Una dieta ricca di grassi non pesa solo sulla bilancia. Colpisce subito il cervello, riducendo la capacità di fissare ricordi nitidi degli eventi recenti. Un lavoro uscito su Neuron indica che bastano pochi giorni di alimenti ipercalorici per alterare i circuiti che codificano la memoria, con effetti rapidi ma potenzialmente reversibili.
Cosa succede nell’ippocampo
Nel cuore della memoria, l’ippocampo, un sottoinsieme di interneuroni che esprime colecistochinina (CCK) risponde in modo marcato ai pasti molto grassi. Queste cellule modulano il ritmo dei neuroni piramidali, quelli che “scrivono” i ricordi.
Se la stimolazione è eccessiva, gli interneuroni CCK possono sopprimere l’attività piramidale. Il risultato è una codifica meno ordinata e una memoria più fragile già nel breve periodo.
Quattro giorni che cambiano il quadro
Nel modello studiato sui topi, appena quattro giorni di cibi spazzatura avrebbero ridotto la disponibilità di glucosio nel cervello. Questa carenza ha mandato gli interneuroni CCK in iperattività, innescando problemi di memoria a cascata.
Gli effetti sono arrivati prima di aumento di peso o segni metabolici. Nel processo è coinvolta la proteina PKM2, che regola come i neuroni reagiscono quando il glucosio scarseggia.
Effetti reversibili e indicazioni pratiche
Interrompendo il junk food e tornando a un’alimentazione equilibrata, il livello di glucosio cerebrale è rientrato. Gli interneuroni CCK hanno smesso di “correre” e i circuiti piramidali hanno ripreso a organizzare i ricordi.
Nei topi le difficoltà nei compiti di memoria sono regredite. Un beneficio simile è emerso anche con digiuno intermittente, pratica collegata da altri studi a una certa protezione cognitiva.
Il lungo periodo e il rischio cumulativo
La rapidità degli effetti suggerisce che un’esposizione prolungata a cibi ultragrassi, tipici delle abitudini “mordi e fuggi”, possa contribuire al declino cognitivo. Migliorare la dieta potrebbe proteggere il cervello prima ancora di intervenire su peso e metabolismo.
Questa ipotesi chiama in causa patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. Azioni nutrizionali mirate possono essere un fattore protettivo a monte dei danni più vistosi.
