I prezzi dei giochi per PlayStation sono alti? Nei Paesi Bassi al via una class action

giochi per PlayStation

Nel giro di pochi anni, il costo dei videogiochi in formato digitale ha preso una traiettoria ascendente che rischia di toccare quota 100 euro a lancio per i titoli di punta.

A dare voce al malcontento degli utenti europei arriva un’azione legale collettiva depositata nei Paesi Bassi, con l’obiettivo di dimostrare che Sony PlayStation sfrutta la propria posizione di forza per mantenere prezzi elevati all’interno del suo negozio online.

Un mercato digitale sempre più oneroso

Nei primi mesi di vita di PlayStation 5, la casa giapponese ha spinto con decisione la variante Digital Edition priva di lettore ottico, così da convogliare ogni acquisto attraverso il proprio store. Secondo i promotori dell’azione, questa scelta avrebbe generato un ecosistema chiuso nel quale l’utente, privo di alternative concrete, è costretto a pagare l’importo stabilito da Sony.

La fondazione Stichting Massaschade & Consument calcola che l’azienda, grazie alla distribuzione online, incassi oltre il doppio rispetto alle vendite fisiche: niente produzione di dischi, niente logistica, margini più larghi.

Eppure, fanno notare i legali, nessun vantaggio economico è stato riversato sul consumatore finale, che vede il listino crescere ad ogni generazione.

Fra gli aspetti più contestati figura la cosiddetta “Sony Tax”, definizione che si riferisce alla trattenuta applicata ad ogni transazione sul PlayStation Store.

I querelanti sostengono che tale trattenuta, sommata all’esclusività della piattaforma, finisca per gonfiare i prezzi in modo artificiale, con ricadute negative su giocatori e sviluppatori indipendenti.

Le accuse della Stichting Massaschade & Consument

Nel documento consegnato al tribunale di Amsterdam, la fondazione olandese afferma che Sony avrebbe ostacolato attivamente l’ingresso di store terzi sulla console, limitando la concorrenza. Questa strategia, puntualizzano gli avvocati, avrebbe prodotto danni economici pari a 435 milioni di euro ai cittadini dei Paesi Bassi dal 2013 ad oggi.

Gli attori di causa sostengono inoltre che, grazie al controllo totale del mercato digitale interno, Sony sia in grado di decidere liberamente le politiche di prezzo, svincolandosi da qualsiasi confronto con rivenditori indipendenti.

La situazione, spiegano, penalizza non solo chi acquista, ma anche gli studi di sviluppo che vedono ridotte le proprie possibilità di negoziare sconti o promozioni.

Tra le richieste avanzate figura l’apertura dell’ecosistema PlayStation a piattaforme concorrenti, così che i consumatori possano scegliere il punto vendita preferito e beneficiare di tariffe più basse.

Se la corte accoglierà tale istanza, ipotizzano gli esperti, il modello di business delle console potrebbe subire una trasformazione significativa.

Gli scenari processuali e le possibili conseguenze

Il prossimo passaggio procedurale sarà l’udienza preliminare, prevista non oltre la fine del 2025, durante la quale il giudice dovrà verificare la propria giurisdizione e la legittimazione della fondazione ad agire.

Qualora la causa venisse ammessa, si aprirebbe un contenzioso che potrebbe durare anni, con ripercussioni sul prezzo dei giochi digitali in tutta l’area europea.

Per Sony la posta in gioco va oltre il risarcimento economico: un’eventuale sentenza sfavorevole obbligherebbe la società a rivedere le proprie politiche di vendita, concedendo spazio a marketplace alternativi e riducendo le commissioni applicate.

Gli analisti del settore osservano che un precedente di questo tipo creerebbe un effetto domino, inducendo altri produttori di hardware a reconsiderare il rapporto con i distributori digitali.

Sul fronte degli utenti, l’aspettativa è chiara: ottenere prezzi più equi e la libertà di acquistare dove conviene. Per gli sviluppatori indipendenti, invece, la prospettiva di offerte multiple potrebbe tradursi in minori costi di pubblicazione e maggiore visibilità, riducendo la dipendenza da un’unica vetrina.

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