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Tesla Roadster cambia volto: tre versioni, spinta SpaceX e salti in aria

Tesla Roadster
Foto © tesla.com

La proposta più estrema presentata da Tesla per il ritorno della Roadster è una sportiva elettrica capace di staccare le ruote dall’asfalto e ruotare durante un salto. Il progetto si articola oggi in tre declinazioni profondamente diverse. Con i getti di derivazione spaziale, la ricerca delle prestazioni arriva fino alle acrobazie mostrate nella presentazione.

La famiglia comprende la Rocket, la Thrust e la Performance. Cambiano l’impiego previsto, l’abitacolo e la disposizione dei dispositivi di spinta. Le cifre diffuse descrivono capacità dichiarate dal costruttore, da distinguere dalle prestazioni misurate con verifiche indipendenti.

Tre versioni, dalla strada alle acrobazie

Il punto di partenza è rappresentato dalla Performance, destinata all’utilizzo stradale. Ospita conducente e passeggero, adotta superfici aerodinamiche mobili e dispone di un apparato di aspirazione regolabile secondo diverse modalità. Per l’accelerazione Tesla indica un tempo sotto 1,6 secondi.

La misura, come quelle delle altre configurazioni, riguarda lo 0–60 mph, equivalente a circa 97 km/h: è dunque una prova diversa dallo 0–100. La distinzione permette di leggere correttamente numeri che, per la rapidità dello scatto, richiedono particolare precisione.

Con la Thrust si passa a una proposta orientata ai circuiti. I sedili restano due, mentre nella zona posteriore trovano posto ugelli che espellono gas freddo. Il loro intervento aggiunge spinta e porta il tempo annunciato sotto 0,9 secondi. Per questa variante è prevista una serie limitata.

La Rocket cambia ancora: l’abitacolo accoglie una sola persona e gli ugelli occupano più punti attorno alla carrozzeria. La disposizione serve a ottenere accelerazione in avanti, sollevamento e controllo delle rotazioni. Tesla indica uno scatto sotto 0,59 secondi e una punta superiore a 370 km/h. L’accesso avverrà tramite invito, con impiego fuori dalle strade pubbliche. I salti e le manovre aeree appartengono a questa configurazione specifica.

Getti, aspirazione e una carrozzeria completamente ripensata

nuova Tesla Roadster
Foto © tesla.com

Alla base della spinta supplementare c’è una tecnologia derivata da SpaceX. Il gas viene conservato ad alta pressione in appositi recipienti COPV, rinforzati con carbonio e collocati negli spazi ricavati nella vettura. Per l’impiego terrestre sono stati necessari componenti e sistemi di controllo dedicati.

Il vantaggio cercato riguarda il rapporto fra forza disponibile e aderenza. Stando a Tesla, l’apparato a getti potrebbe esercitare una spinta pari a quattro o cinque volte la forza trasmissibile dalle gomme. Il principio consiste nell’aggiungere una forza che agisce sulla vettura oltre a quella ottenuta attraverso il contatto con l’asfalto.

Un’altra parte del progetto punta invece a tenere l’auto attaccata alla superficie. Alcune ventole aspirano l’aria presente sotto il fondo e producono una zona a pressione ridotta. Il marchio attribuisce a questo apparato una capacità di trattenuta tale da sostenere il veicolo capovolto, anche quando è fermo.

La modalità Track Mode riduce l’altezza della carrozzeria e attiva le superfici mobili. Per azionarle vengono impiegati attuatori derivati dal programma Optimus. Il confronto proposto da Tesla con il carico delle monoposto di Formula 1 resta una dichiarazione aziendale, in attesa di misurazioni complete che ne precisino la portata.

Anche l’aspetto cambia. Le forme prendono una direzione più angolare, vicina a Optimus, Cybercab e Cybertruck, con riferimenti aeronautici ai F-35 e SR-71. Si allontanano così dalle forme della famiglia Model Y, Model X, Model 3 e Model S, che avevano rappresentato il precedente riferimento stilistico della casa. Davanti, i proiettori risultano celati; dietro, una fascia luminosa attraversa il corpo vettura.

Nell’abitacolo il comando yoke sfrutta lo steer-by-wire. La strumentazione comprende uno schermo centrale ampio e due display più piccoli davanti a chi guida. Il sedile fisso, i comandi manuali e l’impiego di titanio, magnesio e compositi al carbonio rispondono alla ricerca della leggerezza. Il vecchio schema con due sedute anteriori e due posteriori lascia spazio a un massimo di due occupanti.

Autonomia e prenotazioni, mentre la produzione guarda al 2028

Per la percorrenza, il dato annunciato supera di poco 480 chilometri. Rispetto ai circa 1.000 chilometri indicati all’esordio del progetto, il valore attuale corrisponde a meno della metà: un cambiamento importante nella scheda della sportiva.

Le prenotazioni ripartono dalla Performance. La procedura richiede 5.000 euro iniziali, rimborsabili, seguiti da 45.000 euro nei dieci giorni successivi. Il deposito complessivo ammonta quindi a 50.000 euro. Il secondo pagamento entro la scadenza è indispensabile per conservare la prenotazione; la somma versata serve a riservare l’auto, mentre il listino definitivo resta da comunicare.

Sul calendario pesa una storia lunga. Il prototipo risale a novembre 2017, con avvio produttivo inizialmente fissato al 2020. Sono poi arrivate ripetute revisioni dei programmi. Anche il 2026 ha visto cambiare più volte le indicazioni: da aprile si è passati a una finestra successiva ai risultati trimestrali, quindi ad agosto e al primo giorno di ottobre.

Il riferimento temporale indicato ora è il 2028, ancora da tradurre in una data precisa per l’inizio della produzione. Dopo la presentazione, restano quindi da definire costi finali e passaggio alla costruzione in serie.

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