Quest’anno il pronostico su Sanremo non arriva solo dai critici musicali. A prendere posizione sono anche i principali assistenti di intelligenza artificiale: ChatGPT, Gemini e Perplexity hanno tutti e tre risposto alla stessa domanda — chi vince il Festival 2026? — e le risposte, pur con qualche divergenza, indicano uno scenario ristretto. In cima alla lista ci sono Tommaso Paradiso e Ditonellapiaga, con Fedez e Marco Masini a completare il quadro delle prime posizioni, utile anche per orientarsi al FantaSanremo.
ChatGPT punta su Paradiso, Gemini risponde con Ditonellapiaga
Delle tre intelligenze artificiali interpellate, è ChatGPT a esprimere la valutazione più netta. Secondo il chatbot di OpenAI, Tommaso Paradiso ha le credenziali giuste per conquistare l’Ariston: non la semplice notorietà, ma un profilo artistico capace di attraversare generazioni diverse e di soddisfare simultaneamente le logiche del televoto, della radio e del gradimento televisivo. Un artista con quel tipo di trasversalità, osserva ChatGPT, parte con un vantaggio strutturale rispetto a chi ottiene numeri migliori su una singola piattaforma.
Gemini, invece, arriva a conclusioni differenti. L’assistente di Google segnala Ditonellapiaga come la candidata più credibile, e il ragionamento si fonda su due elementi distinti: le valutazioni più elevate ottenute nelle pagelle dei giornalisti prima del Festival e una tendenza storica dell’Ariston a premiare, dopo stagioni dominate da ballad cariche di intensità, brani dal ritmo più sostenuto e dal suono contemporaneo.
Dopo alcune edizioni in cui ha prevalso un registro emotivo molto personale, l’assistente di Google ritiene che il 2026 possa premiare chi porta all’Ariston un’identità sonora più definita e attuale. La cantante romana viene indicata come il nome più in linea con questo scenario.
Perplexity e il vantaggio di chi non divide il pubblico
Tra i tre assistenti, Perplexity offre la lettura più articolata. Da un lato riconosce che Ditonellapiaga ha ottenuto il punteggio complessivo più alto nelle valutazioni pre-Festival della critica; dall’altro non esclude Paradiso, al quale attribuisce una solidità diffusa tra giurie diverse — quella dei giornalisti, quella radiofonica e quella del televoto.
Il punto che l’assistente mette in luce è meno intuitivo ma, per certi versi, più interessante: in una competizione frammentata e aperta come quella di quest’anno, presentarsi senza divisioni nette nel pubblico può trasformarsi in un vantaggio decisivo. Chi raccoglie un consenso omogeneo su più fronti ha spesso più probabilità di vittoria rispetto a chi domina un singolo segmento ma divide il resto del voto.
A rafforzare questo quadro ci sono anche i bookmaker, la cui lettura delle probabilità si allinea in modo significativo con quella dei chatbot, pur con variazioni nelle singole quotazioni. Il fatto che piattaforme tecnologiche diverse e operatori di scommesse arrivino agli stessi nomi non è casuale: riflette il tipo di consenso che si costruisce nelle settimane precedenti la finale.
Cosa sa — e cosa non sa — l’IA su Sanremo
Alla base dei pronostici formulati dai tre assistenti c’è un metodo preciso, ma anche un limite ben definito. Questi strumenti operano su dati già disponibili online: pagelle della critica, l’andamento delle quotazioni, sentiment estratto dai social media, storico dei meccanismi di voto delle edizioni passate. Non frequentano le prove al Teatro Ariston, non percepiscono la carica emotiva di una performance dal vivo e non hanno accesso diretto al tipo di risposta che una canzone può suscitare in una platea.
Le variabili che sfuggono al calcolo sono proprio quelle che, storicamente, hanno ribaltato i pronostici nelle ultime ore: l’ordine delle esibizioni, un momento televisivo capace di spostare il voto in tempo reale, un arrangiamento che funziona molto meglio sul palco rispetto a quanto suggeriva il brano registrato.
Gli stessi chatbot riconoscono apertamente che questa edizione presenta un margine d’incertezza superiore a molte delle precedenti, e la descrivono come una delle più aperte e difficili da decifrare degli ultimi anni.
Quasi sette decenni di storia del palcoscenico sanremese hanno dimostrato una sola cosa con certezza: ogni previsione, per quanto razionale, può essere ribaltata in pochi secondi.
Una performance inaspettata, un’interpretazione che cattura la platea in un modo che nessun dato aveva anticipato, un gesto che diventa virale prima ancora della fine della serata — questi elementi non entrano in nessun dataset. L’intelligenza artificiale fotografa il presente, ma il Teatro Ariston offrirà la risposta definitiva soltanto a serata conclusa.

