Campi Flegrei, la sismicità si concentra in una zona precisa: indizi di una nuova faglia?

Pozzuoli

Recenti rilevazioni documentano come l’attività sismica nei Campi Flegrei abbia subito una trasformazione significativa negli ultimi tempi. Gli esperti hanno osservato che il fenomeno del bradisismo, insieme al sollevamento della crosta e ad anomalie geochimiche, si è intensificato, soprattutto tra Pozzuoli e Bagnoli.

Una nuova pubblicazione scientifica mette in risalto la tendenza di questa sismicità a localizzarsi in una zona specifica, segnalando la formazione o riattivazione di una faglia, secondo i risultati emersi dall’analisi svolta da ricercatori dell’Università Roma Tre e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Rischi e caratteristiche dell’area vulcanica

I Campi Flegrei vengono descritti come un ampio complesso vulcanico attivo, dotato di una struttura calderica. Il bradisismo si manifesta qui tramite movimenti lenti e progressivi del suolo, alternati da innalzamenti più improvvisi che si collegano alla genesi di terremoti.

L’evento più intenso degli ultimi mesi ha raggiunto una magnitudo di 4.4 e si è fatto sentire in modo rilevante nella popolazione della zona.

Secondo lo studio appena pubblicato, la caldera rappresenta un contesto geologico con uno dei livelli di rischio vulcanico maggiori sull’intero pianeta. Coinvolge circa mezzo milione di persone potenzialmente soggette a evacuazione in caso di eruzione.

Concentrarsi sulla nuova faglia

Gli specialisti hanno voluto approfondire i cambiamenti che stanno coinvolgendo la crosta terrestre nell’area flegrea. Dal 2023 la microsismicità, prima diffusa in tutto il settore della caldera, si è riconfigurata, risultando circoscritta in un’unica porzione della crosta. Questo processo viene interpretato come la nascita o la ripresa di attività di una faglia locale, una circostanza che chiarisce la posizione e la natura dei futuri eventi sismici.

Il coordinatore della ricerca, Guido Giordano, sottolinea che tale fenomeno modifica le regole di comportamento della crosta e pone questioni rilevanti per il monitoraggio e per la stima di quali possano essere i massimi valori di magnitudo attesi.

Nuovi dati

Lo studio valorizza anche il contributo offerto dai dati sperimentali raccolti, che hanno consentito di migliorare la comprensione dei processi in corso. Francesca Bianco, tra gli autori, evidenzia che tecniche di analisi innovative hanno reso possibile identificare tali mutamenti nel comportamento sismico della zona e di offrire chiavi di lettura anche per fenomeni più circoscritti, come quelli avvenuti presso Monte Olibano.

Il connubio tra monitoraggio avanzato e ricerca scientifica, quindi, si manifesta indispensabile per rafforzare la conoscenza sulla realtà dei Campi Flegrei e affrontare con maggiore preparazione le eventuali emergenze future.

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