ComputerWeekComputerWeekComputerWeek
  • Tech
    • Apple
    • Android
    • Windows
    • Smartphone
    • App e Software
    • Hardware
    • Indossabili
    • I.A.
    • Vita Digitale
  • Videogiochi
  • POP & TV
  • Green
  • Smart Home
  • Motori
  • Scienza
  • Psicoweb
  • Recensioni
  • Sconti
ComputerWeekComputerWeek
  • APP
  • SMARTPHONE
  • APPLE
  • RECENSIONI
  • GIOCHI
  • Offerte
CERCA
  • Tech
    • Apple
    • Android
    • Windows
    • Smartphone
    • App e Software
    • Hardware
    • Indossabili
    • I.A.
    • Vita Digitale
  • Videogiochi
  • POP & TV
  • Green
  • Smart Home
  • Motori
  • Scienza
  • Psicoweb
  • Recensioni
  • Sconti
Seguici
  • CHI SIAMO
  • CONTATTI
  • TRASPARENZA
  • DISCLAIMER FOTO
  • RECENSIONI
  • PRIVACY POLICY
  • COOKIE POLICY
© 2024-2025 COMPUTERWEEK.IT
Big Bang Blog

Nel cosmo primordiale oggetti mai osservati: metà stelle, metà buchi neri

Redazione Tech
Pubblicato il 15/09/2025
universo

Nel cosmo alle origini, il telescopio spaziale Webb delle agenzie spaziali statunitense, europea e canadese ha intercettato minuscoli segnali rossastri che sfidano le spiegazioni classiche.

Un team guidato dal Max Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, con uno studio su Astronomy & Astrophysics, propone che quei segnali non siano galassie già mature, ma corpi celesti di natura inedita. L’ipotesi: sfere gassose roventi simili a stelle, nutrite da buchi neri supermassicci in rapida crescita.

Un’ipotesi radicale: gli ibridi stella–buco nero

Gli autori descrivono oggetti densi e luminosi che imitano l’aspetto di stelle giganti, mentre il motore reale sarebbe un buco nero vorace al centro.

Questi ibridi potrebbero rappresentare l’anello mancante nella crescita dei supermassicci oggi al cuore delle galassie, collegando l’infanzia dell’Universo ai mostri gravitazionali moderni. Il quadro spiega emissioni intense senza postulare popolazioni stellari irrealistiche.

Perché i “punti rossi” non tornano come galassie antiche

Le prime analisi avevano interpretato le macchie rosse come galassie già evolute in un’epoca molto precoce. Il gruppo guidato da Anna de Graaff rileva però che la luminosità osservata richiederebbe densità stellari impraticabili, con processi di formazione mai verificati.

Da qui il cambio di prospettiva: non ammassi di stelle, bensì un unico oggetto compatto con un diverso meccanismo energetico.

Luglio 2024: il caso estremo che cambia il modello

Nel luglio 2024 è emerso l’esempio più massiccio tra questi segnali, tanto peculiare da costringere i ricercatori, come riferito da de Graaff, a ripartire da zero e formulare nuovi modelli. Lo spettro indica non un ammasso, ma un singolo colosso: un buco nero che ingoia materia a ritmo elevatissimo, avvolto da una sfera di gas incandescente.

Secondo Joel Leja dell’ateneo statale della Pennsylvania, questa è attualmente l’interpretazione più coerente con quasi tutti i dati e merita ulteriore sviluppo.

Quindi, i segnali rossi rilevati dal Webb potrebbero non essere galassie precoci, ma ibridi luminosi alimentati da buchi neri. Se confermata, l’ipotesi offrirebbe una via rapida per la creazione dei supermassicci, risolvendo il nodo della loro crescita fulminea nell’Universo primordiale.

CONDIVIDI L'ARTICOLO
Facebook Whatsapp Whatsapp LinkedIn Telegram Copy Link Print

NON PERDERE QUESTE NEWS

NASA Artemis II

Artemis II, risolto il problema del flusso di elio: lancio l’1 aprile?

eclissi totale lunare

Luna di Sangue il 3 marzo: cos’è, perché diventa rossa e come seguire in diretta l’eclissi totale

NASA Artemis II

Slitta il ritorno sulla Luna: la NASA conferma la nuova tabella con obiettivo nel 2028

NASA Artemis II

Artemis II verso la Luna: guasto al flusso di elio blocca il lancio, si rischia il rinvio ad aprile

Artemis II NASA

Artemis II pronta al secondo test: nuova verifica tecnica in vista del lancio

cometa 41P

Una cometa ha invertito la rotazione: gli astronomi studiano il caso 41P

NASA Artemis II

Artemis II, nuovo problema tecnico: rischio slittamento del lancio

base lunare

La NASA accelera sul reattore nucleare da 500 kW sulla Luna

ComputerWeekComputerWeek
Seguici
© 2024-2026 COMPUTERWEEK.IT
In qualità di Affiliato Amazon, il sito riceve un guadagno dagli acquisti idonei.
In qualità di Affiliato MyComics, il sito riceve un guadagno dagli acquisti idonei.
  • CHI SIAMO
  • CONTATTI
  • TRASPARENZA
  • DISCLAIMER FOTO
  • RECENSIONI
  • PRIVACY POLICY
  • COOKIE POLICY
Welcome Back!

Sign in to your account

Username or Email Address
Password

Lost your password?