Artemis II, nuovo problema tecnico: rischio slittamento del lancio

NASA Artemis II
Credit: NASA/Brandon Hancock

La missione Artemis II torna al centro dell’attenzione per un nuovo inconveniente tecnico emerso durante le verifiche sul razzo. Dopo le operazioni di riparazione successive al primo Wet Dress Rehearsal, la NASA ha diffuso un aggiornamento che apre alla possibilità di uno slittamento della partenza. L’obiettivo resta quello di sfruttare la finestra di lancio prevista a inizio marzo, ma il calendario dipenderà dagli esiti dei prossimi controlli.

Un nuovo problema dopo le riparazioni

Il primo test completo di rifornimento, noto come WDR-1, era stato interrotto a causa di una perdita significativa di idrogeno liquido. In seguito a quell’episodio, i tecnici hanno provveduto alla sostituzione di due guarnizioni ritenute responsabili del problema. Una volta completata l’operazione, è stato avviato un “confidence test” per verificare l’efficacia dell’intervento.

Durante questa fase di controllo è emersa un’anomalia inattesa: nel corso del caricamento del serbatoio del primo stadio del Space Launch System, il flusso di idrogeno liquido è risultato inferiore rispetto ai parametri previsti. Le analisi interne hanno individuato la causa in un filtro che dovrà essere sostituito.

L’agenzia spaziale ha precisato che il problema non riguarda una nuova perdita grave, ma una riduzione del flusso che impone comunque un intervento tecnico. Se la sostituzione non verrà completata nei tempi previsti, la tabella di marcia potrebbe subire modifiche.

Idrogeno liquido e sicurezza del razzo

Il rifornimento del SLS rappresenta uno dei momenti più delicati della preparazione al lancio. L’idrogeno liquido, utilizzato come propellente, viene mantenuto a circa -253 gradi Celsius. Si tratta di una sostanza estremamente volatile, che può provocare esplosioni nel momento in cui entra in contatto con l’aria. Inoltre, le sue molecole molto piccole rendono complesso garantirne la completa tenuta nei sistemi di carico.

L’amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha spiegato in un messaggio pubblicato su X che la perdita registrata non è stata completamente eliminata, ma rientra sotto la soglia di sicurezza stabilita. Questo elemento consente di programmare il secondo test di rifornimento, il WDR-2, che sarà decisivo per confermare la data di partenza.

La gestione dell’idrogeno rimane dunque un punto centrale nella preparazione della missione. Ogni anomalia, anche se contenuta entro limiti accettabili, richiede controlli approfonditi prima di autorizzare il decollo.

Le possibili conseguenze sul calendario

L’intenzione dell’agenzia è sfruttare le finestre di lancio disponibili all’inizio di marzo. La conferma definitiva, però, arriverà solo dopo il completamento del secondo Wet Dress Rehearsal. Qualora i tempi tecnici si allungassero, il razzo dovrebbe essere riportato nel Vehicle Assembly Building per sostituire le batterie del sistema di terminazione del volo, dispositivo che distrugge il vettore nel caso in cui diventi incontrollabile.

In tale scenario, il lancio slitterebbe ad aprile. Un’eventualità che la NASA punta a evitare, consapevole dell’importanza simbolica e operativa di Artemis II, missione che segna un passaggio determinante nel ritorno degli astronauti verso l’orbita lunare.

Isaacman ha inoltre anticipato che per Artemis III verranno introdotte modifiche significative. Il test criogenico sarà effettuato prima del trasferimento del razzo sulla rampa di lancio e verranno riprogettate le interfacce di caricamento del propellente. Decisioni che mirano a ridurre i margini di errore e a garantire procedure più solide nelle fasi preparatorie.

Per ora l’attenzione resta concentrata sul prossimo test. Dal suo esito dipenderà la conferma del lancio o un rinvio che sposterebbe in avanti l’intero programma.

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