Lato nascosto

Il lato nascosto
Tramonto terrestre ripreso attraverso il finestrino della navicella spaziale Orion alle 18:41 EDT del 6 aprile 2026. Credit: NASA

Artemis II ha firmato una pagina destinata a restare nella memoria dell’esplorazione spaziale. Durante il sorvolo ravvicinato della Luna, l’equipaggio ha raggiunto la distanza più ampia mai toccata da esseri umani lontano dalla Terra, superando il primato fissato nel 1970 da Apollo 13 di oltre 6.600 km.

Da quel punto, gli astronauti hanno osservato zone del nostro satellite che nessun occhio umano aveva mai visto e hanno riportato immagini capaci di unire scienza, memoria storica e stupore puro. Nel viaggio attorno alla Luna è riemerso anche il dialogo con le missioni Apollo, richiamato da fotografie simboliche, messaggi dal passato e gesti dal forte valore umano.

La Terra che tramonta oltre la Luna

Luna e Terra
In questa immagine, catturata dall’equipaggio di Artemis II durante il sorvolo lunare, circa sei minuti prima del tramonto terrestre, il nostro pianeta si avvicina al punto in cui passerà dietro la Luna. Credit: NASA

Uno degli scatti più forti della missione mostra la Terra sospesa oltre il bordo lunare in una versione nuova di una scena ormai entrata nella storia. Questa volta non si tratta di Earthrise, il celebre “sorgere della Terra” legato ad Apollo 8, ma di Earthset, il tramonto del nostro pianeta visto dalla capsula Orion. Nella stessa immagine compaiono la superficie della Luna e la Terra illuminata, con un risultato che richiama il passato ma da una prospettiva diversa.

Il confronto con la missione del 1968 rende bene la portata del risultato. L’equipaggio di Artemis II ha infatti ripreso questa visione da una quota di circa 6.435 km sopra la superficie lunare, molto più lontano rispetto ai circa 96 km di Apollo 8. Cambia la distanza, cambia la scala, cambia persino il senso dell’immagine. Quel fotogramma non racconta soltanto il paesaggio: restituisce l’idea di quanto l’umanità sia tornata a spingersi verso la Luna con strumenti nuovi e con obiettivi che guardano ai prossimi decenni.

Anche altri scatti della missione hanno fissato dettagli notevoli, dai profili dei crateri ai contrasti tra ombra e luce sul suolo lunare. In uno dei passaggi più suggestivi compare pure il cratere Ohm, ripreso insieme alla Terra, mentre in un’altra fotografia emerge il bacino orientale della Luna, largo circa 965 km. Ogni immagine allarga il racconto della missione e rende più concreta la vastità dello scenario osservato dall’equipaggio.

L’eclissi che ha lasciato l’equipaggio senza parole

eclissi
Catturata dall’equipaggio di Artemis II durante il sorvolo lunare del 6 aprile 2026, questa immagine mostra la Luna che eclissa completamente il Sole. Credit: NASA

Poco dopo il tramonto della Terra, Artemis II ha offerto ai suoi astronauti un altro momento fuori scala: un’eclissi solare osservata dal lato nascosto della Luna. La missione era partita con la Luna piena, quindi una larga parte della faccia nascosta risultava ancora immersa nel buio al momento dell’arrivo. Da quella posizione, la Luna ha coperto completamente il Sole e ha lasciato apparire la corona solare, cioè l’atmosfera esterna della nostra stella.

Dal punto di vista dell’equipaggio, il fenomeno è durato quasi 54 minuti di totalità. Per seguire lo spettacolo in sicurezza, la NASA aveva fornito occhiali speciali da eclissi. Gli astronauti hanno descritto una scena quasi irreale: il pilota Victor Glover ha fatto capire che la visione sembrava appartenere più alla fantascienza che all’esperienza umana ordinaria. Ha inoltre raccontato che la Luna appariva come un grigio che scivolava nell’oscurità, con dettagli ancora leggibili sulla superficie grazie alla luce riflessa dalla Terra.

Il carattere eccezionale dell’evento sta proprio in questo: secondo la NASA, nessun essere umano aveva mai osservato un’eclissi solare così vicina alla Luna da quella prospettiva. La scena ha evocato anche un richiamo storico ad Apollo 12, quando la Terra oscurò la luce del Sole in un altro episodio rimasto nella memoria delle missioni lunari.

Il passato che torna e il futuro che prende forma

Terra e Luna
La superficie lunare riempie l’inquadratura con nitidi dettagli, come si vede durante il sorvolo lunare di Artemis II, mentre la Terra, lontana, fa da sfondo. Credit: NASA

La giornata del sorvolo lunare è stata attraversata da continui richiami alle missioni che hanno aperto la strada. Al risveglio, l’equipaggio ha ascoltato un messaggio registrato da Jim Lovell, protagonista di Apollo 8 e Apollo 13, preparato prima della sua morte avvenuta nell’agosto 2025. Nelle sue parole c’era il passaggio ideale di un testimone: la prima generazione di astronauti lunari affidava alla nuova il compito di continuare quella storia.

C’è stato poi un momento molto personale. Dopo aver raggiunto il punto più lontano mai toccato nello spazio, l’astronauta canadese Jeremy Hansen ha espresso il desiderio comune di dedicare un cratere vicino al confine tra lato visibile e lato nascosto della Luna a Carroll Wiseman, moglie del comandante Reid Wiseman, scomparsa nel 2020. L’equipaggio si è stretto in un abbraccio, trasformando un passaggio tecnico della missione in un ricordo intimo.

Prima del rientro, la specialista di missione Christina Koch ha tracciato con chiarezza il senso di ciò che verrà. L’idea non si ferma a una visita simbolica: la Luna viene vista come il luogo in cui costruire avamposti scientifici, guidare rover, fare radioastronomia, rafforzare l’industria e aprire nuove attività. Eppure, dentro questa visione di lungo periodo, resta una convinzione precisa: al centro di tutto continuerà a esserci la Terra, insieme ai legami umani che danno significato all’impresa.

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