Gli scienziati hanno scoperto un pianeta vagabondo: è cresciuto a velocità record

pianeta errante
Foto European Southern Observatory (ESO) - YouTube

Nelle profondità del cosmo esiste un corpo celeste solitario, un mondo senza un sole che ne illumini il cammino e che si sta espandendo a un ritmo senza precedenti. Questo oggetto, classificato come un pianeta errante, sta accumulando materia a una cadenza impressionante, quantificata in circa 6 miliardi di tonnellate ogni secondo.

A svelare questa singolare anomalia cosmica è uno studio apparso sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal Letters. La ricerca è il risultato del lavoro di un team coordinato da Víctor Almendros-Abad dell’Osservatorio Astronomico di Palermo, parte dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, e si è avvalsa dei dati raccolti dal potente Very Large Telescope (VLT) dell’Osservatorio Europeo Australe.

L’identità di un nomade cosmico

Il protagonista di questa eccezionale scoperta porta la sigla Cha 1107-7626. Si tratta di un gigante gassoso con una massa che supera da cinque a dieci volte quella di Giove, posizionato a una distanza di approssimativamente 620 anni luce dalla Terra.

La sua natura di corpo celeste errante lo rende estremamente difficile da individuare, dato che non è illuminato da una stella vicina e quindi non emette luce propria. Gli scienziati da tempo si interrogano sulla genesi di questi oggetti celesti.

Una corrente di pensiero li considera degli esuli cosmici, ovvero pianeti che sono stati scagliati via dal loro sistema stellare di origine a causa di interazioni gravitazionali. Un’altra ipotesi, invece, suggerisce che possano essere stelle mancate, agglomerati di materia primordiale che non hanno mai raggiunto la massa critica necessaria per innescare le reazioni di fusione nucleare nel loro nucleo.

Accrescimento guidato dal magnetismo

Grazie alla straordinaria capacità di osservazione del telescopio VLT situato in Cile, il gruppo di ricerca ha potuto monitorare Cha 1107-7626 in momenti diversi, a poche settimane di distanza l’uno dall’altro. Questo monitoraggio costante ha permesso di confermare una crescita rapidissima e ha svelato meccanismi di accrescimento fino a oggi sconosciuti per questi corpi celesti enigmatici.

Le analisi hanno mostrato che il suo campo magnetico svolge una funzione fondamentale in questo processo, agendo come una sorta di calamita cosmica che attira e ingloba il materiale interstellare circostante. Questa dinamica è accompagnata da significative emissioni energetiche e, aspetto ancora più interessante, può persino arrivare ad alterare la composizione chimica del pianeta stesso, arricchendolo progressivamente di nuovi elementi.

Nuove ipotesi sulla formazione planetaria

Questa scoperta apre scenari inediti sulla comprensione dell’universo. Lo stesso Almendros-Abad ha commentato come tale osservazione scardini l’idea convenzionale dei pianeti quali corpi celesti inerti e stabili. Al contrario, viene dimostrato che gli oggetti di massa planetaria che vagano liberamente nello spazio possono essere sede di fenomeni estremamente dinamici e affascinanti.

A rafforzare questa visione è Belinda Damian, dell’Università britannica di St Andrews e coautrice dello studio. Secondo la ricercatrice, l’analisi di Cha 1107-7626 rende sempre più sfumata la linea di demarcazione tra ciò che definiamo pianeta e ciò che consideriamo una stella. Lo studio di questo particolare oggetto celeste fornisce una chiave di lettura completamente nuova sui meccanismi che portano alla nascita e allo sviluppo dei mondi senza un sole.

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