Amazfit svela Helio Glasses e V1TAL Food Camera al CES 2026

Amazfit

Amazfit ha scelto il CES 2026 di Las Vegas per mostrare due prototipi che spostano l’attenzione dai classici smartwatch verso un’idea più ampia di wearable: Helio Glasses e V1TAL Food Camera. Il messaggio è chiaro: i dati non devono restare “dentro” il polso, ma accompagnare attività, recupero e alimentazione in modo continuo, con l’IA come regia.

Una strategia che allarga l’ecosistema Helio

Dopo l’esperienza avviata con Helio Ring, il brand estende la famiglia Helio con dispositivi pensati per ridurre la distanza tra atleta e informazioni. Invece di costringere l’utente a controllare grafici e schermate durante lo sforzo, l’obiettivo diventa rendere i parametri più importanti sempre disponibili, con un flusso di dati che integra allenamento, riposo e nutrizione.

Il progetto viene legato a Zepp Flow, l’interfaccia basata su modelli linguistici che traduce numeri e trend in indicazioni più immediate. In questa visione la “human performance” si costruisce con un monitoraggio distribuito e con un software che collega i segnali in tempo reale.

Helio Glasses con HUD per sport e navigazione

Il primo concept, Helio Glasses, è descritto come uno strumento tecnico e non come un prodotto multimediale. Il cuore è un display heads-up minimalista progettato per mostrare solo informazioni essenziali durante corsa e ciclismo: andatura, frequenza cardiaca, distanza e indicazioni di navigazione turn-by-turn.

L’idea è evitare distrazioni e ridurre la necessità di abbassare lo sguardo sul polso, un limite pratico quando si corre o si pedala in condizioni che richiedono attenzione costante. Amazfit punta anche su un design molto sottile e vicino all’estetica di un comune occhiale sportivo, con la promessa di una soluzione leggera e poco invasiva. Il funzionamento avviene in sinergia con smartwatch o anello, con i dati trasferiti via Bluetooth e trasformati in una guida nel campo visivo.

V1TAL Food Camera per analizzare i pasti senza inserimenti manuali

Il secondo prototipo, V1TAL Food Camera, affronta un tema spesso trascurato nelle piattaforme consumer: la nutrizione. Il dispositivo viene presentato come un piccolo box pieghevole da appoggiare sul tavolo durante i pasti. Attraverso scatti periodici e algoritmi di computer vision, V1TAL mira a riconoscere ciò che l’utente sta mangiando e a stimare ingredienti, porzioni, calorie e ripartizione dei macronutrienti.

Il punto, in questo caso, è eliminare il carico dell’inserimento manuale nelle app, uno dei motivi principali per cui molti abbandonano il tracking alimentare dopo poche settimane. I dati verrebbero poi inviati all’app Zepp e incrociati con quelli di allenamento e recupero provenienti da Helio Ring, Helio Strap e dagli smartwatch Amazfit, per costruire un quadro più completo della condizione fisica.

L’integrazione tra camera e dispositivi indossabili punta a creare correlazioni utili: energia disponibile, carico di lavoro, qualità del recupero e coerenza della dieta rispetto agli obiettivi sportivi. In questa logica, il sistema non si limita a registrare, ma prova a mettere in relazione cause ed effetti, offrendo un livello di lettura più vicino a quello di strumenti evoluti di coaching.

Alla base di tutto c’è Zepp Flow, che in questa proposta diventa un “interprete” dei dati: invece di navigare schermate, l’utente potrebbe porre domande in linguaggio naturale e ottenere risposte sintetiche sull’equilibrio tra alimentazione e allenamento. L’idea di Amazfit è quella di un wearable che non richiede tempo per essere consultato, ma restituisce indicazioni quando servono, con una componente proattiva.

Resta un punto centrale: Helio Glasses e V1TAL Food Camera sono concept, quindi prototipi che indicano direzione e ambizione più che un calendario di prodotto. La sfida sarà trasformare queste idee in dispositivi concreti, con prezzi accessibili, autonomia adeguata e un’esperienza affidabile nell’uso quotidiano.

Se le promesse di leggerezza e praticità verranno rispettate, l’ecosistema potrebbe aprire una fase in cui lo smartwatch diventa il centro di una rete di sensori “diffusi”, pensati per rendere la tecnologia più invisibile e la lettura della performance più immediata.

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