Se l’eruzione del Vesuvio è avvenuta ad agosto, perché a Pompei indossavano abiti pesanti?

Pompei

L’eruzione del Vesuvio che travolse Pompei ed Ercolano viene spesso collocata al 24 agosto del 79 d.C., ma la data resta oggetto di discussione tra gli studiosi. A riaprire il confronto arriva una ricerca che sposta l’attenzione su un dettaglio concreto e raro: gli abiti fissati nei calchi delle vittime. L’idea di fondo è semplice: se si riesce a capire come erano vestite alcune persone nel giorno della fuga, si può ricostruire meglio l’ambiente in cui si sono mosse, e forse anche la stagione.

I calchi e i tessuti diventano indizi sul clima

Un gruppo di ricerca dell’Università di Valencia, attivo sul tema, ha analizzato 14 calchi umani provenienti da Pompei. In alcuni casi i calchi hanno conservato impressioni molto nitide degli indumenti, fino a lasciare tracce utili per riconoscere la struttura del tessuto e il modo in cui i fili risultavano intrecciati.

Dallo studio emerge che alcune vittime indossavano tuniche e mantelli di lana. L’elemento che colpisce è la sensazione di “peso” restituita dalla trama: la tessitura osservata viene descritta come molto spessa, quindi associabile a lana pesante. Secondo i ricercatori, un abbigliamento del genere, portato durante un’evacuazione, suggerisce condizioni fuori dall’ordinario per un contesto che di norma viene attribuito a fine agosto.

Due strati di lana durante la fuga dal Vesuvio

La ricerca segnala che, nella maggior parte dei casi in cui l’abbigliamento è interpretabile, le persone risultano vestite con due capi: una tunica e un mantello, entrambi in lana. Su 14 calchi, in quattro casi sarebbe stato possibile identificare in modo più preciso sia il tipo di abito sia la sua lavorazione, arrivando a indicare una lana dalla trama chiaramente spessa.

L’interpretazione proposta resta prudente e si muove su più ipotesi. Il vestiario potrebbe indicare temperature più basse del previsto, oppure potrebbe essere stato usato come barriera contro un ambiente nocivo legato agli effetti dell’eruzione.

In questa lettura, gli strati aggiuntivi avrebbero potuto offrire una protezione parziale rispetto a gas, particolato o al calore percepito durante le fasi più caotiche della fuga. I ricercatori sottolineano che non è possibile stabilire con certezza quale funzione prevalesse, perché la scelta dei vestiti potrebbe dipendere da più fattori contemporaneamente.

La data dell’eruzione resta aperta

La discussione sulla data dell’eruzione non nasce oggi. Accanto alla tradizione che colloca l’evento al 24 agosto, negli anni si sono accumulati indizi che spingono verso un periodo successivo. Tra gli elementi citati nel dibattito compaiono frutti tipici dell’autunno rinvenuti nell’area e la presenza di bracieri nelle abitazioni con tracce di brace, letti come segnali di un clima meno estivo.

Il contributo dell’Università di Valencia si inserisce in questo quadro come un elemento in più: gli abiti impressi nei calchi, con trame di lana ritenute molto pesanti, vengono presentati come compatibili con condizioni differenti rispetto a quelle attese in piena estate. I risultati sono stati illustrati in un congresso internazionale dedicato alla data dell’eruzione, a conferma di quanto il tema resti centrale nella ricerca su Pompei.

Per ora, lo studio non chiude la questione: aggiunge un indicatore materiale e invita a considerare che, almeno per una parte delle vittime, il contesto ambientale del giorno dell’eruzione potrebbe essere stato più complesso di quanto suggerisca una collocazione rigida in calendario. Ulteriori analisi, e nuovi confronti con altri dati archeologici, diranno se questi dettagli riusciranno davvero a spostare l’ago della bilancia.

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