione finché la disponibilità di memoria non torna più stabile.
Il ciclo delle console potrebbe allungarsi oltre le attese
Storicamente, le generazioni di console hanno spesso seguito un ciclo di vita compreso tra sette e otto anni. L’idea di mantenere questa cadenza resta un riferimento, ma il quadro attuale suggerisce che il ritmo potrebbe cambiare. Se l’ambiente produttivo resta sotto pressione e i prezzi continuano a crescere, l’uscita di una nuova piattaforma potrebbe essere spostata oltre ciò che si prevedeva.
In questo scenario, il 2028 smette di essere un traguardo “naturale” e diventa un’ipotesi condizionata, legata a come evolveranno i costi e la disponibilità dei componenti. L’eventuale slittamento non riguarderebbe un singolo attore: la dinamica descritta impatta sia Sony sia Microsoft, con effetti simili sulla programmazione di PlayStation e Xbox.
Più tempo per sviluppatori e valore ancora alto dell’attuale generazione
Un rinvio avrebbe anche una conseguenza indiretta sul lato software. Con più mesi, o anni, a disposizione, gli sviluppatori potrebbero continuare a lavorare sull’attuale generazione cercando di estrarne ulteriore valore e creatività. L’ecosistema oggi resta ampio, con migliaia di titoli e servizi già disponibili, elemento che riduce la necessità di accelerare un passaggio generazionale per ragioni di catalogo.
In parallelo, l’incremento dei costi della memoria e le pressioni più ampie del mercato rendono più credibile una revisione dei tempi di lancio rispetto a quanto appariva in passato. Un posticipo diventerebbe quindi una scelta di equilibrio: ridurre il rischio industriale, evitare che la produzione venga appesantita da componenti troppo costosi e puntare su un debutto in una fase di maggiore stabilità.
Se queste condizioni non dovessero migliorare in tempi brevi, l’idea di vedere PlayStation 6 e la prossima Xbox oltre il 2028 assumerebbe un peso maggiore. Non come certezza, ma come direzione possibile in un mercato in cui la capacità produttiva dei chip è contesa e i componenti fondamentali incidono in modo sempre più marcato sulle decisioni di lancio.
