ESA, la prima eclissi solare artificiale apre una nuova era nello studio del Sole

eclissi solare
ESA/Proba-3/ASPIICS

La prima eclissi solare artificiale in orbita è finalmente sotto i nostri occhi. L’Agenzia spaziale europea (Esa) ha diffuso le immagini che testimoniano un traguardo destinato a velocizzare la raccolta di dati e ad ampliare la conoscenza del Sole e della sua atmosfera, mettendo in luce le possibilità offerte dal volo spaziale in formazione.

Dietro al risultato c’è Proba-3, missione realizzata da un consorzio guidato dalla spagnola Sener e composto da 29 aziende di 14 Paesi. Lanciata il 5 dicembre dallo spazioporto indiano di Sriharikota, la coppia di satelliti ha realizzato l’esperimento decisivo lo scorso marzo, quando ha prodotto l’ombra necessaria a fotografare la corona solare.

La genesi di Proba-3

Due veicoli gemelli, Occulter e Coronagraph, volano a soli 150 metri di distanza mantenendo un assetto stabilizzato senza interventi diretti da Terra. Grazie a sistemi di navigazione avanzati, i due mezzi rimangono allineati con un margine d’errore di appena un millimetro.

Il disco di 1,4 metri montato su Occulter oscura la luce solare e proietta un’ombra di 8 centimetri sull’Aspiics (Association of Spacecraft for Polarimetric and Imaging Investigation of the Corona of the Sun), lo strumento installato sul Coronagraph che ha immortalato la corona con una nitidezza mai raggiunta da telescopi tradizionali.

Completano il carico scientifico i sensori Dara e 3Dees, rispettivamente dedicati alla misurazione dell’energia irradiata dal Sole e al campionamento degli elettroni nelle fasce di Van Allen: dati preziosi per ricostruire l’ambiente vicino alla Terra e monitorare lo “spazio meteorologico”.

Volo in formazione: precisione millimetrica

simulazione eclissi solare
T. Baratashvili, KU Leuven, Belgium

L’allineamento tra i satelliti è stato gestito in autonomia, mentre il centro di controllo restava pronto a intervenire in caso di deviazioni. Damien Galano, responsabile Esa per Proba-3, ha sottolineato in forma indiretta che l’obiettivo prossimo consiste nel lasciar operare il sistema senza nemmeno la supervisione da Terra.

Verso un’autonomia completa: affinare questi algoritmi significa aprire la strada a costellazioni che cooperino con la stessa accuratezza, non solo per l’eliofisica ma per molte altre applicazioni scientifiche e commerciali.

Le tecnologie di navigazione sviluppate per Proba-3 diventeranno un riferimento per future missioni multiple, in cui singole piattaforme dovranno comporre un’unica “antenna virtuale” o realizzare osservazioni con geometrie mai possibili da un singolo veicolo.

Uno sguardo inedito alla corona solare

La corona solare catturata dal sistema risulta da una composizione di tre esposizioni con tempi differenti, come spiegato da Andrei Zhukov dell’Osservatorio reale del Belgio. L’unione degli scatti restituisce un quadro completo delle sottili strutture che circondano la stella.

L’eclissi prolungata può essere ripetuta a ogni orbita di 19,6 ore, per periodi che arrivano a sei ore, mentre gli eventi naturali si presentano al massimo due volte l’anno e durano pochi minuti. Ciò fornisce agli scienziati una continuità di osservazione mai avuta prima.

Le cosiddette “bombe di calore” individuate dalla missione Nasa Iris, sacche di plasma che riscaldano gli strati esterni, rappresentano solo una delle ipotesi sul perché la corona, a due milioni di gradi Celsius, superi la temperatura della superficie solare di circa 5.500 °C. Replicare l’eclissi in modo controllato consente ora di mettere alla prova questi modelli con misure ravvicinate e ripetute, avvicinando la risposta a un enigma aperto da decenni.

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