Cosa si nasconde sotto Stonehenge: scoperte nuove tracce di insediamento

Stonehenge

Le ricerche archeologiche condotte nell’area di Stonehenge stanno cambiando in modo significativo la lettura di uno dei monumenti più studiati al mondo. Per lungo tempo considerato un elemento isolato nel paesaggio del Wiltshire, il celebre complesso megalitico appare oggi inserito in un contesto territoriale molto più articolato.

Le indagini più recenti suggeriscono l’esistenza di un’area abitata e organizzata che avrebbe avuto un ruolo chiave nella gestione e nel significato dell’intero sito.

Durrington Walls e la presenza di un insediamento stabile

A pochi chilometri da Stonehenge si trova Durrington Walls, un’area già nota agli archeologi per la presenza di strutture abitative risalenti al Tardo Neolitico. Gli scavi hanno portato alla luce resti di abitazioni, tracce di pasti collettivi e segni evidenti di attività quotidiane ripetute nel tempo. Tutti elementi che indicano una frequentazione stabile e continuativa, lontana dall’idea di un semplice accampamento temporaneo.

Questa scoperta rafforza l’ipotesi di una distinzione funzionale tra i due siti. Durrington Walls viene interpretato come uno spazio legato alla vita quotidiana e alla dimensione comunitaria, mentre Stonehenge mantiene una forte connotazione simbolica e rituale. La vicinanza geografica rende però evidente che i due luoghi facevano parte di un sistema unitario, progettato secondo una logica precisa.

Un anello di fosse ridefinisce il paesaggio neolitico

Nel 2020 gli archeologi hanno individuato una serie di grandi fosse disposte in modo circolare attorno a Durrington Walls. Si tratta di strutture imponenti, con un diametro medio di circa 10 metri e profondità variabili, distribuite lungo un tracciato che abbraccia un’area molto estesa. Per dimensioni e impegno richiesto, questo complesso supera qualsiasi altra opera preistorica nota nella regione, comprese le stesse pietre di Stonehenge.

In un primo momento si è valutata l’ipotesi che le fosse potessero avere un’origine naturale, data la composizione gessosa del sottosuolo. Le successive indagini geofisiche, basate su rilievi magnetometrici e radar, hanno però chiarito che si tratta di scavi realizzati intenzionalmente dall’uomo.

Datazioni e interpretazioni simboliche

Le analisi dei sedimenti, effettuate tramite luminescenza otticamente stimolata, collocano la realizzazione delle fosse intorno a 4.000 anni fa, in coincidenza con la fase di maggiore utilizzo dell’insediamento di Durrington Walls. Nei depositi sono state rilevate anche tracce biologiche compatibili con un ambiente intensamente frequentato.

Non emergono elementi che indichino una funzione pratica delle fosse. L’interpretazione più accreditata è quindi quella simbolica: l’anello potrebbe aver segnato un confine tra l’area abitata e uno spazio separato, probabilmente legato a pratiche rituali. In questa prospettiva, Stonehenge appare come parte integrante di un progetto territoriale complesso, frutto di una pianificazione di lungo periodo.

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