Google AI Overview sta modificando il modo in cui gli utenti leggono i risultati di ricerca e, di riflesso, il traffico che arriva ai siti web. La funzione di Google, basata su risposte generate dall’intelligenza artificiale e mostrate nella parte alta della pagina, nasce per offrire una panoramica immediata su un tema.
Per editori, brand e siti informativi, però, il punto più delicato riguarda i clic: quando l’utente trova già una risposta sintetica nella pagina dei risultati, la spinta ad aprire un link può ridursi in modo netto. Diversi studi hanno provato a misurare questo fenomeno, con dati che segnalano un effetto concreto sul traffico organico, sui CTR e sulle strategie SEO.
I sommari AI stanno cambiando il percorso degli utenti
Il timore legato ad AI Overview era presente già prima del lancio della funzione. La domanda centrale era semplice: se Google offre una risposta automatica direttamente nella pagina dei risultati, quante persone continueranno ad aprire i siti citati o posizionati tra i risultati organici? Le prime analisi disponibili indicano che il problema non riguarda solo la visibilità, ma soprattutto la capacità di trasformare quella visibilità in visite effettive.
Lo strumento genera una sintesi a partire dalle informazioni disponibili online e la mostra prima dei tradizionali risultati di ricerca. Questo posizionamento ha un peso notevole, perché intercetta l’attenzione dell’utente nel momento in cui formula la domanda. In molti casi la risposta appare sufficiente per soddisfare il bisogno immediato, riducendo la necessità di proseguire con la navigazione.
La questione diventa ancora più rilevante per i siti che basano una parte consistente delle proprie visite sul traffico proveniente da Google. Per anni la SEO ha puntato a conquistare posizioni alte nella SERP, con l’obiettivo di ottenere più impression e più clic. Con l’arrivo dei sommari generati dall’AI, però, la prima pagina può restare importante senza garantire lo stesso rendimento di prima. Un sito può continuare a comparire bene, registrare ancora impression elevate e allo stesso tempo ricevere meno ingressi.
Le ricerche più articolate sembrano più esposte a questo meccanismo. Quando l’utente scrive domande complete, frasi lunghe o query composte da più parole, la possibilità che Google mostri un sommario AI cresce in modo significativo. In questi casi, la risposta generata tende a occupare lo spazio informativo più rilevante della pagina e può assorbire gran parte dell’interazione.
I dati mostrano cali pesanti per diversi siti
Una delle analisi più citate è quella di Digital Content Next, network che riunisce testate e gruppi editoriali di rilievo. L’indagine ha osservato cosa è accaduto al traffico organico proveniente da Google nelle otto settimane successive al lancio di AI Overview, tra maggio e giugno 2025. Il campione considerato comprendeva diciannove siti, dodici di informazione e sette più generalisti o legati all’intrattenimento.
Il risultato ha mostrato cali compresi tra l’1% e il 25%. La perdita è risultata più evidente e costante per i siti non strettamente news, che nelle otto settimane esaminate hanno registrato una discesa continua del traffico da ricerca. Il rapporto tra traffico perso e traffico guadagnato è stato pari a 2 a 1, con una media annuale del traffico da Google Search in calo del 10%. La flessione è stata del 7% per i siti di news e del 14% per quelli non news.
Il dato più significativo riguarda il rapporto tra posizione e risultati concreti. Una buona visibilità non basta più a garantire gli stessi livelli di accesso. La presenza di un sommario AI nella parte alta della pagina può spostare l’interesse dell’utente prima ancora che arrivi ai risultati tradizionali. Per gli editori questo significa dover leggere i dati SEO in modo diverso: impression, posizionamento e traffico non si muovono più sempre nella stessa direzione.
Anche la Professional Publishers Association, che rappresenta grandi gruppi editoriali e di intrattenimento del Regno Unito, ha indicato un calo consistente dopo l’introduzione delle risposte basate sull’AI. Diversi brand hanno registrato perdite tra il 10% e il 25% del traffico proveniente da Google, pur mantenendo un posizionamento stabile.
Un esempio riguarda un sito di lifestyle specializzato in consigli pratici. Pur restando in prima pagina e conservando un buon numero di impression, il suo click through rate è sceso dal 5,1% allo 0,6%. Un caso simile ha coinvolto un sito dedicato alle automobili, con un CTR passato dal 2,75% all’1,71% e una perdita del 25% sul traffico verso gli articoli meglio posizionati, a fronte di un aumento del 7% della visibilità sui motori di ricerca.
Questi numeri spiegano perché molti editori osservano AI Overview con attenzione. Il problema non è solo la comparsa di un nuovo formato nei risultati, ma il possibile spostamento del valore economico e informativo dalla pagina del sito alla pagina di Google.
I clic calano quando la risposta resta su Google
Il Pew Research Center ha analizzato il comportamento degli utenti davanti ai sommari generati dall’AI. La ricerca ha mostrato un dato netto: chi vede un AI Overview tende raramente ad aprire un risultato. A marzo 2025 quasi una ricerca su quattro produceva un sommario AI su Google. Le query più lunghe, formulate come domande o frasi complete, generavano la sintesi nel 53% dei casi, contro l’8% delle ricerche composte da uno o due termini.
Nella maggior parte dei sommari, pari all’88%, compariva almeno una fonte. L’analisi sulle fonti ha rilevato una forte presenza di Wikipedia, YouTube e Reddit. Questi collegamenti rappresentavano il 15% dei link restituiti da AI Overview, una quota vicina al 17% osservato nei risultati standard. Il punto, però, non riguarda solo quali fonti vengano mostrate, ma quanto vengano realmente aperte.
La ricerca ha indicato che solo nell’8% dei casi gli utenti che incontrano un sommario AI aprono un risultato di ricerca. La percentuale è più che doppia quando il sommario AI non compare. Ancora più netto il dato sui link presenti direttamente dentro la risposta generata: vengono cliccati solo nell’1% dei casi.
In più di un caso su quattro, dopo aver letto il sommario AI, l’utente passa ad altro o interrompe la navigazione. Il comportamento rientra nella logica delle ricerche zero-click, già nota con featured snippet e altri formati pensati per trattenere l’utente nella pagina dei risultati. AI Overview sembra rafforzare questa tendenza, perché offre una risposta più estesa e apparentemente completa rispetto ai vecchi box informativi.
Google, da parte sua, ha respinto l’idea che le analisi sul calo del traffico descrivano sempre il quadro in modo accurato. Liz Reid, VP and head of Google Search, ha sostenuto che molte valutazioni sull’effetto di AI Overview sarebbero imprecise e ha ribadito che l’obiettivo della funzione è migliorare la qualità dell’esperienza di ricerca.
Per chi lavora con contenuti e SEO, il punto resta operativo. Le strategie basate solo sul posizionamento rischiano di non bastare più. Serve capire quali query generano sommari AI, quali contenuti vengono citati, quali pagine mantengono un CTR accettabile e quali formati offrono ancora un motivo forte per portare l’utente fuori da Google. Nel nuovo scenario, la sfida non è soltanto comparire: è diventare abbastanza rilevanti da meritare un clic.

