A sessant’anni dal primo atterraggio morbido sulla superficie lunare, la tecnologia moderna potrebbe riportare alla luce il punto esatto in cui si posò la sonda sovietica Luna 9. Il veicolo, protagonista di una pagina storica nel 1966, potrebbe essere localizzato con precisione nelle prossime settimane grazie a uno studio che utilizza strumenti di intelligenza artificiale.
L’analisi ha ridotto l’area di ricerca a pochi siti compatibili con i dati storici disponibili. Se uno di questi corrisponderà davvero al luogo dell’allunaggio, la conferma potrebbe arrivare già a marzo, quando la sonda indiana Chandrayaan-2 sorvolerà la zona con una mappatura ad altissima definizione.
60 anni di incertezza potrebbero finire
Nel febbraio del 1966, Luna 9 entrò nella storia come primo manufatto umano capace di posarsi senza danni su un altro corpo celeste e di inviare immagini dalla superficie della Luna. Le coordinate dell’atterraggio furono diffuse all’epoca dal quotidiano sovietico Pravda, ma quei dati, frutto di calcoli risalenti agli anni Sessanta, lasciavano margini di errore significativi.
Quando nel 2009 il Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA iniziò a trasmettere immagini dettagliate del suolo lunare, gli astronomi sperarono di individuare con facilità i resti del lander. La realtà si rivelò più complessa: l’area da analizzare risultava ancora troppo ampia e le informazioni originarie non consentivano una verifica definitiva. Così, per decenni, il punto esatto dell’atterraggio rimase un interrogativo aperto nella storia dell’esplorazione spaziale.
L’algoritmo che riconosce le tracce umane sulla Luna
Per risolvere il problema, il gruppo guidato da Lewis Pinault dell’University College di Londra ha sviluppato un sistema di visione artificiale chiamato Yolo-Eta (You-Only-Look-Once—Extraterrestrial Artifact). L’algoritmo è stato addestrato a riconoscere le caratteristiche tipiche dei siti di allunaggio delle missioni Apollo nelle immagini del Lunar Reconnaissance Orbiter.
Dopo la fase di apprendimento, il software è stato testato su altri casi noti, tra cui la sonda sovietica Luna 16, atterrata nel 1970. I risultati hanno mostrato un livello di affidabilità elevato: il sistema ha individuato correttamente le aree già documentate, dimostrando di saper distinguere le alterazioni del suolo lunare prodotte da un lander artificiale rispetto alla morfologia naturale.
A quel punto, i ricercatori hanno applicato Yolo-Eta a una porzione di circa cinque chilometri quadrati attorno alle coordinate diffuse negli anni Sessanta. L’analisi ha evidenziato diversi punti compatibili con la presenza di resti o con segni riconducibili a un atterraggio controllato. Si tratta di aree che mostrano modifiche coerenti con l’azione di un modulo spaziale in fase di discesa.
Marzo può essere il mese della verifica
La possibile svolta potrebbe arrivare nel mese di marzo. La sonda indiana Chandrayaan-2 sorvolerà infatti la regione individuata dallo studio, realizzando una mappatura della superficie con un dettaglio superiore rispetto al passato. Le nuove immagini potrebbero consentire un confronto diretto con i siti candidati segnalati dall’algoritmo.
Pinault ha spiegato che, con l’aumento delle attività robotiche e delle future missioni umane verso la Luna, diventa necessario dotarsi di strumenti in grado di identificare e catalogare in modo sistematico i manufatti lasciati sulla superficie.
Secondo il ricercatore, una localizzazione accurata e una corretta delimitazione delle aree di interesse storico e scientifico risultano fondamentali per preservare questi luoghi. L’impiego di apprendimento automatico e di tecniche di analisi visiva può offrire un supporto decisivo in questa direzione.
Se uno dei punti selezionati da Yolo-Eta dovesse coincidere con il luogo reale dell’allunaggio del 1966, si chiuderebbe un capitolo rimasto in sospeso per sei decenni. Non si tratterebbe soltanto di individuare una “tomba” tecnologica, ma di restituire una posizione certa a uno degli eventi più significativi della storia dell’esplorazione spaziale.

