Meta AI torna al centro dell’attenzione: l’assistente privato potrebbe, secondo alcune indiscrezioni, rendere pubbliche le chat di utenti che, ignari, condividono dettagli sensibili. Ma che cosa sarebbe successo secondo alcuni esperti di sicurezza?.
La condivisione accidentale delle chat
Il pulsante che consente di inoltrare la conversazione a terzi espone l’intero scambio a chiunque navighi sul web. Mancando un avviso esplicito, chi ritiene di dialogare con un assistente riservato in realtà può riversare online ogni singola domanda.
Gli esperti di sicurezza hanno individuato numerose sessioni del chatbot indicizzate dai motori di ricerca. Sebbene non contengano segreti rilevanti, queste chat rivelano curiosità intime o problemi personali che nessuno vorrebbe vedere in rete.
La funzione di condivisione, pensata per diffondere risposte utili, si trasformerebbe così in una falla di visibilità: il limite tra privato e pubblico svanisce senza preavviso.
Quali rischi per gli utenti?
Tra i dialoghi trapelati ci sarebbero richieste su evasione fiscale, assistenza legale e salute mentale, tutte questioni delicate. In alcuni casi i messaggi riportano nomi, indirizzi di casa e numeri di telefono, elementi che identificano in modo diretto la persona che scrive.
Ci sarebbero persino lettere di raccomandazione complete di dati personali, pronte per essere scaricate da chiunque. Questa esposizione involontaria può mettere in imbarazzo o danneggiare reputazioni, perché le chat nascono con l’idea di restare confidenziali.
Il problema non riguarda soltanto la figuraccia: pubblicare dati giudiziari o fiscali può avere ripercussioni legali di rilievo.
Il silenzio di Meta e il malcontento
Finora l’azienda non ha risposto alle domande degli analisti, né ha chiarito dove finiscono i dialoghi salvati. Chi utilizza Meta AI su un profilo Instagram aperto al pubblico rischia di vedere indicizzate anche le richieste più personali.
La diffusione forzata del servizio alimenta irritazione: molti utenti si sono ritrovati l’icona dell’assistente senza alcuna possibilità di disattivarla. Perfino l’app autonoma dedicata all’AI conta pochi download, mentre la platea continua a preferire ChatGPT e Gemini, ritenuti strumenti più affidabili sul fronte della riservatezza.
