L’universo si espande più del previsto e gli scienziati cercano risposte

temperatura universo

L’universo continua ad allontanarsi da sé stesso a una velocità che la cosmologia fatica ancora a spiegare. Un nuovo studio della collaborazione H0 Distance Network ha portato questo nodo teorico a un livello di precisione mai raggiunto prima, offrendo la misura diretta più accurata della costante di Hubble su scala locale.

Il dato ottenuto, 73,50 ± 0,81 km/s/Mpc, si colloca oltre la soglia dell’1% di precisione e rafforza un problema che da anni divide le osservazioni dell’universo vicino da quelle ricavate dal cosmo primordiale.

Un numero piccolo che cambia il quadro

Il valore ricavato dal nuovo lavoro resta in linea con altre misurazioni locali, ma continua a risultare più alto rispetto ai 67-68 km/s/Mpc associati al fondo cosmico a microonde. A prima vista il margine può sembrare ridotto, eppure per gli studiosi ha un peso enorme. La discordanza appare infatti troppo solida per essere archiviata come semplice imprecisione strumentale o come oscillazione casuale dei dati.

Per questo motivo il risultato non si limita a confermare un’anomalia già nota. Rimette al centro il dubbio che il modello cosmologico oggi più usato, il ΛCDM, possa non bastare più a descrivere con esattezza l’evoluzione dell’universo.

La rete di misure che prova a chiudere il cerchio

L’aspetto più interessante del lavoro riguarda il metodo. Il team non si è affidato a una sola tecnica, ma ha costruito una vera rete di distanze cosmiche composta da approcci differenti capaci di controllarsi a vicenda. Nel sistema rientrano le cefeidi, le stelle giganti rosse, le supernove di Tipo Ia e alcune galassie con proprietà fotometriche già note.

Gli autori hanno poi verificato la solidità dell’analisi togliendo, una alla volta, le varie tecniche dal calcolo complessivo. Il valore finale della costante è rimasto stabile. In altre parole, il risultato non poggia su un unico metodo fragile, e questo riduce molto l’ipotesi di un errore locale nascosto. Secondo i ricercatori, l’insieme delle prove spinge verso l’idea che dietro questa discordanza possa esserci nuova fisica.

Quando il modello standard non basta più

Le conseguenze toccano uno dei pilastri della cosmologia moderna. Se il ΛCDM continua a prevedere un’espansione attuale più lenta rispetto a quella osservata, allora qualcosa nel quadro teorico potrebbe richiedere una revisione. Tra le possibilità prese in considerazione compaiono cambiamenti nelle proprietà dell’energia oscura, particelle ancora ignote presenti nell’universo primordiale oppure correzioni alla relatività generale su certe scale.

Il gruppo ha reso pubblici dati e metodi, così da permettere nuovi controlli e futuri aggiornamenti. Saranno strumenti come il Vera C. Rubin Observatory ed Euclid a offrire i prossimi passaggi decisivi. La domanda, ormai, non riguarda più l’esistenza del divario: riguarda la teoria che sarà capace di spiegarlo.

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