La domanda “siamo soli nell’universo?” risuona da decenni, ma è sempre più chiaro che la risposta potrebbe nascondersi in organismi infinitamente piccoli, forse annidati nell’angolo meno accessibile del nostro stesso Sistema Solare.
Le probabilità giocano a favore dei microbi extraterrestri, forma di vita capace di sopravvivere in ambienti estremi dove gli esseri complessi fallirebbero. A guidare gli sguardi scientifici è Europa, satellite di Giove, la cui crosta ghiacciata cela — secondo i modelli — un vasto oceano salato a contatto con rocce calde. Se la storia geologica terrestre insegna qualcosa, quelle condizioni potrebbero bastare a far nascere la vita.
Europa: un mare nascosto sotto il ghiaccio
Sotto chilometri di superficie congelata si estenderebbe un bacino liquido più profondo di qualunque mare terrestre. Le interazioni fra acqua e roccia, alimentate da un nucleo interno caldo, fornirebbero energia chimica sufficiente per processi biologici basati su zolfo, idrogeno e metano.
Gli scienziati ipotizzano camini idrotermali subglaciali simili a quelli che, sul nostro pianeta, sprigionano minerali e gas essenziali alla vita in totale assenza di luce. La NASA ha quindi pianificato Europa Clipper, sonda ora diretta verso la luna joviana: i suoi passaggi ravvicinati misureranno spessore del ghiaccio, salinità dell’oceano e presenza di molecole organiche, preparando future missioni che perforeranno la crosta.
Le profondità oceaniche terrestri come laboratorio extraterrestre
Per valutare quanto sia realistico il quadro europeo, la comunità scientifica ricorre ai siti analoghi della Terra. A oltre 1 500 m di profondità, sui fondali marini, sorgenti idrotermali ribollono di vita che prospera senza luce né ossigeno: batteri e archei sfruttano reazioni chimiche fra roccia e acqua, dimostrando che la fotosintesi non è l’unico motore biologico.
Da quasi quarant’anni il microbiologo James Holden, Università del Massachusetts Amherst, analizza questi biotopi estremi. Immergendosi con sommergibili abitati o robotici, raccoglie campioni di fluidi e sedimenti poi studiati in laboratorio, dove si ricreano condizioni di pressione e temperatura comparabili a quelle ipotizzate per Europa. Ogni coltura batterica isolata diventa un tassello per immaginare possibili ecosistemi alieni.
Missione NASA e la sfida di prevedere la vita aliena
Riconoscendo il valore di questa ricerca, l’Agenzia spaziale statunitense ha assegnato al team di Holden un finanziamento triennale di circa 580 000 €. Il progetto vuole modellizzare il potenziale biota di Europa partendo da dati empirici raccolti sul nostro pianeta. Ciò significa descrivere metabolismi, dimensioni cellulari e segnature chimiche che la sonda potrà cercare fra le crepe del ghiaccio o nei vapori emessi da eventuali geyser.
Pur nella consapevolezza che organismi europei non replicherebbero esattamente quelli terrestri, le analogie ambientali restano l’indizio più convincente. Se le ipotesi saranno confermate, la rivelazione che la vita può fiorire senza luce solare riscriverà le priorità dell’esplorazione spaziale e suggerirà di puntare su corpi celesti finora trascurati. Forse la prova definitiva che non siamo soli arriverà guardando, letteralmente, nel profondo.

