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Il cane usa più la zampa destra o sinistra? Il metodo per capire se Fido è mancino

cane zampa

Capire se un cane preferisce usare la zampa destra o quella sinistra può sembrare una semplice curiosità. In realtà, dietro questo comportamento si nasconde un tema scientifico molto più ampio, legato alla lateralità, all’organizzazione del cervello e alle differenze individuali tra gli animali. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bari ha sviluppato un metodo pensato per misurare questa preferenza attraverso alcune azioni quotidiane.

Il sistema prende il nome di Doginburgh Inventory e riprende il principio di un test già utilizzato per studiare la lateralità negli esseri umani. La ricerca non si limita a stabilire quale zampa venga usata più spesso. L’obiettivo è valutare anche quanto sia forte la preferenza, distinguendo i cani chiaramente destrimani o mancini da quelli che cambiano zampa con maggiore facilità.

La lateralità dei cani racconta come lavora il cervello

La lateralità indica la tendenza a utilizzare un lato del corpo più dell’altro. Negli esseri umani viene associata soprattutto alla mano con cui si scrive, si disegna o si svolgono le attività più precise. Il fenomeno, però, non riguarda soltanto le mani e non appartiene esclusivamente alla specie umana.

Anche i cani possono mostrare una preferenza laterale. Alcuni usano più spesso la zampa destra, altri scelgono quella sinistra, mentre altri ancora alternano i due arti senza una vera dominanza. Questa scelta è collegata alla specializzazione dei due emisferi cerebrali, che controllano in modo incrociato i lati del corpo.

Il gruppo coordinato da Marcello Siniscalchi ha deciso di studiare il fenomeno con un sistema capace di valutare più comportamenti. I ricercatori erano interessati ai meccanismi che regolano la dominanza di un lato e alla possibile relazione tra lateralità, capacità cognitive e caratteristiche individuali.

Negli ultimi anni, diversi lavori scientifici hanno rilevato forme di lateralità nei cani sia nei movimenti sia nell’elaborazione degli stimoli sensoriali. La preferenza può emergere nel modo in cui l’animale affronta un compito, reagisce a un suono oppure osserva ciò che accade intorno a lui.

I cani rappresentano inoltre un modello interessante per confrontare alcuni processi biologici con quelli umani. La lunga convivenza tra le due specie ha favorito lo sviluppo di abilità sociali e comunicative particolarmente complesse. Per questo motivo, studiare il loro comportamento può aiutare a comprendere meglio alcuni aspetti legati all’organizzazione del cervello.

Un’unica prova non basta per stabilire la zampa dominante

Determinare la lateralità di un essere umano richiede più di una semplice domanda sulla mano usata per scrivere. Una persona potrebbe scegliere una mano per la scrittura e l’altra per aprire un contenitore, lanciare un oggetto o utilizzare determinati strumenti. Per ottenere un risultato attendibile servono quindi più osservazioni.

Lo stesso problema riguarda i cani. Guardare una sola azione rischia di fornire un dato incompleto, perché la zampa scelta può cambiare in base al tipo di attività. Un animale potrebbe usare la destra per raggiungere il cibo e la sinistra per iniziare a scendere una scala.

Prima della nuova ricerca esistevano già diverse prove dedicate alla lateralità canina. Ogni metodo presentava però alcuni limiti. Alcuni test analizzavano una sola attività, mentre altri indicavano la zampa preferita senza misurare la forza della scelta.

Il Doginburgh Inventory nasce per riunire più osservazioni all’interno dello stesso sistema. Il nome richiama l’Edinburgh Handedness Inventory, un questionario impiegato per valutare la dominanza manuale nelle persone. Il modello umano prende in esame varie azioni, come l’uso delle posate, delle forbici, della penna o degli strumenti da disegno.

L’adattamento destinato ai cani sostituisce questi compiti con comportamenti adatti alla loro esperienza. In questo modo, il risultato non deriva da un singolo gesto, ma dall’insieme delle scelte effettuate in situazioni differenti.

La ricerca ha coinvolto circa quaranta animali. Per ciascun cane sono state osservate alcune attività semplici, ripetibili e vicine ai comportamenti che possono comparire anche nella vita quotidiana. Questo approccio ha permesso di calcolare due valori: un indice di lateralità e un quoziente capace di esprimere l’intensità della preferenza.

Giochi, scale e cibo rivelano quale zampa viene scelta

Le prove ideate dai ricercatori si concentrano su tre situazioni. La prima riguarda un gioco che contiene una ricompensa alimentare. Il cane deve controllare o manipolare l’oggetto per raggiungere il premio, e gli studiosi osservano quale zampa viene utilizzata più spesso.

La seconda prova analizza il momento in cui l’animale scende da una piattaforma o affronta una scala. In questo caso conta la prima zampa appoggiata, considerata un possibile segnale della preferenza motoria.

Il terzo compito prevede del cibo collocato sotto un mobile. Il cane tenta di raggiungerlo con una delle due zampe, offrendo un’altra occasione per verificare la presenza di una scelta ricorrente.

I risultati delle tre prove vengono poi combinati. Il sistema assegna il cane a una categoria e mostra anche quanto sia marcata la sua lateralità. La classificazione comprende cinque gruppi: forte preferenza destra, debole preferenza destra, assenza di dominanza, debole preferenza sinistra e forte preferenza sinistra.

Questa distinzione rappresenta uno degli aspetti più interessanti del metodo. Dire che un cane è mancino o destrimane, infatti, non descrive sempre con precisione il suo comportamento. Due animali classificati come mancini potrebbero mostrare livelli molto diversi di preferenza. Uno potrebbe scegliere quasi sempre la zampa sinistra, mentre l’altro potrebbe alternare spesso i due lati.

Tra i cani coinvolti, circa un terzo ha mostrato una forte lateralizzazione, con una maggiore presenza di soggetti mancini. Quasi la metà ha presentato una preferenza debole, distribuita in modo simile tra destra e sinistra. Il restante 20% circa è risultato ambidestro.

Le osservazioni hanno inoltre confermato che la scelta può variare da una prova all’altra. Un cane molto deciso in una situazione può apparire meno orientato in un altro compito. Anche il sesso potrebbe incidere sulla lateralità, come avviene nella popolazione umana, dove alcune differenze statistiche emergono nella distribuzione tra mancini e destrimani.

Il test potrebbe chiarire comportamento emozioni e fisiologia

Il valore del Doginburgh Inventory non si esaurisce nella possibilità di scoprire quale zampa preferisca un animale. La lateralità potrebbe essere collegata ad altri aspetti del suo funzionamento biologico e comportamentale.

Alcune ricerche hanno suggerito possibili associazioni tra la dominanza motoria e determinate caratteristiche emotive, immunitarie o comportamentali. Le prove disponibili non permettono ancora di stabilire legami definitivi, ma un metodo più completo può rendere le future analisi più precise.

Conoscere sia la direzione sia l’intensità della preferenza potrebbe aiutare gli studiosi a confrontare gruppi diversi di animali. Un cane fortemente mancino potrebbe presentare reazioni differenti rispetto a un soggetto ambidestro o debolmente destrimane. Per verificare queste ipotesi servono strumenti capaci di classificare la lateralità in modo uniforme.

Il nuovo inventario offre proprio questa possibilità. La sua struttura permette di raccogliere dati confrontabili e di evitare valutazioni basate su una sola azione. Il test può quindi diventare una base per analizzare il rapporto tra movimento, processi cognitivi e fisiologia.

La ricerca sulla lateralità animale potrebbe estendersi anche ad altre specie domestiche. Gli studiosi stanno già lavorando sulle preferenze motorie dei gatti, con l’obiettivo di capire se un metodo simile possa essere adattato anche ai felini.

Il punto centrale resta la complessità del comportamento. Un cane non è semplicemente destro o mancino in modo assoluto. La preferenza può cambiare secondo il compito, la situazione e le caratteristiche del singolo animale. Il Doginburgh Inventory cerca di rappresentare proprio queste differenze, sostituendo una risposta netta con una misurazione più articolata.

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