Notte in bianco? Il cervello attiva “pause” inattese durante la veglia

insonnia

Privare il corpo di una notte di riposo mette a dura prova il sistema nervoso. Una recente ricerca svolta dal Massachusetts Institute of Technology, pubblicata su una prestigiosa rivista scientifica internazionale, ha descritto come la mancanza di sonno spinga il cervello ad attivare reazioni tipiche delle fasi più profonde del riposo, anche se restiamo svegli.

Analisi recenti hanno infatti documentato la presenza di vere e proprie “pause cognitive” improvvise, segni inequivocabili che il bisogno di dormire non è sotto il nostro controllo.

Meccanismi cerebrali dopo una notte insonne

Chi trascorre molte ore senza chiudere occhio, oltre a percepire stanchezza, affronta una riduzione consistente della capacità di concentrazione. Si assiste a veri e propri momenti in cui l’attenzione svanisce all’improvviso: episodi durante i quali il tempo di reazione rallenta sensibilmente o, in taluni casi, lo stimolo non viene recepito per nulla, nonostante lo stato di veglia apparente.

Un gruppo di studiosi americani ha scoperto che, in queste condizioni estreme, i circuiti cerebrali imitano i processi caratteristici del sonno profondo. Particolarmente rilevanti risultano essere le cosiddette onde lente, oscillazioni dell’attività neuronale che segnalano una crescente urgenza di dormire anche durante la veglia.

Le onde lente e il ruolo del liquido cerebrospinale

Non riposare a sufficienza determina un’altra conseguenza sorprendente: l’incremento di pulsazioni del liquido che bagna cervello e midollo spinale. Questo fluido, noto agli esperti perché interviene nei processi di “pulizia” cerebrale dalle tossine accumulate mentre siamo attivi, intensifica il suo movimento durante le fasi specifiche del sonno.

Se però manca il riposo, la sua circolazione cambia ritmo: le onde pulsanti appaiono più marcate e si verificano in concomitanza dei cali di attenzione. Questo legame, tra fluttuazione del fluido cerebrale e improvvisi black-out cognitivi, è stato messo in evidenza come elemento chiave della risposta fisiologica alla stanchezza estrema.

Cambiamenti coordinati tra corpo e mente durante i cali di attenzione

Gli scienziati hanno tracciato la successione degli eventi nei momenti in cui lo stato di attenzione cessa di colpo. Prima che ciò avvenga, si notano un restringimento della pupilla e una diminuzione delle frequenze elettriche alpha-beta nel cervello. Pochi secondi dopo, il liquido cerebrospinale inizia a defluire progressivamente.

Quando la vigilanza torna, la pupilla si dilata e la potenza delle onde cerebrali risale, mentre il fluido riprende il percorso inverso, segno che anche i meccanismi biologici tentano di recuperare l’equilibrio perso.

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