La sigla Commodore torna sotto i riflettori con un risultato che pochi si aspettavano: il C64 Ultimate, rilettura moderna del celebre home computer degli anni ’80, ha raccolto oltre 10.000 preordini. Il progetto, nato dopo anni di assenza dal mercato e vicende complesse, si presenta come un omaggio fedele alla macchina originale, ricreato con componenti di nuova generazione e una forte attenzione alla community.
L’azienda aveva già segnalato introiti superiori ai 2 milioni di dollari fin dall’apertura delle prenotazioni: un segnale chiaro che mostra la vitalità del retrogaming e il peso di una base di appassionati molto presente.
Un traguardo costruito con la community
A guidare l’iniziativa c’è Christian Simpson, che ha riunito alcuni storici ex dipendenti per riportare il marchio in produzione. Sui canali social ufficiali, la società ha ringraziato chi ha sostenuto il lancio e ha sottolineato come il risultato delle 10.000 prenotazioni sia arrivato grazie alla passione della community.
L’annuncio del C64 Ultimate risale a luglio, quando la nuova piattaforma venne presentata come un passo concreto verso una rivisitazione rispettosa dell’originale, con prestazioni attuali. Da lì in avanti, la risposta del pubblico è cresciuta giorno dopo giorno.
La base tecnica del C64 Ultimate è una soluzione FPGA, centrata sulla scheda Ultimate 64 Elite-II sviluppata dall’ingegnere Gideon Zweijtzer. La scelta racconta la filosofia del progetto: non limitarsi a riprodurre via software il comportamento del vecchio computer, bensì ridefinire l’architettura a 8 bit in logica programmabile, rimanendo fedele all’esperienza originale e migliorando affidabilità e gestione delle risorse. Per gli appassionati di retrocomputing significa ritrovare suoni, tempi e sensazioni molto vicine a quelle dell’epoca, con la stabilità tipica dell’hardware moderno.
Edizioni e prezzi
Le versioni in vendita sono tre e coprono target differenti:
- Founders Edition (427,49 €): pensata per i collezionisti, propone finiture dorate, un badge commemorativo, una t-shirt dedicata e materiali esclusivi per chi vuole un pacchetto celebrativo completo.
- Starlight Edition (299,24 €): scocca trasparente e illuminazione LED che si sincronizza con audio e giochi, per chi desidera un look scenografico e il piacere di vedere “l’anima” della macchina.
- Basic Beige Edition (256,49 €): l’alternativa più accessibile, dal design classico color beige, ideale per chi cerca l’estetica tradizionale e un prezzo d’ingresso più contenuto.
La collocazione economica non è la più bassa del settore, e il confronto con operazioni simili firmate da big dei videogiochi come Nintendo e Sony fa emergere come, in quelle occasioni, le cifre fossero più popolari. Qui però si parla di un prodotto che ricrea la piattaforma originale a livello hardware: un valore percepito che rende il risultato commerciale raggiunto dal C64 Ultimate particolarmente rilevante in un mercato molto competitivo.
Dalle sale giochi al salotto
Per capire perché il marchio continua a far parlare, conviene fare un passo indietro. Il C64 (o CBM 64) è stato il primo computer di casa ad arrivare nelle abitazioni di decine di milioni di persone. Un pioniere, in pratica, per la diffusione su larga scala dei personal computer. La sua storia si inserisce in una fase in cui i videogiochi passano da esperimenti universitari a fenomeno di massa.
Nei vent’anni successivi a Spacewar! (1962) il settore comincia a prendere forma. Tre tappe spiccano: Galaxy Game come primo arcade (1971), la nascita di Atari (1972) e l’esplosione del 1978 con Space Invaders in sala giochi e Asteroids in ambito console. Fino ad allora chi voleva giocare doveva scegliere tra la sala con i cabinati e il soggiorno con una console a cartucce. In quel periodo l’Atari 2600 domina la scena casalinga, proprio con titoli come Asteroids.
All’inizio degli anni ’80 entra in gioco un dispositivo diverso: l’home computer. L’idea di un computer domestico circolava da tempo, ma le prime generazioni avevano avuto tirature ridotte. La nuova ondata porta in casa una macchina capace di far girare videogiochi e, al tempo stesso, svolgere semplici compiti pratici. È qui che il Commodore 64 trova la sua strada.
Commodore Business Machines
La casa madre è la Commodore Business Machines, fondata nel 1954 da Jack Tramiel. In origine l’azienda produce calcolatrici e orologi digitali. Quando si apre la prospettiva dei computer domestici, Tramiel punta deciso su quella direzione. Nel 1976 Commodore acquisisce MOS Technologies, produttore statunitense di circuiti integrati: l’ingegnere capo Chuck Peddle sta lavorando a un microprocessore a 8 bit destinato a incidere sul futuro della compagnia.
Nel 1977 arriva il PET 2001, primo pc a marchio Commodore. Non rivoluziona il mercato, ma introduce il Commodore BASIC, che diventerà un terreno di prova per moltissimi appassionati. Il dettaglio che crea scompiglio è il prezzo: 600 dollari, cifra capace di mettere pressione ai concorrenti, Apple II compreso.
Dal VIC-20 al progetto C64
Il fattore prezzo resta decisivo. Nel 1980 in Giappone viene sviluppato il VIC-1001, che negli Stati Uniti esce come VIC-20 a 299 dollari. Le vendite decollano, fino a toccare 9.000 unità al giorno nel periodo migliore. Dietro le quinte, però, si lavora già a un successore: un computer con grafica e audio di livello superiore, esattamente ciò che serve per imporsi sui videogiochi.
A novembre 1981 gli elementi chiave sono pronti. I responsabili Robert Russell, Robert Yannes e David A. Ziembicki propongono di montarli sul VIC-20, macchina economica e collaudata. Jack Tramiel non è d’accordo: vuole un nuovo modello con 64 KB di RAM. L’idea sembra audace perché tanta memoria farebbe salire il prezzo di circa 150 dollari. Tramiel, però, ritiene che il costo dei chip stia per calare e decide di insistere con il progetto che inizialmente porta il nome VIC-40. La visione si rivelerà corretta.
In appena due mesi il nuovo computer prende forma. Al Consumer Electronics Show 1982 viene presentato come Commodore 64 a un prezzo al pubblico molto aggressivo: 595 dollari. La platea resta colpita. Secondo quanto riferito, anche i concorrenti di Atari chiedono stupiti come si possa proporre quel livello tecnico a quella cifra. La risposta reale sta nei costi industriali: il costo di produzione si ferma a 135 dollari.
Tra il 1983 e il 1986 il C64 raggiunge 17 milioni di pezzi venduti. Un primato che stacca nettamente gli altri produttori. Nel 1983 il mercato statunitense dei videogiochi entra in crisi. Commodore ne esce con danni limitati, anche per la scelta di puntare con decisione sull’Europa, dove il prezzo competitivo rende il C64 difficilmente attaccabile.
Perché è diventato il computer di massa
Il successo non si spiega soltanto con il listino. Il C64 è un computer per famiglie. Si collega facilmente al televisore e può essere usato da tutti, con un po’ di ordine in salotto. I più giovani trovano una libreria sconfinata di giochi: i titoli pubblicati con licenza sono oltre 10.000, circa il 70% del software disponibile, mentre il catalogo complessivo arriva a 23.000. In mezzo a tante produzioni minori, spiccano giochi che hanno segnato la storia su computer, grazie anche alle qualità audio e video della macchina. Il dettaglio delle uscite sarebbe lunghissimo; basti dire che molti capolavori vengono ancora ricordati.
Gli adulti non restano lontano: quando non si gioca, si lavora con programmi di contabilità, si archiviano documenti, si fa pratica con un po’ di BASIC o si creano animazioni usando gli sprite. È questa convivenza tra divertimento e attività pratiche a rendere il C64 il primo vero computer di massa. Negli anni ’80 tocca una quota vicina al 40% del mercato e si distingue per la rete distributiva: si compra nei negozi al dettaglio, mentre i concorrenti restano confinati ai punti vendita di elettronica. A metà decennio il prezzo scende a poco più di 200 dollari, portando la macchina nelle case di un pubblico ancora più vasto.
L’eredità del C64
La parabola di Commodore, dal punto di vista societario, si chiude nel 1994 con la bancarotta. Gli asset vengono messi in vendita, compresi i brand dei prodotti storici. Dopo passaggi di mano e cause legali, i diritti confluiscono nella Commodore International Ltd, controllata da un fondo d’investimenti statunitense. Anche se l’azienda si spegne in fretta, l’impronta lasciata dal C64 resta evidente: l’idea di unire videogame e programmi gestionali in una macchina accessibile al grande pubblico fa scuola e apre la strada al futuro dei pc domestici.
Il Guinness dei Primati inserisce il Commodore 64 come modello di computer più venduto in assoluto. Jack Tramiel si è spento nel 2012, a 84 anni. La sua creatura, però, continua a parlare a generazioni diverse.
Perché il C64 Ultimate funziona
Tornando al presente, il C64 Ultimate intercetta un desiderio preciso: rivivere l’esperienza della macchina originale su un hardware affidabile, senza rinunciare alla cura costruttiva. La soluzione FPGA, la scheda Ultimate 64 Elite-II firmata da Gideon Zweijtzer e il trio di edizioni con fasce di prezzo ben definite guidano la scelta del pubblico tra collezionismo, estetica spettacolare e fedeltà al look beige.
In un panorama affollato di riedizioni, la proposta Commodore si distingue per coerenza tecnica e per un racconto che mette al centro chi quella storia l’ha vissuta, o chi vuole scoprirla oggi con gli strumenti giusti.
Il dato dei 10.000 preordini è più di una cifra: è la prova che il mito del C64 è rimasto vicino alle persone. E quando un marchio storico torna con un progetto credibile, capace di unire memoria e qualità costruttiva, i numeri arrivano. In questo caso sono già lì, nero su bianco.

