I bambini che in TV vedono scene violente rischiano di diventare più aggressivi da adulti?

bambini e TV
Highlights
  • Una ricerca mostra che la visione di contenuti aggressivi in età prescolare può influenzare il modo di reagire e interagire negli anni successivi.
  • Nel seguire un gruppo di bambini per un decennio, gli studiosi hanno individuato un legame tra esposizione a scene violente e comportamenti ostili o antisociali durante l’adolescenza.
  • L’analisi evidenzia l’importanza di un controllo costante sulle attività multimediali dei più piccoli e di un dialogo familiare attento.

L’interesse verso ciò che i più piccoli guardano sui vari schermi si è intensificato rispetto a qualche decennio fa, poiché è cresciuta la consapevolezza del ruolo che cartoni, serie televisive e videogiochi possono ricoprire nella formazione di competenze sociali e modelli comportamentali.

Al giorno d’oggi, la disponibilità di contenuti multimediali è estesa e i giovanissimi hanno facile accesso a un ventaglio di proposte molto ampio, che comprende anche episodi caratterizzati da scene di aggressività.

Proprio a questo proposito, alcune ricerche scientifiche indicano che l’esposizione a sequenze violente, specialmente durante la prima infanzia, potrebbe influenzare in seguito il modo di relazionarsi con gli altri. Questo fenomeno sembrerebbe essere più evidente nei maschi, un dato che potrebbe dipendere da differenze educative e da una diversa percezione dei comportamenti.

Sono molto interessanti i risultati emersi da uno studio pubblicato su International Journal of Environmental Research and Public Health, che ha preso in considerazione l’effetto di programmi televisivi con scene aggressive visti in età prescolare e le conseguenze che potrebbero manifestarsi nell’adolescenza.

L’analisi ha coinvolto un ampio campione di bambini nati verso la fine degli anni Novanta e ha permesso di avere dei risultati che fanno riferimento al legame tra i contenuti visti e il carattere sviluppato in età più avanzata.

I contenuti violenti visti nell’infanzia aumentano il rischio di aggressività?

Secondo gli autori della ricerca, osservare immagini o scene con connotati violenti in giovane età può incidere sul modo di reagire a situazioni stressanti o potenzialmente conflittuali. Il gruppo guidato da Linda Pagani, professoressa all’Université de Montréal, in collaborazione con Claudio Lombardi dell’Università di Torino, ha analizzato bambini di 3-4 anni e ha poi verificato il loro comportamento quando erano adolescenti, dieci anni dopo.

Per l’età prescolare, il dato sull’esposizione televisiva è stato raccolto chiedendo ai genitori quante ore i figli trascorressero di fronte a contenuti con scene esplicite di violenza. Anche se oggi i piccoli utilizzano numerosi dispositivi, all’epoca della raccolta dei dati la televisione rappresentava ancora lo schermo di fruizione principale.

Gli studiosi hanno messo in evidenza il fatto che misurare l’effettivo tempo dedicato dai bambini alla visione di programmi violenti è piuttosto complesso: i genitori potrebbero omettere alcuni dettagli, forse per non risultare meno attenti di quanto effettivamente siano.

La presenza di una discrepanza fra dichiarazioni e realtà costituisce un limite di questi studi, che però rimangono importanti per cogliere tendenze generali. Secondo la stessa professoressa Pagani, la soluzione ideale sarebbe disporre di una sorta di “diario dei media” in cui si annota con precisione quali contenuti vengono effettivamente visti.

Il lavoro ha messo in luce un aspetto: i bambini che, in età prescolare, guardano più scene aggressive potrebbero mostrare, nella fase adolescenziale, comportamenti maggiormente impulsivi o orientati alla prevaricazione, in particolare nella popolazione maschile. Le motivazioni potrebbero risiedere nell’emulazione di modelli appresi e nella forma di educazione che ricevono, la quale spesso diverge a seconda del sesso.

Comportamenti e percezione di sé nell’adolescenza

Il gruppo di ricerca ha valutato lo stato di quasi duemila ragazzi e ragazze nati alla fine degli anni Novanta. Per la seconda parte dello studio, le informazioni sono state acquisite mediante questionari online, con domande relative alla propensione ad agire in modo aggressivo, verbalmente e fisicamente.

È stata considerata anche la tendenza a reagire con ostilità in situazioni in cui, per esempio, l’offesa altrui risultava involontaria. Alcuni comportamenti antisociali – come aver preso parte a episodi ritenuti illeciti o essere stati fermati dalle forze dell’ordine – sono stati inseriti nell’analisi, allo scopo di comprendere se chi aveva visto più violenza in televisione da piccolo potesse trovarsi maggiormente coinvolto in azioni contro le regole.

Gli autori sottolineano che la partecipazione dei ragazzi in forma anonima potrebbe aver ridotto la propensione a dare risposte giudicate più “socialmente desiderabili”. Ma resta presente il rischio di un certo livello di autocensura quando si tratta di dichiarare azioni e atteggiamenti potenzialmente negativi.

In base ai dati emersi, la correlazione fra contenuti visti e comportamenti emulati a distanza di anni esiste, pur non potendo stabilire con assoluta certezza un nesso di causa-effetto. Sembra che i bambini più esposti a filmati che contengono violenza possano sviluppare un atteggiamento più incline a gesti aggressivi anche nella vita offline e nelle interazioni virtuali.

Il ruolo dell’educazione e le differenze tra maschi e femmine

Il materiale raccolto indica che i maschi reagiscono maggiormente agli stimoli violenti proposti dai media, esprimendo più spesso aggressività o condotte ostili, soprattutto se tali episodi sono normalizzati dal contesto familiare.

Alcuni esperti pensano che questa disparità dipenda in parte dai diversi modelli di comportamento offerti ai bambini e alle bambine. Durante la crescita, i maschi potrebbero interiorizzare il messaggio che l’aggressione verbale o fisica, presente in certi programmi, sia un modo abituale di relazionarsi o di risolvere piccoli contrasti.

Gli stessi ricercatori evidenziano come, per avvicinarsi a una rappresentazione più fedele, occorrerebbe considerare con attenzione sia i racconti dei genitori sia le testimonianze dirette dei ragazzi.

In questo modo sarebbe possibile ottenere un quadro più accurato sull’effettiva esposizione a scene lesive e, di conseguenza, collegare in modo più solido eventuali modifiche nel comportamento adolescenziale. Proprio per via di queste possibili sottovalutazioni o omissioni, la ricerca sul tema si evolve di continuo, tenendo il passo con la crescente diffusione di dispositivi digitali e piattaforme in streaming.

L’aspetto che emerge con maggiore evidenza riguarda l’importanza di una supervisione accurata dei programmi e dei contenuti multimediali fruiti dai bambini in età prescolare: una pratica che può tradursi in un dialogo costruttivo e in un maggiore controllo da parte dei genitori su ciò che i figli guardano.

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