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Big Bang Blog

Missione Persephone: verso Plutone alla ricerca di un oceano sotterraneo

Redazione Tech
Pubblicato il 16/08/2025
pianeta Plutone

Una nuova missione potrebbe chiarire se sotto i ghiacci di Plutone sopravvive un oceano liquido. L’idea nasce dal risultato di New Horizons, che nel 2015 ha rivelato un corpo celeste sorprendentemente vario: pianure gelate, rilievi e una sottile coltre gassosa.

A dieci anni da quel passaggio, un team guidato da Carly Howett (Università di Oxford) ha delineato Persephone, un orbiter dedicato al pianeta nano che prende il nome dalla sposa mitologica di Plutone. Obiettivo dichiarato: capire se, nel sottosuolo, persiste acqua allo stato liquido.

Obiettivi scientifici e strumenti

A differenza del flyby del 2015, Persephone resterebbe in orbita per oltre tre anni, così da mappare l’intero globo di Plutone, comprese le regioni rimaste in penombra durante la visita di New Horizons. La superficie relativamente giovane e poco craterizzata spinge verso un’analisi più estesa. Segnali di attività recente, in particolare, sono il fulcro dell’interesse.

La sonda, con 11 strumenti derivati da test collaudati e aggiornati, cercherebbe tracce di un antico “rigonfiamento” della forma del pianeta, indizio di strati liquidi presenti in passato o ancora oggi. Analisi dettagliate di composizione e spessore delle calotte, oltre alla ricerca di fonti di calore interne, aiuterebbero a valutare la stabilità di un eventuale oceano.

Il piano include lo studio di Charon e delle quattro lune minori—Styx, Nix, Kerberos, Hydra—per ricostruire il quadro geologico del sistema. Un’attenzione particolare andrebbe a possibili fenomeni di criovulcanismo, con indagini mirate sulle aree candidate. Dati integrati fornirebbero un contesto completo.

Finestra di lancio, tempi e budget

Le finestre considerate vanno dal 2029 al 2032; passato quel periodo, l’attesa potrebbe allungarsi di circa dieci anni. Anche con una traiettoria favorevole, il viaggio richiederebbe oltre 27 anni, imponendo una pianificazione di lunghissima durata. In gioco, dunque, una rara prova di resistenza organizzativa.

Per operare nella fascia di Kuiper servirebbero cinque generatori termoelettrici a radioisotopi di nuova generazione, necessari ad alimentare strumenti e sistemi in un ambiente remoto e freddissimo. Energia stabile e gestione termica restano prioritarie.

Il costo stimato è di 3 miliardi di dollari e la durata complessiva supererebbe il mezzo secolo, chiamando in causa tre generazioni di tecnici e ricercatori. Restano criticità logistiche: disponibilità di plutonio per i generatori e conservazione del know-how per decenni. Se approvata, la missione potrebbe, con un anno di estensione, puntare anche a un oggetto della fascia di Kuiper. Per ora è un concetto su carta, ma l’interesse scientifico è forte.

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