Il confine che separa i tradizionali visori immersivi dagli occhiali tecnologici potrebbe diventare molto più sottile. A suggerirlo sono alcune immagini legate a Project Phoenix, il dispositivo sul quale Meta starebbe lavorando per rinnovare la propria proposta dedicata alla realtà mista. Il prodotto appare più compatto rispetto ai modelli Quest e adotta una struttura vicina a quella di un paio di occhiali piuttosto robusti. Mancano ancora una presentazione ufficiale e una scheda tecnica completa, ma i materiali emersi permettono di osservare diversi particolari interessanti.
Le immagini comparse all’interno di HorizonOS
Il primo sguardo abbastanza chiaro sul dispositivo arriva da alcuni contenuti presenti nel pacchetto di HorizonOS Prescription Lens, un’applicazione collegata alla gestione delle lenti graduate. Al suo interno sono state individuate immagini che mostrano Phoenix da varie angolazioni e illustrano il possibile funzionamento degli inserti ottici dedicati a chi porta gli occhiali.
In uno dei materiali si vede il sistema utilizzato per applicare e rimuovere le lenti correttive. Un’altra immagine presenta invece una persona intenta a mostrare al visore un codice associato agli inserti. Questo procedimento potrebbe servire a riconoscere le caratteristiche delle lenti e ad adattare di conseguenza l’esperienza visiva.
La presenza di queste risorse suggerisce che il progetto abbia raggiunto una fase piuttosto concreta. Il design osservato potrebbe comunque subire ulteriori modifiche prima dell’arrivo sul mercato. Phoenix rimane infatti un nome in codice, mentre Meta deve ancora comunicare denominazione commerciale, prezzo e disponibilità.
Una struttura sottile con il peso distribuito diversamente
L’elemento che attira subito l’attenzione riguarda le dimensioni. Phoenix appare molto più sottile rispetto a un normale visore per la realtà virtuale. Al posto dell’ampia superficie imbottita che avvolge il viso, il dispositivo sembra utilizzare naselli simili a quelli degli occhiali, una scelta capace di modificare profondamente il modo in cui viene indossato.
Lungo le aste sono visibili diversi sensori rivolti sia verso l’esterno sia verso il basso. Le immagini lasciano intravedere anche un cavo che parte dalla zona posteriore dell’asta sinistra. Tale collegamento dovrebbe raggiungere un’unità separata, nella quale potrebbero trovare posto la batteria e una parte dei componenti necessari all’elaborazione.
Spostare alcuni elementi all’interno di un modulo esterno consentirebbe di alleggerire la parte appoggiata sul volto e di gestire meglio il calore. Il risultato sarebbe un apparecchio più comodo durante le sessioni prolungate, sebbene accompagnato da un piccolo dispositivo da portare in tasca. Il comfort sembra quindi occupare una posizione centrale nel progetto, assieme alla volontà di ridurre l’ingombro tipico degli attuali visori.
Mani e sguardo potrebbero sostituire i controller
Phoenix sembra progettato intorno a un sistema di interazione più naturale. Il rilevamento dei movimenti delle mani dovrebbe permettere di selezionare finestre, spostare contenuti e attivare comandi attraverso semplici gesti. A questa tecnologia potrebbe affiancarsi il monitoraggio dello sguardo, utile per capire quale elemento dell’interfaccia sta osservando la persona.
Un eventuale sistema basato sulla combinazione tra occhi e dita renderebbe meno importante la presenza dei controller tradizionali. Guardare un’icona e avvicinare due dita potrebbe diventare sufficiente per confermare una scelta, aprire un’applicazione oppure interagire con un oggetto digitale. Il funzionamento ricorderebbe quello di altre piattaforme recenti, pur mantenendo l’identità dell’ecosistema Meta.
Un approccio di questo tipo favorirebbe anche gli impieghi legati alla produttività. Finestre virtuali, schermi multipli e strumenti tridimensionali potrebbero essere controllati senza impugnare accessori aggiuntivi. Perché l’esperienza risulti davvero efficace serviranno però sensori precisi, un’interfaccia immediata e una risposta rapida ai gesti dell’utilizzatore.
Restano diversi interrogativi prima della presentazione ufficiale
Le immagini mostrano soprattutto l’interno e la parte posteriore di Phoenix, mentre il lato frontale rimane quasi completamente nascosto. Proprio lì dovrebbero trovarsi le fotocamere necessarie a riprodurre l’ambiente circostante e a integrare gli elementi digitali nello spazio reale. La loro disposizione rappresenta quindi uno dei principali particolari ancora da chiarire.
Rimangono sconosciuti anche risoluzione, autonomia, potenza e prezzo. L’aspetto sottile suggerisce un posizionamento diverso rispetto ai Quest tradizionali, ma serviranno informazioni ufficiali per comprendere a quale pubblico sarà destinato. Il dispositivo potrebbe occupare uno spazio intermedio tra gli occhiali intelligenti e i visori completamente immersivi, offrendo una maggiore comodità senza rinunciare alle funzioni avanzate.
L’attenzione si sposta ora sul prossimo appuntamento Meta dedicato alle sue tecnologie. L’avvicinarsi dell’evento rende possibile almeno un’anticipazione ufficiale, mentre la commercializzazione viene collocata nel 2027. Phoenix potrebbe così rappresentare un passaggio importante nella strategia dell’azienda: un apparecchio più leggero, orientato ai gesti e pensato per portare la realtà mista dentro attività quotidiane sempre più varie.
