Nel cosmo alle origini, il telescopio spaziale Webb delle agenzie spaziali statunitense, europea e canadese ha intercettato minuscoli segnali rossastri che sfidano le spiegazioni classiche.
Un team guidato dal Max Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, con uno studio su Astronomy & Astrophysics, propone che quei segnali non siano galassie già mature, ma corpi celesti di natura inedita. L’ipotesi: sfere gassose roventi simili a stelle, nutrite da buchi neri supermassicci in rapida crescita.
Un’ipotesi radicale: gli ibridi stella–buco nero
Gli autori descrivono oggetti densi e luminosi che imitano l’aspetto di stelle giganti, mentre il motore reale sarebbe un buco nero vorace al centro.
Questi ibridi potrebbero rappresentare l’anello mancante nella crescita dei supermassicci oggi al cuore delle galassie, collegando l’infanzia dell’Universo ai mostri gravitazionali moderni. Il quadro spiega emissioni intense senza postulare popolazioni stellari irrealistiche.
Perché i “punti rossi” non tornano come galassie antiche
Le prime analisi avevano interpretato le macchie rosse come galassie già evolute in un’epoca molto precoce. Il gruppo guidato da Anna de Graaff rileva però che la luminosità osservata richiederebbe densità stellari impraticabili, con processi di formazione mai verificati.
Da qui il cambio di prospettiva: non ammassi di stelle, bensì un unico oggetto compatto con un diverso meccanismo energetico.
Luglio 2024: il caso estremo che cambia il modello
Nel luglio 2024 è emerso l’esempio più massiccio tra questi segnali, tanto peculiare da costringere i ricercatori, come riferito da de Graaff, a ripartire da zero e formulare nuovi modelli. Lo spettro indica non un ammasso, ma un singolo colosso: un buco nero che ingoia materia a ritmo elevatissimo, avvolto da una sfera di gas incandescente.
Secondo Joel Leja dell’ateneo statale della Pennsylvania, questa è attualmente l’interpretazione più coerente con quasi tutti i dati e merita ulteriore sviluppo.
Quindi, i segnali rossi rilevati dal Webb potrebbero non essere galassie precoci, ma ibridi luminosi alimentati da buchi neri. Se confermata, l’ipotesi offrirebbe una via rapida per la creazione dei supermassicci, risolvendo il nodo della loro crescita fulminea nell’Universo primordiale.

