Una nevicata inaspettata ha rivestito di bianco il Deserto cileno di Atacama, reputato l’area più arida sulla Terra. A quota 2.900 metri, nei pressi del complesso astronomico ALMA, fiocchi fitti hanno cancellato i toni rossastri tipici e lasciato un tappeto candido che ha sorpreso operatori, tecnici e scienziati impegnati nelle osservazioni.
Le riprese, effettuate sia dagli strumenti di sorveglianza sia dagli smartphone del personale, sono state condivise sui social in poche ore, generando stupore collettivo. Sul profilo X dell’osservatorio si legge che perfino il deserto più secco appariva simile a una distesa alpina, messaggio rimbalzato tra migliaia di utenti increduli in ogni continente.
Un manto bianco sul laboratorio astronomico
Nel filmato principale, i radiotelescopi di ALMA emergono come sagome scure tra dune trasformate in piccoli cumuli di neve, mentre infrastrutture e piste di servizio si ritrovano coperte da uno spesso strato di ghiaccio soffice. Il contrasto netto tra l’azzurro profondo del cielo e la coltre lattiginosa restituisce un panorama quasi irreale, degno di un set cinematografico.
Anche le aree prossime al Salar de Atacama, solitamente dominate da tonalità ocra e roccia, sono state uniformate da un velo compatto; autocarri, passerelle metalliche e antenne mostrano ora una patina cristallina che all’alba proietta riflessi argentati sulle superfici, creando effetti di luce insoliti per quelle latitudini desertiche.
Un fenomeno che si verifica di rado
I responsabili del centro scientifico spiegano che una nevicata di analoga portata, a questa altitudine, non si osservava da circa dieci anni. Episodi simili risultano infatti più frequenti oltre i 5.000 metri, dove l’aria sottile favorisce precipitazioni solide, mentre intorno ai 2.900 metri tali eventi rimangono occasionali e di breve durata.
La singolarità è amplificata dal fatto che l’Atacama riceve mediamente meno di 2 millimetri di pioggia l’anno; trovare diversi centimetri di neve equivale dunque ad assistere a una anomalia climatica che gli studiosi considerano preziosa per sondare i processi atmosferici di alta quota e per calibrare i modelli previsionali della regione.
Per gli astronomi, l’accumulo di cristalli di ghiaccio sopra le cupole strumentali rappresenta non soltanto un elemento scenografico, ma anche un compito impegnativo: le antenne millimetriche, progettate per condizioni iperaride, richiedono operazioni di pulizia straordinarie affinché le osservazioni submillimetriche non vengano compromesse.
La causa meteorologica e le allerte
Come riportato dal quotidiano La Tercera, la Direzione meteorologica cilena attribuisce l’evento al passaggio di un nucleo freddo che ha innescato marcata instabilità in varie regioni settentrionali – da Arica y Parinacota, Tarapacá, fino ad Antofagasta e Atacama – favorendo la formazione di nubi cariche di umidità lungo la Cordigliera delle Ande.
Il meteorologo Elio Brufort aggiunge che la stessa perturbazione ha spinto le autorità a emettere un avviso per raffiche intense di vento, con velocità stimate fino a 80 km/h nell’area di Antofagasta, e ha raccomandato prudenza ai trasporti terrestri, alle operazioni minerarie e alle attività di ricerca nei siti scientifici sull’altopiano.
