Il livello del mare continua a crescere più del previsto: le nuove rilevazioni

livello del mare

La rilevazione dei mari effettuata nel 2024 ha mostrato un innalzamento più rapido di quanto previsto dalle precedenti stime della NASA. Questo trend, collegato a temperature oceaniche particolarmente elevate, indica una crescita continua del livello delle acque, con effetti significativi su habitat costieri, territori insulari e molteplici settori economici.

Gli esperti dell’agenzia spaziale statunitense sottolineano come l’indicatore misurato dai satelliti stia accelerando, evidenziando la necessità di interventi mirati per contrastare i futuri rischi.

L’analisi della NASA e le rilevazioni satellitari

Dagli anni Novanta, la NASA monitora costantemente l’innalzamento dell’oceano terrestre grazie alle sonde in orbita. Nei report più recenti, gli esperti avevano previsto che, entro la fine del 2023, ci sarebbe stato un aumento annuo di 0,43 centimetri. Al contrario, la crescita rilevata è risultata pari a 0,59 centimetri, con uno scarto di 0,16 rispetto alla proiezione.

Josh Willis, studioso presso il Jet Propulsion Laboratory, ha dichiarato che, sebbene la variazione annuale possa apparire modesta, la linea di tendenza rimane chiarissima: il livello oceanico procede verso valori sempre più elevati e lo fa in modo accelerato.

Temperature globali e scioglimento dei ghiacciai

L’ultimo rapporto dell’agenzia spaziale sottolinea che l’aumento straordinario del 2024 è stato fortemente condizionato dai livelli termici toccati su scala planetaria. Il Copernicus Climate Change Service, organismo dell’Unione europea specializzato nel controllo del clima, ha confermato che l’anno passato è risultato il più caldo di sempre, con una temperatura media di superficie intorno ai 15,10°C. Nello stesso periodo, la soglia di 1,5°C al di sopra dell’età preindustriale è stata superata per la prima volta, e l’azione umana risulta ancora il fulcro di questi processi.

Un ulteriore fattore determinante è stata la trasformazione dei rapporti tra scioglimento dei ghiacciai ed espansione termica. Secondo i tecnici NASA, fino a qualche anno fa l’afflusso di acqua derivante dallo scioglimento di calotte glaciali e ghiacciai contribuiva per i due terzi all’innalzamento del livello marino, mentre l’aumento volumetrico legato al calore incideva per il resto. Durante l’ultima rilevazione, queste proporzioni si sarebbero capovolte, dato che l’oceano, sempre più caldo, esercita un effetto di dilatazione più rilevante.

Nadya Vinogradova Shiffer, responsabile di alcuni programmi di oceanografia fisica della stessa agenzia, ha affermato che gli oceani hanno raggiunto picchi termici mai osservati negli ultimi trent’anni, in piena sintonia con il fatto che il 2024 si è distinto come il più rovente tra le annate registrate.

L’espansione termica e il ruolo dell’oceano profondo

Il fenomeno dell’espansione termica risulta rafforzato dal calore che viene assorbito nelle profondità marine. L’acqua tende a stratificarsi sulla base di densità e temperatura, con livelli più caldi e leggeri che stazionano sopra gli strati freddi e più densi. Col tempo, le correnti e i venti intensi, come quelli dell’oceano Meridionale, spostano parte di questo calore verso zone profonde, innescando un ciclo di trasferimento dalla superficie al fondale.

Eventi periodici come El Niño alterano ulteriormente la distribuzione dell’acqua calda nel Pacifico centrale e orientale, favorendo la mescolanza e l’assorbimento termico. Di conseguenza, l’oceano trattiene calore aggiuntivo e contribuisce all’aumento generale del proprio volume.

Pericoli legati all’innalzamento del mare

Dal 1993, i dati raccolti mostrano che la velocità di crescita del livello marino si è più che raddoppiata, portando a un incremento complessivo di circa 10 centimetri. Diversi organismi specializzati avvertono che questa tendenza minaccia in modo particolare gli arcipelaghi del Pacifico, poiché potrebbero subire gravi ricadute sul piano ambientale e sociale.

Celeste Saulo, segretario generale dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, ha spiegato in via indiretta che l’oceano, storicamente considerato un prezioso alleato per la vita umana, rischia di trasformarsi in un elemento ostile a causa di questo incremento continuo.

António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, sostiene che si tratta di una difficoltà generata interamente da scelte umane e invita a rispondere prima che diventi ingestibile. Ha inoltre ribadito l’urgenza di ridurre le emissioni totali del 43% entro il 2030 (rispetto al 2019) e del 60% entro il 2035, considerandolo un passaggio essenziale.

Scenari futuri secondo le ricerche internazionali

Un’indagine della NASA, pubblicata a settembre, prospetta un aumento di almeno 15 centimetri nei prossimi trent’anni in diverse isole del Pacifico. Secondo gli autori, questo innalzamento risulta irreversibile, poiché accadrà indipendentemente da eventuali politiche di contenimento dei gas serra nel breve termine. Le nazioni insulari non sarebbero soltanto esposte a danni tangibili alle infrastrutture, ma rischierebbero di veder compromessa la loro stessa sicurezza.

Nel dossier “A New Climate for Peace”, curato dal G7, viene indicato come queste regioni a bassa altitudine possano subire perdite graduali di terre e risorse costiere, con possibili disagi sociali, sfollamenti di popolazione e controversie sui confini marittimi o sugli impieghi delle risorse oceaniche. Tali conseguenze evidenziano la necessità di un impegno congiunto da parte delle istituzioni globali e di strategie volte a contenere i cambiamenti climatici.

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